Fragilità: rigore scientifico e vicinanza umana
L’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, oggi al Convegno Annuale del GIBCE: “Non dobbiamo lasciare soli le famiglie e i caregiver di fronte al decadimento cognitivo. Chi perde la memoria o fatica a comunicare non perde la propria dignità, né il diritto a essere ascoltato”.

La sfida di una sanità davvero umana si misura soprattutto nella capacità di accompagnare le persone più fragili, tutelandone la dignità, i diritti e la possibilità di essere ascoltate anche quando il decadimento cognitivo ne riduce progressivamente l’autonomia.
È questo il tema al centro del Convegno Annuale promosso dal Gruppo Interdisciplinare di Bioetica Clinica e Consulenza Etica in ambito sanitario (GIBCE), in collaborazione con il Centro di Bioetica Lucano (I.R.Bi.S.U.), al quale è intervenuto questa mattina a Matera, nel Presidio Ospedaliero “Madonna delle Grazie”, l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico.
Nel suo intervento, Latronico ha sottolineato come la cura non possa esaurirsi nella gestione della malattia, ma debba riconoscere e rispettare la persona nella sua interezza.
“Chi perde la memoria o incontra difficoltà nel comunicare non perde la propria dignità, né il diritto a essere ascoltato, rispettato e accompagnato.
È un principio che deve orientare ogni percorso assistenziale. In questo contesto, la consulenza etica rappresenta una risorsa clinica e umana fondamentale, non un adempimento formale.
Quando occorre scegliere tra appropriatezza delle cure, proporzionalità degli interventi e qualità della vita, i protocolli sono indispensabili, ma non sufficienti: servono ascolto, sensibilità e un confronto capace di mettere in dialogo competenze e punti di vista diversi”.
L’assessore ha richiamato le responsabilità specifiche della Basilicata, alle prese con l’invecchiamento della popolazione e con le difficoltà legate alla conformazione del territorio e alla distribuzione dei servizi.
“Dobbiamo costruire una sanità che sappia coniugare rigore scientifico e prossimità, garantendo continuità tra ospedale, servizi territoriali e assistenza domiciliare. In una regione come la nostra, questo significa anche sostenere le famiglie e i caregiver, che ogni giorno affrontano un impegno spesso gravoso, sul piano pratico ed emotivo.
Prendersi cura di una persona fragile vuol dire accompagnare anche chi le sta accanto, evitando che il peso dell’assistenza ricada interamente sulle spalle dei familiari. La fragilità non deve mai tradursi in invisibilità.
La qualità di un sistema sanitario non si misura soltanto dall’efficienza dei servizi, ma anche dalla capacità di essere vicino alle persone quando sono più vulnerabili. Nessuna procedura può sostituire il valore della relazione, del tempo dedicato e dell’ascolto.
Ringrazio gli organizzatori per aver promosso un’occasione di confronto su temi così rilevanti – ha concluso Latronico – e auguro a tutti buon lavoro, nella consapevolezza che una sanità competente e accessibile è tale solo se sa restare, prima di tutto, profondamente umana”.