POLITICA

FRATELLI D’ITALIA: EMERGENZA CINGHIALI LA REGIONE CONTINUA A SBAGLIARE

 Ancora una volta siamo costretti ad interessarci del grave problema dovuto alla presenza dei cinghiali nelle nostre contrade (anche se tale fenomeno ormai ha assunto una dimensione nazionale in quanto sfuggito di mano a tutti gli attori della filiera).

E lo facciamo per stigmatizzare il comportamento della nostra Regione, ma anche di quello delle altre associazioni, venatorie ed ambientaliste, a tutti i livelli.

Da anni, anche in tempi meno drammatici di oggi, andiamo ripetendo che tale fastidiosa presenza di decine e decine di migliaia di capi di questo ungulato cosi prolifico va estirpata con energia e senso pratico.

Non si può continuare a parlare di situazione legata solamente alla cacciagione.  Non la si può affrontare solamente in un quadro della attuale legge base sulla caccia in Italia.

Bisogna una volta per sempre prendere atto che ci troviamo di fronte ad una emergenza, che è allo stesso tempo:  di sicurezza dei cittadini e di tutti quelli che operano nelle campagne; sanitario per le malattie che possono comportare i capi infetti da trichinosi; economica con tutti i danni riveniente da questa presenza, e che distruggono tutto ciò che essi incontrano.

Bisogna operare in deroga a tutte le leggi nazionali e regionali in materia.  Ad una emergenza si risponde con atteggiamenti ed atti emergenziali.  Neppure il tentativo sino ad ora messo in campo di allungare il periodo della cattura ed abbattimento sta sortendo effetti significativi.

Come si potrà mai debellare il fenomeno, pur ammettendo che si possa raggiungere la cifra di 10.000 capi abbattuti ogni anno, a fronte di una presenza ad oggi di circa 130.000? Quanti anni dovranno servire per la risoluzione del problema?

Da sempre stiamo proponendo atti concreti e risolutivi, che consistono in pochi ma chiari punti, facilmente applicabili:Possibilità di cattura ed abbattimento sintetizzato nello slogan” tutti i giorni-tutto l’anno”;   Esenzione delle tasse per i cacciatori per tutta la durata del  problema;  Contributo economico alle associazioni e cacciatori singoli per l’acquisto delle munizioni necessarie;

Tutti i cacciatori in possesso di porto d’armi validi per la caccia, devoso essere abilitati a tale funzione. Ovviamente anche adeguati sistemi di cattura a mezzo trappole sono indicati allo scopo.

Non bastano solo i selecontrollori abilitati. Così come non si possono dividere i cacciatori in due fasce, A e B , con i primi che possono esercitare l’attività venatoria (sempre ammesso che passi la proposta concordata qualche settimana fa al tavolo tecnico regionale, e altri che la possono svolgere solamente in un determinato e più breve periodo. Ci troveremmo di fronte ad una palese ingiustizia ingiustificabile).

Infine, ma non per ultimo, predisposizione di strutture idonee per la lavorazioni delle carni di cinghiale, previo severo contro sanitario, e smaltimento delle carcasse di capi infetti in appositi inceneritori.

Tale attività porterebbe anche un significativo ritorno economico, se poi fossero i giovani a svolgerlo, tanto meglio.

In conclusione ci chiediamo, è così difficile porre in essere proposte da tutti enunciate ed auspicate, ma ancora non comprese da chi sta nelle stanze decisorie?

Leonardo Rocco Tauro

Giuseppe Canterino

Dirigenti nazionali

Fratelli d’Italia

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