Ulivi millenari, la ricerca svela i segreti del loro Dna
Uno studio realizzato dall’Alsia, fra Basilicata e Calabria, in collaborazione con il CNR individua 114 genotipi unici di olivo, ricostruisce antiche pratiche di coltivazione e apre nuove prospettive per la tutela della biodiversità e l’agricoltura del futuro.

Gli ulivi millenari della Basilicata e della Calabria custodiscono un patrimonio genetico di straordinario valore, frutto di una storia che attraversa i secoli e racconta il legame profondo tra natura, agricoltura e territorio.
A svelarne alcuni segreti è uno studio scientifico internazionale pubblicato sulla rivista Frontiers in Plant Science, realizzato dai ricercatori dell’Alsia, l’Agenzia Lucana di Sviluppo e di Innovazione in Agricoltura, in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e agronomi del territorio.
La ricerca ha analizzato il DNA di 347 olivi, tra cui 172 alberi monumentali, individuando 114 genotipi unici finora non catalogati. Un risultato che conferma quanto il patrimonio olivicolo del Sud Italia sia ricco e ancora in parte da scoprire, con importanti ricadute per la conservazione della biodiversità agricola.
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda le tecniche di coltivazione utilizzate nel passato. Analizzando separatamente le chiome e le radici di 117 alberi, i ricercatori hanno trovato tracce genetiche riconducibili a diverse origini.
I risultati suggeriscono che, nel corso dei secoli, gli agricoltori abbiano innestato varietà selezionate su portainnesti già presenti sul territorio. Una pratica che ha permesso di combinare piante con caratteristiche differenti e che, ancora oggi, lascia una traccia riconoscibile nel patrimonio genetico degli ulivi.
La ricerca ha inoltre individuato tre olivi autoctoni calabresi con caratteristiche genetiche compatibili con una possibile poliploidia, una condizione rara nell’olivo che merita ulteriori approfondimenti scientifici.
Sono emerse anche differenze tra Basilicata e Calabria nella distribuzione dei gruppi genetici associati alla compatibilità riproduttiva, offrendo nuove informazioni utili per comprendere la diversità delle popolazioni locali.
Queste scoperte non hanno soltanto un valore scientifico. Conoscere e conservare la diversità genetica dell’olivo significa disporre di risorse preziose per affrontare le sfide dell’agricoltura dei prossimi anni: dai cambiamenti climatici alla diffusione di nuovi patogeni, fino alla necessità di individuare varietà e materiali vegetali più adatti alle diverse condizioni ambientali.
Il patrimonio individuato potrà quindi contribuire ai futuri programmi di conservazione e miglioramento genetico, rafforzando le basi scientifiche per un’olivicoltura più resiliente e sostenibile.
«La ricerca ha valore quando riesce a tradursi in opportunità concrete per l’agricoltura e per chi ogni giorno lavora la terra.
Il Centro di ricerca dell’Alsia svolge un ruolo strategico proprio in questa direzione: produce conoscenze scientifiche e le mette in relazione con tutte le attività dell’Agenzia, dal trasferimento dell’innovazione all’assistenza tecnica, fino al supporto diretto alle imprese agricole.
La collaborazione con il CNR dimostra quanto sia importante fare rete con il mondo della ricerca per valorizzare le risorse del nostro territorio. Conoscere e tutelare il patrimonio genetico degli ulivi significa proteggere una parte della nostra identità agricola e, allo stesso tempo, costruire nuove opportunità per un’olivicoltura lucana più competitiva, sostenibile e capace di affrontare i cambiamenti climatici», dichiara Michele Blasi, direttore dell’Alsia.