L’intelligenza artificiale cambia la ricerca online: oltre 20 milioni di italiani raggiunti dalle nuove sintesi di Google
Le risposte generate dall’IA stanno trasformando il modo di cercare informazioni sul web. Cresce il rischio del “clic zero”, con gli utenti che trovano ciò che cercano direttamente sul motore di ricerca, senza visitare i siti originali. Per aziende ed editori diventa fondamentale ripensare le strategie di visibilità digitale.

Il modo di cercare informazioni su Internet sta attraversando una trasformazione profonda.
Se fino a pochi anni fa i motori di ricerca indirizzavano gli utenti soprattutto verso una lista di collegamenti, oggi una parte crescente delle risposte arriva direttamente dall’intelligenza artificiale, che raccoglie, rielabora e presenta i contenuti in forma sintetica.
A guidare questo cambiamento è anche Google, che da marzo 2025 ha progressivamente ampliato in Italia la diffusione delle AI Overview, le panoramiche generate dall’intelligenza artificiale che compaiono nella parte superiore dei risultati di ricerca.
Che si tratti di conoscere le dichiarazioni di un esponente politico, verificare l’esito di una competizione sportiva o consultare l’andamento dei prezzi dei carburanti, gli utenti possono ottenere una prima risposta senza dover aprire diversi siti.
Le fonti giornalistiche e i portali specializzati continuano a essere essenziali per l’informazione, ma devono confrontarsi con un nuovo intermediario digitale: l’IA, capace di soddisfare rapidamente molte esigenze informative e di modificare il percorso che conduce il lettore ai contenuti originali.
«Non è più sufficiente misurare il successo attraverso il numero di clic», osserva Irene Di Deo, ricercatrice senior dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano. Per le imprese diventa necessario comprendere come essere individuate dai sistemi intelligenti e quali elementi favoriscano la presenza dei propri contenuti nelle risposte generate dall’IA.
Il cambiamento riguarda non soltanto il posizionamento nei risultati tradizionali, ma anche la capacità di fornire informazioni attendibili, aggiornate e strutturate in modo che gli assistenti digitali possano interpretarle correttamente.
Una rilevazione di Sensemakers, basata sui dati Comscore di giugno 2026, evidenzia la crescita delle sintesi automatiche nelle ricerche effettuate da computer in Italia. Secondo l’analisi, le AI Overview comparivano nel 22% delle ricerche su Google, contro l’8% registrato nell’aprile 2025.
Il fenomeno coinvolge ormai oltre 20 milioni di italiani, che entrano in contatto con le panoramiche di Google e con funzionalità analoghe presenti nel motore di ricerca Bing di Microsoft.
La diffusione delle risposte immediate alimenta le preoccupazioni legate al cosiddetto zero click, un modello di navigazione nel quale l’utente ottiene le informazioni desiderate direttamente nella pagina dei risultati, senza raggiungere il sito che le ha pubblicate.
Per il pubblico, questo sistema offre un vantaggio evidente: riduce i tempi di ricerca e rende più semplice consultare informazioni essenziali. Per editori, aziende e produttori di contenuti, tuttavia, può tradursi in una diminuzione delle visite, delle opportunità pubblicitarie e dei contatti generati attraverso il traffico organico.
Il rischio è che una parte crescente dell’attenzione degli utenti rimanga all’interno delle piattaforme che elaborano le risposte, mentre i siti utilizzati come fonti ricevono meno accessi diretti.
Secondo Di Deo, in questo nuovo scenario saranno avvantaggiate le organizzazioni capaci di rendere i propri contenuti facilmente accessibili, coerenti e comprensibili per gli strumenti di intelligenza artificiale. Non basterà, quindi, essere presenti online: occorrerà anche fornire informazioni che i sistemi possano riconoscere, interpretare e utilizzare in modo appropriato.
L’espansione delle ricerche assistite dall’IA si inserisce in una crescita più ampia degli strumenti conversazionali. I dati Sensemakers-Comscore riportati nell’analisi indicano che, nell’agosto 2026, gli assistenti virtuali hanno raggiunto 18,9 milioni di visitatori unici in Italia, pari al 40% della popolazione digitale considerata.
All’inizio del 2025, la quota si attestava intorno al 20%: in poco più di un anno, dunque, la diffusione è aumentata sensibilmente.
L’incremento più marcato nell’utilizzo è stato registrato tra gli utenti con più di 45 anni, con una crescita del 96,4%, seguiti dalla fascia compresa tra i 35 e i 44 anni. Il dato suggerisce che gli assistenti intelligenti non sono più strumenti riservati soprattutto ai giovanissimi o agli appassionati di tecnologia, ma stanno raggiungendo un pubblico sempre più ampio.
Anche il tempo dedicato a queste piattaforme è in aumento. Nel primo semestre del 2026, gli italiani hanno trascorso mediamente 80 minuti al mese per visitatore sugli assistenti intelligenti, rispetto ai 44 minuti del 2025.
Nel confronto internazionale riportato dalla ricerca, il tempo medio mensile raggiungeva 94 minuti negli Stati Uniti e 118 minuti nel Regno Unito.
In Italia, la maggiore incidenza nell’utilizzo degli assistenti di intelligenza artificiale si registra tra i 25 e i 34 anni, con il 55,6%. Seguono le persone tra i 35 e i 44 anni, al 46,8%, mentre la quota scende al 36% tra i 18 e i 24 anni e al 34% tra gli utenti con più di 45 anni.
Questi dati mostrano come l’IA stia diventando una componente sempre più abituale delle attività digitali: dalla ricerca di notizie alla preparazione di documenti, fino alla comparazione di prodotti e alla risoluzione di problemi quotidiani.
La tendenza potrebbe modificare progressivamente le abitudini di navigazione, spingendo aziende ed editori a rivedere le strategie con cui intercettano il pubblico. Le tecniche tradizionali di ottimizzazione per i motori di ricerca continueranno ad avere un ruolo, ma dovranno affiancarsi a una maggiore attenzione alla qualità, alla chiarezza e all’affidabilità delle informazioni.
Per le imprese, la priorità sarà costruire una presenza digitale riconoscibile anche quando l’utente non visita direttamente il sito. Ciò significa mantenere aggiornati i contenuti, organizzare correttamente i dati, rendere esplicite le informazioni fondamentali e garantire coerenza tra le diverse piattaforme online.
Anche la misurazione dei risultati dovrà evolvere. Il numero delle visite non sarà più sufficiente a descrivere tutta la visibilità di un marchio o di una testata: diventerà importante capire se e come le informazioni pubblicate vengono riprese nelle risposte automatiche e se questa presenza produce benefici concreti.
Come sottolinea Di Deo, il cambiamento richiede nuovi metodi per valutare la fruizione digitale e comprendere meglio il comportamento degli utenti.
Resta, infine, una questione fondamentale che riguarda direttamente i consumatori. Le risposte elaborate dall’intelligenza artificiale possono essere utili e immediate, ma non rappresentano necessariamente l’unica interpretazione possibile di un fatto. Possono contenere omissioni, imprecisioni o informazioni non aggiornate.
Per questo motivo, soprattutto quando si affrontano argomenti complessi o decisioni importanti, è opportuno verificare le fonti e confrontare prospettive differenti.
La ricerca online si sta dunque spostando da un sistema basato principalmente sui collegamenti a un modello in cui acquistano peso le risposte sintetiche.
Per editori e aziende, la nuova sfida non sarà soltanto ottenere un clic, ma fare in modo che le proprie informazioni siano riconosciute, citate e considerate affidabili anche nell’universo dell’intelligenza artificiale.