Cia-Agricoltori Italiani, a Rotonda l’ottava tappa di “Territori che rigenerano: la sostenibilità dalle aree interne”

Le aree interne non chiedono assistenza, ma condizioni per produrre, innovare e creare lavoro.
È il messaggio emerso a Rotonda, in occasione dell’ottava tappa del progetto “Territori che rigenerano: la sostenibilità dalle aree interne”, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, con il coinvolgimento dei territori del Parco nazionale del Pollino e del Marmo Platano.
L’iniziativa, promossa insieme a Cia Basilicata e Cia Calabria, con la partecipazione di amministratori locali e funzionari del Parco Nazionale del Pollino, rappresentanti istituzionali tra i quali il direttore generale del Dipartimento Politiche Agricole Regione Basilicata Vittorio Restaino, ha messo al centro l’ascolto delle comunità rurali, le buone pratiche già realizzate e la necessità di costruire proposte concrete per rafforzare l’economia agricola, valorizzare le risorse locali e contrastare lo spopolamento.
«Nessuno spazio alla lamentazione e tanto meno alla rassegnazione: raccontiamo le cose buone, le buone pratiche già realizzate e che possono essere replicate», ha dichiarato Claudia Merlino della Cia nazionale.
«La green economy e la sostenibilità hanno in Basilicata e Calabria un significato specifico e rappresentano una concreta opportunità per far restare i giovani nelle aree più interne.
È un lavoro che parte dall’ascolto e che deve arrivare ai tavoli dei decisori regionali, nazionali ed europei, per candidare il Sud a svolgere un ruolo rilevante. Pensiamo anche alle opportunità offerte dal settore delle energie rinnovabili».
Le aree interne dispongono di un patrimonio produttivo e ambientale che può diventare un fattore di crescita. La presenza di imprese giovanili, pari al 9,2%, e femminili, pari al 25%, insieme alla vocazione per l’agricoltura biologica e sostenibile, testimonia l’esistenza di energie imprenditoriali da sostenere con politiche adeguate, infrastrutture, servizi e strumenti di innovazione.
Per il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Calabria, Nicodemo Podella, l’agricoltura rappresenta un motore dell’economia locale e un presidio fondamentale per la tenuta sociale delle comunità.
«Se si ferma l’agricoltura, non si ferma soltanto l’economia, ma si bloccano anche i servizi essenziali del territorio». Podella ha quindi richiamato la necessità di intensificare la cooperazione tra le organizzazioni agricole del Mezzogiorno, per dare maggiore forza alle proposte del settore.
«Le nostre proposte sono tutt’altra cosa rispetto alle sole proteste che abbiamo conosciuto nei giorni scorsi. Dobbiamo rafforzare la capacità di interlocuzione e costruire risposte condivise alle difficoltà delle imprese».
Il presidente di Cia Basilicata, Leonardo Moscaritolo, ha ricordato il percorso avviato negli anni scorsi con il progetto “Il Paese che Vogliamo”, sviluppato tra il 2018 e il 2020 attraverso un roadshow nazionale per rilanciare le aree interne, valorizzare l’agricoltura e ridurre il divario infrastrutturale e dei servizi tra città e territori rurali.
«Mettiamo al centro i giovani, perché senza di loro non ci sarà futuro», ha sottolineato Moscaritolo. Il ricambio generazionale è una condizione essenziale per mantenere vive le comunità, garantire continuità alle aziende agricole e contrastare la perdita di attività produttive che alimenta lo spopolamento.
Tre i tavoli tematici che hanno guidato il confronto: filiere territoriali e valore aggiunto, con attenzione all’innovazione, alla ricerca e al trasferimento tecnologico; giovani, capitale umano e ricambio generazionale, affrontando accesso alla terra, sostegno alle nuove imprese e formazione manageriale rurale; servizi ecosistemici, clima e bioeconomia, con approfondimenti sui crediti di carbonio, sulla gestione sostenibile di boschi e pascoli, sulla multifunzionalità agricola e sulla valorizzazione degli scarti e delle biomasse attraverso filiere corte.
Particolare attenzione è stata riservata al ruolo degli agricoltori nella tutela del territorio. L’abbandono delle campagne e delle aree montane, insieme alla riduzione delle attività di manutenzione, accresce la fragilità idrogeologica e i rischi per le comunità anche a valle.
L’agricoltura, dunque, non produce soltanto cibo e reddito, ma contribuisce alla cura del paesaggio, alla gestione delle risorse naturali e alla prevenzione del degrado ambientale.
A dare concretezza al confronto sono state anche le esperienze di Francesca Centola, titolare del caseificio a Tricarico, e Maria Possidente, imprenditrice agricola e rappresentante dei Giovani Cia Calabria.
Due giovani donne che hanno scelto di restare nei propri territori e investire nelle aziende di famiglia, testimoniando come il ricambio generazionale possa tradursi in nuove competenze, innovazione e prospettive imprenditoriali.
«I giovani agricoltori sono i veri custodi del territorio e del futuro delle nostre aree rurali. È fondamentale garantire loro strumenti di innovazione, accesso alla terra e tutele per affrontare le sfide della sostenibilità e dei mercati», è il messaggio emerso dalle testimonianze.
Il direttore di Cia Basilicata, Donato Campolieti, ha richiamato la necessità di superare una logica assistenziale e di puntare su misure capaci di rafforzare strutturalmente le imprese.
«Alle aziende delle aree interne bisogna fornire strumenti concreti di competitività, anziché interventi assistenziali.
Tra le priorità figurano una defiscalizzazione mirata e investimenti nei servizi essenziali, indispensabili per contrastare lo spopolamento e sostenere chi sceglie di fare impresa nei territori rurali».
Campolieti inoltre ha sottolineato che l’iniziativa si intreccia con la mobilitazione nazionale “I conti non tornano” che si è sviluppata per due settimane a Roma davanti al Parlamento, con la partecipazione anche di una delegazione lucana al presidio che ha dato un primo risultato con il decreto-legge appena emanato in Cdm recante disposizioni urgenti e misure di sostegno al settore.
Per Franco Belmonte, direttore Cia Calabria, “la rigenerazione delle aree interne richiede una strategia che tenga insieme agricoltura, ambiente, lavoro e servizi.
Non basta sostenere le aziende se mancano collegamenti, scuole, assistenza e opportunità per le famiglie. Allo stesso tempo, senza imprese agricole attive, le comunità perdono occupazione, presidio del territorio e capacità di valorizzare le proprie risorse”.
Le istanze raccolte durante la giornata confluiranno nel Manifesto delle Aree Interne, strumento programmatico attraverso il quale Cia intende tradurre le esigenze delle comunità in proposte da portare all’attenzione dei decisori regionali, nazionali ed europei.
Il diritto a restare deve diventare una concreta possibilità di sviluppo. È questa la direzione indicata da Cia: investire sui giovani, riconoscere il valore economico e ambientale dell’agricoltura e costruire condizioni che consentano alle imprese di crescere e alle comunità di continuare a vivere nei propri territori.
Perché contrastare lo spopolamento significa non soltanto salvaguardare le aree interne, ma difendere un patrimonio produttivo, ambientale e sociale fondamentale per il futuro del Paese.