POLITICA

Caro carburanti, Araneo (M5S) attacca il governo: «Protestare non è reato. Cari marziani, tornate sulla Terra»

La capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale della Basilicata difende agricoltori e autotrasportatori e chiede risposte concrete contro il caro carburante. Riflettori anche sulla mobilitazione di Lavello e sul tavolo di crisi richiesto alla Giunta Bardi.

Il caro carburanti e l’aumento dei costi di produzione accendono lo scontro politico in Basilicata. A intervenire è Alessia Araneo, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, che in un videomessaggio lancia un duro attacco al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e al governo regionale guidato da Vito Bardi, schierandosi al fianco di agricoltori e autotrasportatori impegnati nelle proteste contro il rincaro dei carburanti.

«Protestare non è reato», è il messaggio centrale della consigliera pentastellata, che contesta le dichiarazioni attribuite al ministro sui blocchi stradali e invita le istituzioni ad ascoltare le richieste delle categorie produttive, sempre più in difficoltà per l’aumento delle spese necessarie a mandare avanti le attività.

«Non si protesta per capriccio, ma perché arrivare a fine mese è un’impresa»

Nel suo intervento, Araneo descrive una mobilitazione che coinvolge diverse regioni italiane, dal Mezzogiorno fino al Lazio, con presidi e manifestazioni contro il caro carburante e le ricadute economiche sugli operatori.

«Basilicata, Puglia, Campania, Calabria, Lazio, Molise: intere regioni del Mezzogiorno d’Italia paralizzate, bloccate, in segno di protesta, di pacifica, dignitosissima manifestazione», afferma la consigliera regionale.

Per Araneo, le proteste sono il segnale di un disagio economico che non può essere ignorato. Agricoltori e autotrasportatori chiedono attenzione, sostegni adeguati e un confronto con le istituzioni per individuare soluzioni concrete.

«Stiamo alzando il capo, stiamo rivendicando attenzione da parte del governo regionale, nazionale. E come risponde il governo? Quando arterie strategiche importanti vengono bloccate, e vengono bloccate non per capriccio, ma perché arrivare a fine mese è diventata un’impresa titanica, un’impresa per pochi».

Lo scontro con Lollobrigida: «Chiedono attenzione, non il dito puntato»

Il passaggio più duro del videomessaggio riguarda il ministro Francesco Lollobrigida e le dichiarazioni sulla possibile rilevanza penale del blocco delle strade.

«Ministro, io non so se con questa esternazione abbia voluto dissuadere, scoraggiare i manifestanti dalla protesta agitando lo spauracchio del reato», dichiara Araneo, contestando quello che considera un atteggiamento di chiusura nei confronti delle categorie mobilitate.

«Queste persone stanno manifestando in modo civile, pacifico, dignitoso. Chiedono la sua attenzione, non chiedono il suo dito puntato».

La consigliera richiama anche alcune vicende giudiziarie e politiche nazionali, tra cui quella dei 49 milioni di euro della Lega e il caso Almasri, utilizzandole come argomenti di critica nei confronti dell’atteggiamento del governo. Si tratta di riferimenti polemici a vicende distinte, che non costituiscono di per sé un accertamento di responsabilità nei confronti del ministro.

Il punto politico, secondo Araneo, resta la necessità di distinguere la gestione dell’ordine pubblico dal dovere delle istituzioni di affrontare le ragioni economiche e sociali alla base della protesta.

«Non può essere, invece, caro ministro, reato protestare, manifestare perché non si arriva a fine mese, perché pur lavorando non si riesce a fare la spesa».

Agricoltori e autotrasportatori, il peso dei costi sulle famiglie

Nel videomessaggio, Araneo insiste sulle difficoltà di chi ha trascorso decenni al lavoro e oggi si trova a fare i conti con spese sempre più difficili da sostenere.

«Non è reato aver lavorato per 20, 25, 30 anni, alzandosi alle 3 del mattino, un lavoro piuttosto usurante, non riuscire più a pagare il mutuo di casa o il mutuo che si è aperto per far studiare e lavorare i figli fuori e lontano dalla propria regione».

Un quadro che, secondo la capogruppo del M5S, rende indispensabile un intervento istituzionale tempestivo. L’aumento dei costi del carburante, infatti, incide direttamente sulla sostenibilità delle attività agricole e del trasporto merci, con possibili conseguenze anche sui prezzi finali e sul potere d’acquisto delle famiglie.

«Non è reato, ma è indubbiamente deprecabile, disdicevole, vergognoso non prestare ascolto, non prestare attenzione agli agricoltori, agli autotrasportatori, a intere comunità che si stanno alleando, che si stanno coalizzando con queste categorie», aggiunge Araneo.

La consigliera avverte inoltre che un eventuale prolungamento delle proteste potrebbe ripercuotersi sull’intera collettività.

«Perché se il comparto agricolo o se il comparto della mobilità, degli autotrasporti si fermano, beh, ci fermiamo tutti, si svuotano i supermercati, ci fermiamo anche noi, si fermano intere famiglie».

Lavello abbassa le saracinesche in solidarietà

Tra gli episodi citati da Araneo c’è la mobilitazione di Lavello, nel Vulture-Melfese, dove nella giornata di martedì 20 ottobre numerose attività commerciali hanno abbassato le saracinesche in segno di solidarietà con agricoltori e autotrasportatori.

Un gesto che, nella lettura della consigliera, dimostra come il malcontento abbia superato i confini delle categorie direttamente coinvolte, raggiungendo commercianti e cittadini preoccupati per l’aumento dei costi.

«Oggi le do una notizia, la do a lei, la do ai suoi omologhi di partito qui in Regione Basilicata. Oggi qui c’è un’intera città, Lavello, che ha chiuso le serrande degli esercizi commerciali e ha detto: no, noi non ci stiamo al caro prezzo, al caro carburante».

La protesta diventa così anche un segnale rivolto alla politica regionale, chiamata a confrontarsi con le conseguenze economiche che i rincari producono sulle attività locali e sulle comunità del territorio.

La richiesta di un tavolo di crisi alla Giunta Bardi

Le dichiarazioni di Araneo si inseriscono in un percorso di iniziative politiche portate avanti insieme alla consigliera regionale Viviana Verri. Le due esponenti del Movimento 5 Stelle hanno chiesto alla Giunta guidata da Vito Bardi la convocazione di un tavolo di crisi per affrontare le difficoltà del comparto agricolo e dell’autotrasporto.

Sul fronte istituzionale, la Regione Basilicata ha annunciato risorse a sostegno dell’agricoltura e del sistema produttivo. Dalle opposizioni, tuttavia, resta aperta la questione dei tempi di attuazione degli interventi e della loro effettiva capacità di rispondere alle esigenze delle imprese.

A rendere ancora più acceso il confronto contribuisce anche il rinvio della seduta straordinaria del Consiglio regionale dedicata alle questioni energetiche, inizialmente prevista per il 20 ottobre e contestata da diversi esponenti dell’opposizione.

Il nodo politico resta dunque quello dell’efficacia delle misure messe in campo e della disponibilità delle istituzioni ad aprire un confronto con le categorie che denunciano una crescente difficoltà economica.

«Cari marziani, tornate sulla Terra»

La conclusione del videomessaggio è affidata a una metafora destinata a riassumere il tono dello scontro politico.

«A lei e ai marziani che abitano il governo e che riempiono i palazzi del governo regionale, io vi dico: tornate sulla Terra, perché qui, come diceva qualcuno, l’erba, la terra tremano. Ma voi non ve ne accorgete».

Infine, l’ultimo appello: «Cari marziani, qui dal pianeta Terra è tutto. Fate presto».

Un attacco diretto al governo nazionale e a quello regionale, ma anche un invito a non sottovalutare il malessere delle categorie produttive. Con il caro carburanti al centro della protesta, agricoltori, autotrasportatori e commercianti chiedono risposte capaci di incidere concretamente sui costi di lavoro e di produzione.

Per Araneo, il messaggio è chiaro: le istituzioni devono tornare a confrontarsi con la realtà quotidiana di chi lavora, produce e fatica ad arrivare a fine mese. Perché, conclude la consigliera, ignorare le ragioni della protesta rischia di allargare ulteriormente la distanza tra cittadini e politica.

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