CRONACA

Cgil, Cisl e Uil: “È tempo di responsabilità e di dialogo sociale”

Cgil, Cisl e Uil: “È tempo di responsabilità e di dialogo sociale”. Di seguito la nota integrale.

Cgil, Cisl e Uil condividono l’esortazione del presidente Bardi quando afferma che “la Basilicata non può aspettare” e lo richiamano alla responsabilità, prima di tutto istituzionale, nei confronti di lavoratori e cittadini lucani, rilanciando il metodo del dialogo sociale.

“Per noi la politica, come già sta avvenendo per le vicende che riguardano il governo nazionale, anche a livello regionale continua a sottovalutare il rischio sociale di una deflagrazione dei gravi problemi sociali in atto; loro vivono in una realtà virtuale, hanno perso sempre di più contatto con la realtà del Paese e della nostra regione in questa situazione drammatica che i cittadini stanno attraversando sotto il profilo dell’occupazione, sotto il profilo sanitario e sociale”, spiegano i segretari generali Angelo Summa, Enrico Gambardella e Vincenzo Tortorelli.

“A distanza di due anni dall’insediamento del nuovo governo regionale, di fronte ad una Basilicata impoverita, dentro una crisi economica e sociale acuita dalla pandemia – aggiungono i segretari Cgil, Cisl e Uil – non esiste un piano strategico di sviluppo nel quale si possa intravedere una visione programmatica per la nostra regione.

Mentre si vive con l’ansia della precarietà di un sistema produttivo privo di servizi e di sostegno, con posti di lavoro che l’emergenza Covid potrebbe distruggere; mentre si è ancora alle prese con un piano vaccinale vago e incerto, con una sanità accentrata e lontana dalle esigenze dei territori periferici; mentre il piano regionale del recovery plan risulta ancora indefinito – continuano i tre leader sindacali – il governo regionale, scosso da una crisi che ai cittadini è incomprensibile, mette in scena una frattura su una improvvisata riforma dei consorzi di gestione delle aree industriali o su un altrettanto discutibile e probabilmente illegittimo riordino delle competenze degli uffici della giunta regionale mirato a rendere ancora più assoluto il potere presidenziale e ad azzerare completamente il confronto sociale”.

“Ci permettiamo di osservare che in questo momento – affermano Summa, Gambardella e Tortorelli – le priorità non sono né la riforma raffazzonata dei consorzi industriali, né il riordino degli uffici della giunta regionale quale sotterfugio per ridisegnare le istituzioni regionali incrinando il fondamentale sistema dei pesi e contrappesi.

Un governo coscienzioso e consapevole della realtà si spenderebbe con ostinazione per cancellare l’onta di essere l’unica regione d’Italia che non riesce a riaprire in sicurezza le scuole superiori; per consegnare dopo mesi di rinvii un piano dei trasporti che garantisca la mobilità in sicurezza di lavoratori e studenti pendolari; per accelerare l’assunzione di nuovo personale sanitario in linea con il fabbisogno già definito.

Si preferisce, al contrario, con ingiustificata ostinazione, occupare l’agenda politica con provvedimenti tagliati su misura delle seconde file della maggioranza in cerca di postazioni di sottogoverno”.

“Di fronte al perdurare della pandemia, dalla cui uscita questo ritardo sulla distribuzione dei vaccini sembra ancora di più allontanarci, non è più il tempo di traccheggiare. Bardi spieghi ai lucani quali sono gli obiettivi e i programmi per la Basilicata; cosa vuole fare su energia, ambiente, automotive, reti industriali, sanità.

Diversamente, prenda atto della situazione, dell’inconsistenza delle sue scelte e tragga le necessarie conseguenze.

È il tempo delle decisioni, nel rispetto dei lucani. Intanto, servirebbe un metodo: in Europa viene chiamato il metodo del dialogo sociale, che prevede il coinvolgimento degli attori sociali più importanti di questo Paese e della nostra regione.

Ci aspettiamo che si riesca a parlare insieme di politiche industriali e di politiche attive del lavoro, strumenti con i quali è possibile intervenire per rispondere alla grande crisi utilizzando le risorse in arrivo dall’Europa”, concludono Summa, Gambardella e Tortorelli.

 

 

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