POLITICA

Editoriale: Rimpasto, lavori in corso. Ma il conto lo paga la Basilicata

La maggioranza apre il cantiere di metà legislatura, tra rimpasti possibili e una giunta che potrebbe allargarsi.

In politica nulla accade per caso. E quando “qualcosa si muove”, come a Potenza in queste settimane, conviene sempre chiedersi chi spinge e soprattutto perché. Il giro di boa di metà legislatura, previsto dallo Statuto regionale, è il pretesto formale. Ma sotto la superficie del lessico rassicurante – “verifica”, “tagliando”, “responsabilità” – si intravede un meccanismo ben più antico: la redistribuzione del potere.

Le parole del capogruppo di Fratelli d’Italia, Michele Napoli, hanno avuto il merito di rompere il silenzio. Parlare di verifica dell’azione di governo non è eresia, anzi sarebbe buona pratica. Ma è difficile non notare come, nel dibattito che ne è seguito, la valutazione delle politiche pubbliche scivoli rapidamente verso la contabilità degli incarichi.

Sanità in affanno, giovani che lasciano la regione, aree interne che si svuotano, infrastrutture che attendono: tutto vero, tutto sacrosanto. Ma mentre questi problemi restano sullo sfondo, il confronto politico si accende su un altro dossier, molto più concreto per i partiti: il rimpasto. E qui entra in scena il vero convitato di pietra di questa fase politica: l’aumento del numero degli assessori regionali.

La nuova norma nazionale consente anche alle regioni medio-piccole, come la Basilicata, di passare da cinque a sette assessori. Una possibilità, non un obbligo. Eppure, nel dibattito lucano, questa facoltà sembra già trasformata in necessità politica. Non perché improvvisamente siano aumentate le competenze o le emergenze da affrontare, ma perché aumentano le esigenze di equilibrio dentro la maggioranza.

Con più assessori è più facile accontentare tutti: partiti, correnti, alleati indispensabili. Azione raccoglie l’assist, rilancia il tema della verifica programmatica e si dice pronta al confronto. Un confronto che, guarda caso, diventa credibile solo se accompagnato da nuove caselle da riempire. La politica come puzzle, dove il problema non è l’immagine finale, ma avere abbastanza pezzi per evitare che qualcuno resti escluso.

Il presidente Bardi osserva con apparente serenità. Nessun tabù, nessuna chiusura preventiva: verifiche sì, rimpasti possibili, fiducia nella maggioranza. Una postura istituzionale ineccepibile, ma che rischia di apparire più attenta alla tenuta politica che alla percezione dei cittadini. Perché fuori dai palazzi, l’idea di aumentare il numero degli assessori mentre si chiedono sacrifici, efficienza e rapidità, suona stonata.

La domanda allora è semplice, e inevitabile: l’aumento degli assessori serve a governare meglio o a governare più comodi? Serve a risolvere i nodi strutturali della Basilicata o a disinnescare tensioni interne alla coalizione? Perché se il “tagliando” si traduce solo in un allargamento della giunta, il rischio è che la verifica diventi un’operazione cosmetica, utile ai partiti ma poco comprensibile ai lucani.

Rimpasto, lavori in corso, dunque. Ma attenzione: se il cantiere serve solo a spostare muri interni e ad aggiungere stanze per nuovi inquilini, senza rafforzare le fondamenta, il palazzo resta fragile. E a quel punto, più che un Bardi bis, potrebbe essere la Basilicata a pagare il prezzo di un’occasione mancata.

R.P.

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