Violenza di genere, un viaggio nella storia attraverso 50 parole: arriva il primo dizionario dedicato al fenomeno
Pubblicato da Carocci Editore, il volume curato da Simona Feci e Laura Schettini raccoglie il lavoro di trenta studiosi. Un'opera che ricostruisce le radici storiche della violenza contro le donne, analizzandone trasformazioni, linguaggi e nuove manifestazioni, compresa quella digitale.

La violenza di genere non è una questione nata negli ultimi anni e non può essere affrontata esclusivamente attraverso campagne di sensibilizzazione o interventi legati alle singole emergenze.
Per comprenderne davvero le origini e individuare strumenti efficaci per contrastarla è necessario guardare al passato, ricostruendo le dinamiche sociali, culturali e giuridiche che nei secoli hanno contribuito a determinarla.
Da questa esigenza nasce il primo «Dizionario storico della violenza di genere», curato da Simona Feci e Laura Schettini e pubblicato da Carocci Editore. Il volume, composto da 432 pagine e disponibile al prezzo di 37 euro, è il risultato di un progetto collettivo che coinvolge trenta ricercatrici e ricercatori.
L’opera affronta il fenomeno attraverso cinquanta parole chiave, disposte in ordine alfabetico, che permettono di esplorare le molteplici forme assunte dalla violenza contro le donne nelle diverse epoche storiche.
Gli argomenti attraversano ambiti molto differenti: dai rapporti familiari alle strategie di autodifesa femminile, dagli oggetti utilizzati nelle aggressioni alla rappresentazione della violenza nei mezzi di comunicazione, passando per arte, musica, sopraffazioni individuali e collettive, emozioni, norme giuridiche, figure femminili della mitologia e movimenti femministi contemporanei.
Un percorso che dimostra come la violenza di genere sia un fenomeno complesso, radicato nella storia e continuamente trasformato dai cambiamenti della società.
«Cinquanta voci che raccontano una storia che riguarda il nostro presente. Perché la violenza di genere non è un’emergenza improvvisa né un fenomeno immutabile: ha genealogie, linguaggi e pratiche che cambiano nel tempo, persistenze profonde e momenti di rottura; è stata legittimata e normalizzata, ma anche denunciata, combattuta e sovvertita», spiegano le curatrici.
La scelta di realizzare un dizionario nasce anche dalla volontà di superare una narrazione spesso concentrata esclusivamente sugli episodi di cronaca e sulle situazioni più drammatiche.
Secondo Feci e Schettini, il libro intende mettere a disposizione di un pubblico ampio gli strumenti interpretativi sviluppati dalla ricerca storica, offrendo nuove prospettive per comprendere e contrastare il fenomeno.
Nel dibattito pubblico e nella comunicazione istituzionale, infatti, la violenza contro le donne è stata spesso descritta come un problema emergenziale, legato alle caratteristiche della società contemporanea oppure, al contrario, come conseguenza di una presunta inclinazione maschile antica e immutabile.
Entrambe queste interpretazioni rischiano di semplificare una realtà molto più articolata.
«Il testo valorizza la conoscenza storica della violenza di genere nel nostro Paese per suggerire nuove direzioni di indagine. Inoltre restituisce a un pubblico ampio le chiavi di lettura e, quindi, di contrasto alla violenza che provengono da questi studi, scegliendo una formula larga, accessibile e partecipata», sottolineano le autrici.
Le curatrici evidenziano inoltre come, nonostante il crescente numero di iniziative pubbliche e campagne di sensibilizzazione, il problema continui a mantenere dimensioni preoccupanti. Le sue manifestazioni, piuttosto che scomparire, si trasformano insieme alla società, trovando spazio anche in contesti nuovi, come quello digitale.
Non è casuale che la prima voce del dizionario sia dedicata proprio al 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
La ricorrenza affonda le proprie origini nella storia delle sorelle Mirabal, conosciute anche con il soprannome di «Las Mariposas». Patria, Minerva e María Teresa furono assassinate il 25 novembre 1960 nella Repubblica Dominicana, durante la dittatura di Rafael Leónidas Trujillo.
Il loro omicidio divenne un simbolo della lotta contro la violenza e la repressione politica. Nel luglio 1981, durante il primo incontro femminista latinoamericano e dei Caraibi, organizzato a Bogotá, oltre duecento donne provenienti da diversi Paesi scelsero proprio quella data per ricordare le vittime e richiamare l’attenzione sulla violenza esercitata contro le donne.
Un passaggio fondamentale che contribuì alla diffusione internazionale della ricorrenza, successivamente riconosciuta ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 1999.
Attraverso questo dizionario, la storia diventa dunque uno strumento per leggere il presente.
Ricostruire le origini della violenza, riconoscerne le trasformazioni e comprendere i meccanismi che l’hanno resa possibile nel corso dei secoli rappresenta un passaggio fondamentale per costruire una cultura fondata sul rispetto, sulla libertà e sulla parità.