Elezioni di Midterm negli Stati Uniti, trionfo dei democratici: conquistati Congresso e governatorati chiave
Una travolgente affermazione elettorale per i democratici negli Stati Uniti, che conquistano il controllo di entrambe le Camere del Congresso e ottengono importanti successi nelle elezioni per il rinnovo dei governatori.
La tornata di metà mandato, attesa come una possibile svolta politica, si è trasformata in una pesante battuta d’arresto per Donald Trump e per il Partito Repubblicano.
Il presidente americano ha riconosciuto il risultato, congratulandosi con gli avversari e dichiarando la propria disponibilità a collaborare con la nuova maggioranza parlamentare. Non ha tuttavia rinunciato alle polemiche, pubblicando sui social un’immagine di un cappellino in stile MAGA con la scritta «Veto» e sostenendo che, se il suo nome fosse comparso sulla scheda elettorale, l’esito sarebbe stato completamente diverso.
I risultati dello scrutinio delineano un’affermazione significativa dell’opposizione.
Alla Camera dei Rappresentanti i democratici hanno superato ampiamente la soglia dei 218 seggi necessaria per ottenere la maggioranza, arrivando secondo le prime rilevazioni a 229 eletti, contro i 139 repubblicani. Le proiezioni di Nbc News indicano addirittura la possibilità di raggiungere quota 258 deputati, un risultato che rappresenterebbe il miglior dato degli ultimi trent’anni.
Anche al Senato il Partito Democratico ha ottenuto un vantaggio importante, con almeno 54 seggi rispetto ai 43 conquistati dai repubblicani, mentre alcune competizioni restano ancora da definire.
Secondo le stime della Cnn, diverse circoscrizioni della Camera sono ancora in attesa di un risultato definitivo, con oltre tre milioni di schede da scrutinare. Il quadro complessivo, tuttavia, conferma il cambio degli equilibri politici a Washington.
La battuta d’arresto per il fronte repubblicano emerge anche dalle elezioni statali. Dei 31 governatori già assegnati, 17 sono andati ai democratici e 12 ai repubblicani, mentre altri risultati sono ancora in sospeso.
Tra le affermazioni più significative spicca quella in Texas, dove la democratica Gina Hinojosa avrebbe superato il governatore uscente Greg Abbott, conquistando uno degli Stati tradizionalmente più vicini ai conservatori.
Importante anche il risultato della Georgia, con Keisha Lance Bottoms che si prepara a diventare la prima donna afroamericana alla guida dello Stato, interrompendo una lunga fase di predominio repubblicano.
Altri successi democratici sono arrivati in Ohio, dove Amy Acton ha avuto la meglio su Vivek Ramaswamy, e in Iowa, con l’affermazione di Rob Sand. In California Xavier Becerra ha mantenuto il controllo democratico dello Stato, mentre Jocelyn Benson ha consolidato la posizione del partito in Michigan.
I repubblicani sono riusciti comunque a conservare alcune importanti roccaforti, tra cui la Florida, dove si è imposto Byron Donalds, e l’Arkansas, con la riconferma di Sarah Huckabee Sanders.
Il risultato elettorale americano ha suscitato reazioni anche sul piano internazionale. L’Unione europea, attraverso il commissario al Commercio Maros Sefcovic, ha ribadito il rispetto per la volontà espressa dagli elettori statunitensi, sottolineando la solidità dei rapporti tra Bruxelles e Washington.
«Gli Stati Uniti sono nostri stretti alleati e partner. Continueremo i nostri contatti», ha dichiarato Sefcovic, precisando che gli eventuali cambiamenti negli equilibri politici interni spettano alle istituzioni americane.
Dal Cremlino, il portavoce Dmitry Peskov ha invece ridimensionato le possibili conseguenze del voto sugli scenari internazionali, soprattutto per quanto riguarda la guerra in Ucraina. Donald Trump resta alla guida della Casa Bianca e Mosca auspica che possa proseguire il proprio impegno diplomatico per una soluzione del conflitto.
Anche il vicepremier e ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha commentato il risultato, ribadendo che Roma continuerà a considerare Washington un partner strategico, indipendentemente dalla composizione politica del Congresso.
Tra le prime personalità democratiche a intervenire ci sono stati Barack Obama e Hillary Clinton.
L’ex presidente ha interpretato il risultato come una richiesta di cambiamento da parte degli elettori, sottolineando il desiderio degli americani di una politica meno divisiva e maggiormente orientata alla ricerca di soluzioni concrete.
Obama ha inoltre invitato il proprio partito a utilizzare il nuovo mandato parlamentare per introdurre cambiamenti, contrastare le decisioni ritenute dannose dell’amministrazione e preparare una nuova prospettiva politica per il futuro.
Hillary Clinton ha invece affidato ai social un breve messaggio di soddisfazione: «Dio benedica l’America».
La consultazione elettorale ha avuto ripercussioni anche sul dibattito internazionale relativo al conflitto con l’Iran.
Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e figura centrale nei negoziati con gli Stati Uniti, ha sostenuto che il risultato rappresenti un segnale contrario alla guerra da parte degli elettori americani.
Da Teheran sono arrivate anche dichiarazioni critiche nei confronti di Trump, mentre nella capitale iraniana migliaia di persone, tra cui numerosi studenti, hanno partecipato alle manifestazioni organizzate in occasione della Giornata nazionale della lotta contro l’arroganza globale.
I cortei hanno raggiunto l’area dell’ex ambasciata statunitense, occupata nel 1979, con slogan contro Washington e a sostegno della causa palestinese. Le iniziative si sono svolte anche in altre città del Paese.
La svolta politica americana non ha provocato particolari scossoni sui mercati. Dopo una prima fase caratterizzata da incertezza, le principali piazze finanziarie hanno mostrato segnali di recupero.
Le Borse asiatiche hanno terminato prevalentemente in territorio positivo, mentre in Europa si sono registrati progressi diffusi. Piazza Affari ha guidato i rialzi con un incremento dell’1,2%, seguita da Parigi, Francoforte e Londra. Positivi anche i contratti futures sugli indici di Wall Street, con Nasdaq e Dow Jones in crescita.
Il risultato delle elezioni di metà mandato segna un passaggio particolarmente delicato per Donald Trump. La conquista del Congresso da parte dei democratici riduce infatti gli spazi di manovra dell’amministrazione presidenziale, soprattutto sul fronte legislativo.
La nuova maggioranza potrà esercitare un controllo più incisivo sull’attività della Casa Bianca, condizionare l’approvazione delle riforme e sottoporre a maggiore scrutinio le decisioni dell’esecutivo.
Per i democratici si apre invece una fase di responsabilità politica, nella quale saranno chiamati a dimostrare di saper trasformare il consenso elettorale in provvedimenti concreti.
La consultazione ha dunque ridisegnato gli equilibri istituzionali statunitensi, consegnando all’opposizione un risultato di grande portata e aprendo una nuova stagione di confronto politico a Washington.