CULTURA E EVENTI

Il MANN svela ‘Sing Sing. Il corpo di Pompei’

Sono probabilmente tra i depositi museali più celebri al mondo fonte inesauribile di ‘scavo’ per mostre internazionali e nuovi allestimenti temporanei.

Con i lunghi corridoi e le celle chiuse da inferriate che li rendono simili a un carcere di massima sicurezza, ai depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli è dedicato il ‘progetto fotografico’ di Luigi Spina “Sing Sing. Il corpo di Pompei” (fino al 30 giugno nella sezione della Villa dei Papiri).

Sono decine di migliaia gli oggetti fotografati da Spina negli storici depositi del sottotetto, gli scatti in mostra raccontano la dimensione quotidiana dell’ epoca romana: sculture in bronzo, candelabri, lucerne, vasellame, si integrano in un suggestivo percorso di anastilosi.

Con questo termine, in archeologia, si intende la ricostruzione ottenuta mediante la ricomposizione, con i pezzi originali, delle antiche strutture.

“Sing Sing, definizione coniata da Giuseppe Maggi negli anni ’70 – racconta il direttore Paolo Giulierini ricordando che il palazzo ha anche altri depositi, le cavaiole, per la statuaria – è l’ unico carcere dal quale è facile evadere e andare in giro per il mondo.

Questi spazi sono destinati a divenire una ‘sezione’ del Museo senza perdere il fascino di luogo magico.

E’ già iniziato il riordino e molti materiali attualmente a Sing Sing saranno esposti nelle rinnovate sezioni vesuviane a partire dalla Campania romana, la prossima estate, seguita dalla tecnologica e dalla numismatica. Sing Sing sarà di tutti anche grazie alla digitalizzazione ed avrà una grafica che ne guiderà un primo percorso di visita, su prenotazione, entro quest’anno.

L”esposizione sarà adeguata a criteri antisismici studiati con l’ Università Federico II. Il progetto di Spina, che ha generato anche un volume di 5 Continents Editions, è parte integrante di questo percorso epocale”. “Guardando il pane carbonizzato, intatto, ho immaginato il panettiere che lo fece quella notte: non ebbe più un giorno.

Penso a quel pane che conserva intatto il desiderio della vita. Mi aggrappo al corpo di Pompei come se fosse il mio”. racconta Spina. Con opere dei depositi sono state realizzate le mostre in corso sul giocattolo nell’antichità e Divina Archeologia per Dante 700.

ANSA

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