Protesta degli autotrasportatori, prime aperture dopo il vertice con Salvini
sbloccati 480 milioni, in Sicilia stop al fermo. Isole a rischio rifornimenti

Al termine dell’incontro a Milano, il Governo ha annunciato lo sblocco di circa un miliardo di euro tra fondi già previsti e nuove risorse, mentre iniziano ad arrivare i primi segnali di distensione dai territori interessati dalla mobilitazione contro il caro carburante.
In Sicilia il Comitato trasportatori siciliani ha disposto la revoca del fermo dei servizi, pur mantenendo lo stato di agitazione in attesa della soluzione definitiva delle questioni ancora aperte. In Puglia, invece, la rimozione dei blocchi sarà soltanto parziale, in attesa di risposte concrete da parte dell’Esecutivo.
Il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi, al termine del tavolo in Prefettura a Milano, ha annunciato l’avvio delle erogazioni dei contributi e l’impegno a garantire ulteriori risorse per sostenere il comparto.
La situazione resta tuttavia delicata, soprattutto in Campania, dove le proteste stanno provocando disagi alla circolazione e crescono le preoccupazioni per gli approvvigionamenti di carburante e generi alimentari nelle isole di Ischia e Procida.
«Abbiamo sbloccato circa un miliardo di euro», ha dichiarato Rixi dopo il confronto con le rappresentanze degli autotrasportatori del Mezzogiorno, durato oltre due ore.
Nel dettaglio, circa 480 milioni di euro saranno destinati a coprire le domande presentate fino al 30 agosto, attraverso le risorse già previste per il settore. Ulteriori interventi riguarderanno i mesi successivi, mentre il credito d’imposta relativo al periodo settembre-ottobre, secondo quanto riferito dal viceministro, sarà riconosciuto nel 2027.
L’obiettivo del Governo è avviare rapidamente i pagamenti per dare liquidità alle imprese, molte delle quali denunciano difficoltà nel sostenere i costi operativi, a partire da quelli del carburante.
Rixi ha auspicato la conclusione dei blocchi nel più breve tempo possibile, sottolineando che le richieste delle aziende devono trovare risposte concrete, ma che le proteste non possono protrarsi indefinitamente, soprattutto quando rischiano di compromettere la distribuzione delle merci e i servizi essenziali.
Il Comitato trasportatori siciliani ha annunciato la revoca del fermo dei servizi dopo il confronto con Salvini, giudicando accolte quasi tutte le richieste presentate al Governo.
La decisione punta a favorire la ripresa dei flussi logistici nell’Isola e a consentire il graduale ritorno alla normalità. L’associazione ha tuttavia precisato che le imprese resteranno in stato di agitazione fino alla risoluzione delle ultime questioni e alla formalizzazione degli impegni assunti.
Nei giorni precedenti, i presidi avevano interessato diversi punti strategici, tra cui gli accessi autostradali di Palermo, Messina e Catania, oltre alle aree portuali. Le ripercussioni si sono estese anche alla distribuzione dei prodotti alimentari e alla raccolta dei rifiuti in diversi Comuni della fascia ionica messinese.
Il rallentamento delle consegne ha provocato carenze nei supermercati e difficoltà per numerose attività economiche. La ripresa effettiva dei trasporti sarà quindi determinante per ripristinare la regolarità delle forniture.
Situazione ancora interlocutoria in Puglia, dove i rappresentanti degli autotrasportatori hanno annunciato una riduzione parziale dei blocchi.
«Non verranno sbloccati tutti finché non ci saranno risposte concrete», ha spiegato Antonio Manzi, autotrasportatore autonomo di Cerignola e rappresentante della delegazione pugliese.
Secondo Manzi, il confronto con il ministro e la sua squadra ha consentito di raggiungere un primo accordo, ma le imprese chiedono interventi capaci di risolvere le difficoltà di liquidità che stanno mettendo sotto pressione il settore.
Le parti si aggiorneranno nuovamente nei prossimi dieci giorni per verificare i risultati raggiunti e valutare gli ulteriori passi da compiere.
Rixi ha inoltre riferito che segnali di apertura sono arrivati anche dalla Calabria e, parzialmente, dalla Campania, dove permangono tuttavia diversi presidi.
Particolarmente critica la situazione nelle isole del Golfo di Napoli. A Ischia e Procida le scorte di carburante e alcuni generi alimentari stanno diminuendo sensibilmente, mentre cresce il timore di ripercussioni sui collegamenti marittimi.
La compagnia Caremar ha chiesto alla Prefettura di Napoli e alla Regione Campania di attivare un piano straordinario per assicurare i rifornimenti ed evitare l’interruzione delle corse dei traghetti, ipotizzata a partire da giovedì mattina qualora non fosse possibile ripristinare le consegne.
La nave destinata al trasporto dei carburanti per autotrazione e riscaldamento non è partita dal porto di Pozzuoli, perché le autocisterne necessarie al carico non hanno lasciato i depositi delle raffinerie.
A Ischia si sono formate lunghe code davanti ai distributori, mentre a Procida le disponibilità di benzina risultano prossime all’esaurimento. Anche i supermercati registrano difficoltà, soprattutto per quanto riguarda frutta, verdura, latticini e altri prodotti freschi.
Il rischio riguarda dunque non soltanto le attività commerciali, ma anche la continuità dei trasporti marittimi e la vita quotidiana dei residenti.
La protesta continua a produrre rallentamenti anche in Campania. Per il terzo giorno consecutivo, numerosi mezzi pesanti si sono fermati nei pressi del casello di Avellino Est, lungo l’A16 Napoli-Canosa, provocando code in direzione Napoli. Un presidio analogo è stato segnalato anche all’uscita di Grottaminarda.
Sull’A1 Milano-Napoli si sono registrati rallentamenti alla barriera di Napoli Nord e code nel tratto verso Caserta Nord. Sull’A30 Caserta-Salerno, invece, l’uscita di Nocera Pagani è risultata chiusa da entrambe le provenienze, mentre ulteriori disagi hanno interessato l’area di Nola.
La mobilitazione ha coinvolto anche il Vallo di Diano, con presidi agli svincoli dell’A2 del Mediterraneo di Polla, Atena Lucana, Sala Consilina e Padula-Buonabitacolo. Altri punti interessati sono quelli di Eboli, Contursi, Campagna e Sicignano degli Alburni.
Le forze dell’ordine e il personale Anas sono impegnati nel controllo della viabilità. In diversi presidi le automobili continuano a transitare, mentre i mezzi pesanti restano fermi.
Anche in Calabria la mobilitazione prosegue nel Pollino e nella Sibaritide. Gli autotrasportatori presidiano da cinque giorni la statale 534, nei pressi dello svincolo Firmo-Sibari, e la statale 106, nel territorio di Cassano allo Ionio.
Sulla statale 534 sono presenti decine di autoarticolati, mentre lungo la statale 106 il numero dei mezzi coinvolti è ancora più elevato, con ripercussioni sulla circolazione e il transito regolato a senso unico alternato in alcuni tratti.
Molti camion trasportano merci deperibili, tra cui frutta, verdura, carne e uova, destinate alla grande distribuzione. La permanenza dei mezzi nei punti di presidio aumenta quindi le preoccupazioni per la conservazione delle merci e la regolarità delle consegne.
Parallelamente prosegue anche la mobilitazione degli agricoltori a Castrovillari, dove un presidio è attivo da nove giorni.
Nel Barese, un corteo di trattori e camion ha attraversato le strade alla periferia di Bitonto lungo la provinciale 231, per poi raggiungere la città. Agricoltori e autotrasportatori hanno esposto striscioni e cartelli per denunciare l’aumento dei costi di gestione, la riduzione dei margini economici e le difficoltà delle imprese.
La manifestazione punta a ottenere interventi concreti a sostegno del lavoro e della produzione, con richieste rivolte sia alle istituzioni sia alla cittadinanza.
In Molise, invece, il presidio degli autotrasportatori si è spostato da Roccaravindola a Venafro, lungo la statale 85, arteria di collegamento con la Campania. Nella provincia di Isernia si segnalano difficoltà nel reperimento del carburante e una progressiva riduzione della disponibilità di prodotti freschi in alcuni punti vendita.
Prima del vertice, il ministro Matteo Salvini aveva ribadito la necessità di accelerare l’erogazione delle risorse già previste per il comparto.
I 430 milioni inizialmente indicati, poi aggiornati a circa 480 milioni secondo quanto comunicato da Rixi, rappresentano il primo intervento per rispondere alle richieste delle imprese. Il Governo sta inoltre lavorando a ulteriori misure, comprese nuove disponibilità finanziarie e interventi legati al cosiddetto Marebonus.
La vertenza resta aperta: le prime aperture e la revoca del fermo in Sicilia rappresentano segnali di distensione, ma in altre aree i presidi continuano.
La priorità è ora trasformare gli impegni annunciati in misure operative, ripristinando la circolazione delle merci e garantendo rifornimenti regolari a cittadini, imprese e servizi essenziali.