CRONACA

Ripartono anche i viaggi di lavoro ma non come nel 2019

Crescono holiday working, bleisure e nomadismo digitale

Se il turismo è stato messo in ginocchio dalla pandemia, ma ormai da vari mesi è in vigorosa e vitalissima ripresa, c’è un segmento del mercato che è stato brutalmente azzerato e, seppur in ripresa, ancora fatica a riprendersi in numeri pre-pandemici: quello dei viaggi di lavoro e di affari e quello legato ai congressi, ai meeting, ai convegni e alle fiere.

I motivi sono facilmente immaginabili: molte riunioni in presenza sono state spostate in remoto, molte trasferte sono state sostituite da viaggi lampo nella stessa giornata e le aziende ne hanno approfittato per ridurre drasticamente i costi e in seconda battuta per ridurre le emissioni di carbonio.

Inoltre congressi, convegni e fiere hanno bisogno di vari mesi per essere organizzati e realizzati ed era impensabile che il turismo business ripartisse assieme al leisure.

Ma anche nel settore fieristico è partita la riscossa: lo hanno dimostrato i numeri di grandi fiere italiane (da Vinitaly al Salone del Mobile), piene anche di visitatori stranieri.

La stessa ministra del Turismo Daniela Santanchè nell’audizione al Senato sulle linee programmatiche del suo dicastero ne ha rilevato l’importanza: “Sono ripresi i viaggi di lavoro e le fiere che sono un asset strategico per l’Italia”.

La spesa per i viaggi d’affari nel 2022 – secondo l’Osservatorio Business Travel realizzato storicamente da Andrea Guizzardi dell’università di Bologna e che da 3 anni è confluito nell’Osservatorio Digital Innovation sul Travel del Politecnico di Milano – sta recuperando terreno: le aziende hanno impegnato 17,2 miliardi di euro per 25 milioni 968mila trasferte, delle quali 6,8 milioni internazionali.

La progressione rispetto al 2021 è del 96%, mentre la flessione sul 2019 è del 16%, il tutto con un’inflazione significativa e la quotazione euro-dollaro in contrazione del 10%.

Anche se non si può ancora parlare di piena ripresa, perché la caduta libera del -63% dai 20,6 miliardi del 2019, accusata nel 2020, rimane ancora dura da risollevare. Inoltre si evince ancora la marcata caratterizzazione nazionale delle trasferte con 19 milioni e più, di esse, svolte proprio entro i confini.

Ma la buona notizia – secondo Guizzardi – è che il ritorno ai livelli pre-pandemia potrà essere raggiunto con uno-due anni d’anticipo a seconda delle previsioni che gli analisti hanno più volte corretto in questi anni di rivoluzioni.

Per quanto riguarda il primo quadrimestre, il 2023 si è presentato in continuità con la chiusura del 2022 e cioè con un attivo rientro ai viaggi d’affari da parte delle aziende così come con la ripresa delle attività corporate in presenza, come spiega all’ANSA Domenico Pellegrino, ceo del Gruppo Bluvacanze (che con Cisalpina Tours si occupa di viaggi d’affari per 800 aziende clienti, nazionali e internazionali basate in Italia, anche per enti della PA) e presidente di Aidit, Associazione italiana distribuzione turistica, aderente a Federturismo Confindustria.

“Il cliente del business travel – dice – è oggi cambiato nelle determinazioni di viaggio: ha un’attenzione più marcata verso soluzioni qualitative, sempre in ottica di efficienza ed economicità per l’impresa cui appartiene.

I volumi di travel value hanno superato i valori del 2019 di circa il 20%, grazie anche all’aumento del valore medio della trasferta, in gran parte registrato sulla biglietteria aerea e sulle sistemazioni alberghiere, nonostante il numero di transazioni (trasferte prenotate) sia inferiore di circa il 10%.

È segno evidente che le aziende scelgono di far viaggiare i propri collaboratori e manager scegliendo servizi a più alto valore aggiunto rispetto al passato”.

I dati positivi sono ancora più importanti perché tengono già conto degli effetti negativi generati dall’invasione russa dell’Ucraina e dei fenomeni inflattivi trainati dai costi energetici in rialzo.

“Le aziende più importanti – dice Pellegrino – non hanno perciò cessato di investire nel corporate travel, anzi vi stanno dedicando più attenzione, valorizzando anche i fattori della consulenza umana rispetto all’adozione incondizionata dei sistemi di prenotazione automatica che invece aveva caratterizzato gli anni pre-pandemia”.

Infine non si possono omettere le importanti novità, trend che già erano presenti prima della pandemia ma da questa hanno ottenuto slancio.

“L’holiday working è pratica ormai consolidata – rileva Eeonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo del politecnico – e le aziende che consentono il lavoro anche dai luoghi di vacanza sono il 54%, senza agevolazioni né convenzioni con circuiti turistici, mentre il 44% non le consentono affatto. Il 33% dei lavoratori si è avvalsa del beneficio”.

Quanto al bleisure – neologismo inventato dagli americani che indica  l’unione tra business travel e leisure travel, ovvero tra viaggio di lavoro e di piacere – il 63% consente di aggiungere giornate extra lavorative alla missione di lavoro e il 23% dei dipendenti ne approfitta.

Ci sono anche imprese che consentono di utilizzare la piattaforma di prenotazione aziendale per prenotazioni personali.

Una tendenza di cui alcuni operatori ferroviari, tra i partner dell’Osservatorio del Politecnico, stanno osservando con interesse.

ANSA

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