Trapianto di rene, svolta mondiale a Bologna: due pazienti salvati grazie a un farmaco sperimentale
Al Policlinico Sant'Orsola due interventi riusciti su pazienti altamente incompatibili con i donatori. Utilizzato per la prima volta al mondo il Cizutamig, un anticorpo innovativo che potrebbe aprire nuove prospettive per i pazienti in attesa di trapianto.

Il risultato è stato raggiunto all’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola, dove il Centro trapianti di rene ha utilizzato il Cizutamig, un anticorpo bispecifico sviluppato dalla start-up statunitense Candid Therapeutics.
Il farmaco, somministrato in regime di uso compassionevole, ha l’obiettivo di contrastare il rischio di rigetto attraverso l’eliminazione delle cellule responsabili della produzione degli anticorpi che ostacolano la compatibilità tra donatore e ricevente.
Un risultato che potrebbe rappresentare un’importante opportunità per una delle categorie più difficili da trattare nell’ambito della trapiantologia moderna: i pazienti cosiddetti iperimmunizzati, per i quali individuare un donatore compatibile può risultare particolarmente complicato.
I dettagli della sperimentazione sono stati illustrati nel corso di una presentazione in Regione Emilia-Romagna, alla presenza del presidente Michele de Pascale, dell’assessore regionale alla Sanità Massimo Fabi, della direttrice generale del Policlinico Sant’Orsola Chiara Gibertoni e dei due pazienti che hanno ricevuto il trapianto.
A guidare il percorso clinico è stato il professor Gaetano La Manna, direttore del Centro trapianti di rene. «Abbiamo il paziente numero uno al mondo, mentre il numero due è stato trattato a Barcellona. Abbiamo anche il numero tre», ha spiegato il professore, sottolineando la portata internazionale dell’esperienza.
I primi due interventi hanno riguardato un uomo di 54 anni, residente a Ravenna, e una donna di 51 anni, proveniente dal territorio bolognese. Entrambi erano in lista d’attesa da ben 13 anni e, nonostante le verifiche effettuate nel corso del tempo, non avevano mai individuato un donatore compatibile. A distanza di alcuni mesi dagli interventi, le condizioni dei due pazienti risultano positive, con un’ottima funzionalità dei reni trapiantati.
«Per ogni donatore valutato a livello nazionale, questi pazienti risultavano incompatibili da 13 anni. Con il nuovo farmaco siamo riusciti a rimuovere le cellule che producono gli anticorpi responsabili del rigetto», ha precisato La Manna.
Le potenzialità della nuova terapia potrebbero avere una ricaduta significativa sul sistema dei trapianti. Secondo i dati illustrati dal professore, i pazienti iperimmunizzati rappresenterebbero circa il 10% della popolazione complessiva, mentre le persone attualmente in attesa di un trapianto in Italia sarebbero circa 6.100. La platea dei potenziali beneficiari potrebbe quindi essere rilevante.
La ricerca guarda inoltre oltre il trapianto renale. Interpellato sulla possibilità di applicare questa strategia anche ad altri organi, La Manna ha manifestato ottimismo, indicando nel trapianto di cuore un possibile ambito di sviluppo. «Pazienti con caratteristiche analoghe potrebbero avere nuove opportunità anche nei trapianti cardiaci, perché il cuore segue sempre un po’ il rene», ha osservato.
L’esperienza del Policlinico Sant’Orsola rappresenta dunque un risultato di grande interesse scientifico. Saranno necessari ulteriori studi e verifiche per valutare sicurezza, efficacia e possibilità di estendere il trattamento a un numero maggiore di pazienti.
Per chi da anni attende un organo senza riuscire a trovare un donatore compatibile, tuttavia, questa sperimentazione potrebbe segnare l’inizio di una nuova prospettiva di cura.