POLITICA

BASILICATA CRISI SANITARIA: NON C’È SOLUZIONE SENZA UNANIMITÀ

L'appello ai cittadini e ai consiglieri regionali per la difesa della "norma salva cure"

Martedì prossimo ci sarà il Consiglio regionale straordinario dedicato alla sanità: si decide il futuro della salute dei lucani e non ci sarà soluzione senza unanimità.

È questa la convinzione dell’Unità di Crisi Sanitaria che diventa un pressante appello ai consiglieri regionali che il prossimo martedì si riuniranno in un Consiglio per discutere sull’attuazione dell’ormai famigerato articolo 10.

Per l’Unità di Crisi però, la politica, o meglio le legittime ma diverse posizioni politiche tra maggioranza e minoranza non possono e non devono essere motivo per dividersi sull’emergenza sanitaria.

L’appello, dunque, è che tutto il Consiglio riconfermi nuovamente la propria volontà unanime di avere a cuore gli interessi e la salute dei lucani, proteggendo quanto stabilito a maggio con l’approvazione dell’articolo 10 che avvenne proprio in maniera unanime.

“Nessuno si può e si deve defilare da questo obiettivo comune – afferma Michele Cataldi, portavoce dell’Unità di Crisi. Sulla sanità, i cittadini in attesa di cure non comprenderebbero né sopporterebbero divisioni.

Non è semplicemente un problema, è un’autentica emergenza sanitaria, che riguarda tutti i cittadini lucani e che tutto il Consiglio ha il dovere di confermare la sua volontà di risolvere. Il nostro appello quindi si rivolge in primis a tutti i cittadini lucani affinché sostengano i consiglieri verso una decisione unanime”.

Ricostruiamo i fatti, per dovere di cronaca, spiegando l’importanza del voto unanime del Consiglio sulla difesa di questo articolo della Legge di Bilancio.

A maggio, tutti i consiglieri, (ribadiamo: tutti nessuno escluso) avevano approvato l’articolo 10 che, suddiviso in 7 commi, prevede interventi molto rilevanti e sostanziali a favore delle strutture private accreditate lucane e, di conseguenza, a favore delle centinaia di lavoratori coinvolti e della migliaia dei pazienti che usufruiscono dei servizi erogati.

Gli obiettivi di questi interventi prevedono innanzitutto il pagamento delle prestazioni erogate e non saldate dell’anno 2022, e, per l’anno in corso (ormai già quasi al termine), provvedimenti concreti per la riduzione delle liste d’attesa, l’utilizzo di tutte le risorse economiche già disponibili ma non utilizzate e il censimento dei fabbisogni sanitari (quali, quante e dove servono le prestazioni).

Di questi 7 commi, i primi due erano stati prodotti e inseriti dalla Giunta regionale, i restanti 5, basati su una proposta dell’Unità di Crisi, era stato oggetto di un emendamento che sottolineiamo, aveva avuto come primo firmatario il Presidente delle Regione.

Il 31 di luglio scorso, proprio a ridosso delle ferie agostane, l’Unità di Crisi veniva avvisata dalla Regione, che l’articolo 10 doveva essere abrogato.

La motivazione risiedeva su rilievi del MEF che ravvisava presunti vizi di costituzionalità. Di fronte a tale scenario, l’Unità di Crisi ha sin da subito avviato vari approfondimenti, basati anche su documenti ufficiali forniti direttamente dall’Ufficio di gabinetto del Presidente di Regione, documenti che sono stati inviati a tutti i consiglieri regionali.

I documenti riguardano la corrispondenza intercorsa tra il Ministero Economia e Finanza, quello della Salute e la Regione e si focalizzano su dei rilievi che il MEF, ad inizio luglio, aveva mosso solo sui primi due commi dell’articolo 10.

In estrema sintesi, emerge in modo evidente, e a questo punto in modo sorprendente, che vi sono concrete ragioni per ritenere infondati i rilievi mossi sui primi 2 commi (anno 2022).

Ma quel che stupisce ancor di più è che, sebbene gli ulteriori 5 commi (anno 2023) non siano stati oggetto di alcunché, se ne voglia proporre la cancellazione.

Intanto, però, il 27 di luglio il Consiglio dei Ministri si era riunito e aveva deliberato di non impugnare la legge, che oggi, mentre stiamo perdendo tempo prezioso a disquisire, è costituzionalmente vigente ed efficace. Ormai, però, la scintilla è partita e “la casa sta bruciando”.

Ancora una volta, l’Unità di Crisi ritiene che la cosa giusta da fare, debba essere consegnata, in modo pubblico e trasparente, nelle mani di ogni singolo consigliere regionale.

“Ora spetta a ogni consigliere decidere se difendere o meno quella che da molti è stata definita ‘una norma salva cure e salva lucani’ – sottolinea Cataldi.

Nel maggio scorso, nessun consigliere, né di maggioranza né di opposizione, aveva votato in maniera contraria o si era astenuto: c’era stata una unanimità piena.

Questo a dimostrazione del fatto che una norma di questo genere non può e non deve entrare nella contesa politica o partitica poiché riguarda tutti indistintamente.

Il nostro appello è che i consiglieri, senza smentire se stessi con la scusa dell’incostituzionalità, confermino il loro voto in maniera unanime”.

Cataldi continua: “se si vuole il bene dei lucani e si vuole tutelare la loro salute, non c’è alternativa all’unanimità.

Chi non lo farà dovrà spiegare ai cittadini il perché di questo dietrofront, di questa netta marcia indietro rispetto a quanto già deciso. Il tempo delle parole e degli impegni per il futuro – continua Cataldi – è scaduto.

Gli impegni verbali si sono ormai esauriti e consumati, ora solo i fatti ci diranno chi ha veramente a cuore imprese, operatori e pazienti, tutti lucani.

Per già tre volte in passato l’Unità di Crisi si è appellata al Consiglio per un voto unanime, cosa che è avvenuta e ha portato passi in avanti – conclude Cataldi. Non è utopia, non è impossibile”.

L’Unità di crisi non si arrenderà fino a quando la crisi non sarà alle spalle, non desisterà mai, anzi, intensificherà tutte le iniziative possibili ed anche quelle impossibili per sostenere il voto unanime del Consiglio regionale.

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