Pasta, Italia leader mondiale: produzione a 4,2 milioni di tonnellate ed export in crescita
Nel 2025 il nostro Paese ha consolidato il primato nella produzione e nelle esportazioni di pasta. Nei primi sei mesi del 2026 le vendite all’estero sono aumentate del 2,7%. La filiera vale 13,5 miliardi di euro e gli italiani restano i maggiori consumatori al mondo.

I segnali positivi proseguono anche nel 2026: nei primi sei mesi dell’anno, infatti, le esportazioni italiane di pasta hanno segnato una crescita del 2,7% rispetto al primo semestre del 2025.
I dati sono stati presentati a Roma in occasione del World Pasta Day, celebrato il 25 ottobre, un appuntamento dedicato a uno dei prodotti più rappresentativi della tradizione alimentare italiana.
La produzione globale di pasta ha raggiunto complessivamente 17,3 milioni di tonnellate. L’Italia guida la classifica internazionale, seguita dalla Turchia, con 2,04 milioni di tonnellate, e dagli Stati Uniti, che si attestano a circa 2 milioni. Al quarto posto si trova l’Egitto, con una produzione di 1,5 milioni di tonnellate.
Il peso dell’Italia emerge anche osservando i flussi commerciali: il Paese rappresenta il 48,3% degli scambi mondiali di pasta, con esportazioni che raggiungono un valore di circa 4 miliardi di euro.
Un risultato significativo anche per l’intero comparto agroalimentare nazionale, considerando che la pasta rappresenta il 5,4% del valore complessivo delle esportazioni italiane del settore.
L’iniziativa del World Pasta Day è promossa da Unione Italiana Food in collaborazione con l’International Pasta Organisation (IPO), con l’obiettivo di valorizzare il prodotto e il ruolo della filiera sui mercati internazionali.
L’Italia non si distingue soltanto per la produzione e le vendite all’estero, ma anche per il consumo interno. Ogni italiano mangia in media 23,1 chilogrammi di pasta all’anno, una quantità che colloca il Paese al primo posto nella classifica mondiale dei consumi pro capite.
Seguono la Tunisia, con 18,8 chilogrammi annui per persona, l’Ungheria con 17,1 e la Germania con 16,8. Turchia e Austria condividono invece la posizione successiva, con un consumo medio di 12,5 chilogrammi per abitante.
Numeri che confermano il forte legame tra la pasta e le abitudini alimentari italiane, oltre alla capacità del settore di mantenere una presenza consolidata sia sulle tavole nazionali sia nei mercati esteri.
Il comparto della pasta costituisce una componente rilevante dell’economia italiana. Secondo uno studio realizzato da The European House – Ambrosetti, attraverso il TEHA Group, per Unione Italiana Food, nel 2025 la filiera allargata ha generato un fatturato complessivo di 13,5 miliardi di euro.
Il valore aggiunto prodotto per l’economia nazionale è stato pari a 3 miliardi di euro. Il sistema coinvolge numerose attività, dalla produzione delle materie prime alla trasformazione industriale, fino alla distribuzione e alla commercializzazione sui mercati internazionali.
La competitività del settore dipende quindi non soltanto dalla qualità del prodotto finito, ma anche dalla capacità di rafforzare l’intera catena produttiva e di affrontare le sfide dei mercati globali.
In occasione della presentazione del World Pasta Day, i pastai di Unione Italiana Food hanno annunciato la nascita di un manifesto programmatico dedicato allo sviluppo del comparto.
Tra gli obiettivi principali figurano il rafforzamento della competitività della filiera, il sostegno alle esportazioni e una maggiore attenzione alle nuove generazioni e all’innovazione.
L’intento è consolidare il ruolo internazionale dell’Italia, sostenendo la capacità delle imprese di rispondere ai cambiamenti dei mercati e alle nuove esigenze dei consumatori.
Con una produzione vicina ai 4,2 milioni di tonnellate, esportazioni in crescita e un valore economico complessivo di 13,5 miliardi di euro, la pasta continua così a rappresentare uno dei punti di forza dell’industria alimentare italiana e un simbolo riconosciuto del Made in Italy nel mondo.