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Il Recovery Plan di Draghi ha un “gusto di futuro” per gli italiani

Davide D'Amico, Dirigente PA e Consigliere Aidr

E’ stato finalmente presentato anche alle Camere il nuovo PNRR del  governo Draghi e entro il  prossimo 30 aprile sarà inviato formalmente  a Bruxelles.

Dopo un duro lavoro, in tempi peraltro strettissimi,  c’è  stata la quadra anche attorno alla strategia, alla nuova narrativa ed  alle modalità di implementazione (Obiettivi, milestone, target, etc.).

E’ un piano di investimenti ambizioso quello che l’Italia si appresta  ad inviare in Europa. Ma non solo. Parallele viaggiano numerose  riforme, senza le quali, gli investimenti rischiano di non portare  frutti nel medio lungo periodo.

Si tratta di uno strumento che mette  in campo risorse finanziarie ingenti finalizzate ad accelerare  la  ripresa economica, rispondendo  in modo, speriamo efficace, alla crisi  pandemica provocata dal Covid-19.

Il PNRR italiano si inserisce all’interno del programma Next  Generation EU (NGEU), che prevede per tutti i Paesi un totale di  750  miliardi di euro.

All’Italia spettano 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso lo  strumento chiave del NGEU: il Dispositivo per la Ripresa e la  Resilienza.

A questi si aggiungono ulteriori 30,6 miliardi che sono parte di un  Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale  di bilancio che è stato approvato nel Consiglio dei ministri del 15  aprile scorso.
Pertanto abbiamo a disposizione  222,1 miliardi di euro.

Mai abbiamo avuto la disponibilità  di così tante risorse finanziarie  da spendere in un tempo così ristretto (2021-2026) e con modalità di  “messa a terra” (attuazione) che devono seguire  precise indicazioni  che noi stessi, come Paese, abbiamo scritto “nero su bianco” e  consegnato all’Europa nella fase di progettazione e interlocuzione.

Infatti, se da un lato il piano complessivo offre una visione di  sintesi,  strategica e narrativa del cosa si vuole fare, del “come” e  del “quando” (i tempi di massima di realizzazione degli interventi),  occorre anche considerare che il “back office del piano” prevede  azioni di dettaglio di ogni singola fase  e per ogni singolo progetto,  sia esso di investimento o di riforma, con una scansione davvero  rigorosa dei tempi e molto severa relativamente ai  “deliverable”  (prodotti) che devono essere raggiunti.

Quindi,  non si può non concordare con Draghi quando dice che bisogna  avere “il gusto del futuro” parlando del PNRR.  Sono parole queste che  hanno un significato intenso, che mirano a scuotere l’intero Paese: da  un lato le pubbliche amministrazioni e i dipendenti pubblici che  dovranno “abilitare” e mettere in campo le azioni previste dal Piano,  dall’altro il tessuto imprenditoriale, che in molti casi e su diverse  linee di azione, dovrà assicurare la realizzazione di progetti, molti  dei quali ad elevata complessità.

In questo senso, “il gusto di  futuro” è quasi un voler far riflettere ciascuno di noi a riscoprire  quel senso di appartenenza al nostro Paese, che va ben oltre le  ideologie politiche e che mira a unire, più che dividere, rafforzando  quel concetto di coesione sociale e  favorendo quei progetti con  impatto a carattere “strutturale”, che possano essere moltiplicatori  di valore economico nel tempo, anche adottando paradigmi diversi di  partnership rafforzate pubblico-privato, riducendo, al contempo, la  corruzione  e  tutti i suoi effetti negativi su crescita, innovazione,  qualità e competenze.

Proprio perché il piano vuole avere un “carattere strutturale”, esso  include un numero consistente di riforme, certamente quasi scontate  per gli addetti ai lavori, ma che rappresentano invece il bisogno  di  realizzare solide fondamenta su cui far poggiare tutti gli investimenti.

Si tratta di riforme da adottare negli ambiti della:

• pubblica amministrazione (favorire il ricambio generazionale,  valorizzare il capitale umano e professionale , attuare la  digitalizzazione, realizzare la piattaforma unica di reclutamento,  erogare corsi di formazione per il personale e rafforzare e monitorare   la capacità amministrativa);
• giustizia (ridurre la durata dei processi ed il peso degli arretrati  giudiziari, rivedere il quadro normativo e procedurale aumentando il  ricorso a procedure di mediazione e interventi di semplificazione sui  diversi gradi del processo);
• semplificazione normativa (semplificare la concessione di permessi e  autorizzazioni, garantire attuazione e massimo impatto degli  investimenti attraverso interventi sul codice degli appalti);
• concorrenza (rafforzare la coesione sociale e sviluppare la crescita  economica).

E’ un Piano che ha come principali beneficiari le donne, i giovani e  il SUD e vuole contribuire  a favorire l’inclusione sociale e a  ridurre i divari tra i territori.

Il digitale assorbe il  27% delle risorse mentre il 40 % è dedicato   agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico e dunque a  favore della transizione ecologica,  più del 10% sono indirizzati  verso un tema estremamente importante in questo momento di crisi  economica: la coesione sociale.

Il estrema sintesi, il Piano è articolato lungo le seguenti sei missioni:

1.“Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura”( 49,2  miliardi – di cui 40,7 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la  Resilienza e 8,5 miliardi dal Fondo). I suoi obiettivi sono promuovere  la trasformazione digitale del Paese, sostenere l’innovazione del  sistema produttivo, e investire in due settori chiave per l’Italia,  turismo e cultura.

2.“Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”, ( 68,6 miliardi – di  cui 59,3 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 9,3  miliardi dal Fondo).I suoi obiettivi sono migliorare la sostenibilità  e la resilienza del sistema economico e assicurare una transizione  ambientale equa e inclusiva.

3.“Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile”(31,4 miliardi – di  cui 25,1 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 6,3  miliardi dal Fondo).
Il suo obiettivo principale è lo sviluppo razionale di  un’infrastruttura di trasporto moderna, sostenibile e estesa a tutte  le aree del Paese ( Alta velocità, potenziamento linee ferroviarie  regionali, sistema portuale e digitalizzazione catena logistica.

4.“Istruzione e Ricerca”(31,9 miliardi di euro – di cui 30,9 miliardi  dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 1 miliardo dal Fondo).
Il suo obiettivo è rafforzare il sistema educativo ( Asili nido,  scuole materne, servizi di educazione e cura per l’infanzia, edilizia  scolastica), le competenze digitali STEM, la ricerca e il  trasferimento tecnologico.
Inoltre, è prevista una riforma dell’orientamento, dei programmi di  dottorato e dei corsi di laurea.
Si punta sui percorsi professionalizzanti post diploma degli Istituti  tecnici superiori  (da non confondere con gli istituti tecnici e  professionali) e si rafforza la filiera della ricerca e del  trasferimento tecnologico.

5.“Inclusione e Coesione”(22,4 miliardi – di cui 19,8 miliardi dal  Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,6 miliardi dal Fondo).
Il suo obiettivo è facilitare la partecipazione al mercato del lavoro,  anche attraverso la formazione, rafforzare le politiche attive del  lavoro e favorire l’inclusione sociale (centri per l’impiego,  imprenditorialità femminile, servizi sociali ed ed interventi per le  vulnerabilità, etc.).

6.Salute”( 18,5 miliardi, di cui 15,6 miliardi dal Dispositivo per la  Ripresa e la Resilienza e 2,9 miliardi dal Fondo).

Il suo obiettivo è rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul  territorio, modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario e  garantire equità di accesso alle cure (assistenza di prossimità  diffusa sul territorio, case e ospedali di comunità, incremento  assistenza domiciliare, telemedicina e assistenza remota, attrezzature  nuove per diagnosi e cura, etc).

Il Piano rafforza l’infrastruttura tecnologica per la raccolta,  l’elaborazione e l’analisi dei dati, inclusa la diffusione del  Fascicolo Sanitario Elettronico.

Per ciò che concerne la governance è prevista  una responsabilità  diretta dei ministeri  e delle amministrazioni territoriali per la  realizzazione degli investimenti e delle riforme secondo le scadenze  previste mentre il Ministero dell’economia e delle finanze, attraverso  un apposito sistema, avrà il compito di monitorare e controllare  costantemente l’attuazione  delle riforme e degli investimenti e funge  da unico punto di contatto con la Commissione Europea.

Le premesse per fare bene ci sono tutte, occorre a questo punto  augurarci buona fortuna e che “il gusto di futuro” abiliti entusiasmo  e intelligenza collettiva in modo da assicurare una piena attuazione  dei tanti e importanti progetti che, non senza fatica e ricercato  consenso, sono stati programmati.

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