Delitto Poggi, riflettori sui reperti dei Ris: i dati degli accertamenti tornano al centro del caso
La difesa di Alberto Stasi torna a chiedere alla Procura di Pavia l’accesso al materiale tecnico utilizzato nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Al vaglio anche le modalità di conservazione e distruzione di alcuni reperti

I legali di Stasi hanno presentato alla Procura di Pavia una nuova memoria, tornando a sollecitare l’acquisizione del materiale originario utilizzato per gli esami scientifici: dai dati grezzi delle analisi alle corse elettroforetiche, passando per le fialette contenenti gli eluiti e per gli altri documenti tecnici collegati alle attività di laboratorio.
Si tratta di elementi che, secondo la difesa, possono assumere rilievo nell’ambito delle iniziative finalizzate a valutare una possibile revisione della condanna. Parte di questo materiale è stato recentemente messo a disposizione, mentre altri reperti risultano non più recuperabili perché nel frattempo distrutti, sulla base di quanto stabilito in precedenza nell’ambito del procedimento giudiziario.
A riaccendere l’attenzione sulla vicenda sono anche alcuni documenti depositati dai pubblici ministeri pavesi alla fine di settembre, in occasione della nuova chiusura dell’inchiesta che riguarda Andrea Sempio, storico amico del fratello di Chiara Poggi.
Le carte riportano infatti riferimenti agli accertamenti scientifici eseguiti all’epoca dai Ris e alle modalità con cui furono acquisiti, analizzati e successivamente gestiti i reperti. Un capitolo che potrebbe assumere un peso significativo nei prossimi sviluppi giudiziari.
Tra i documenti tornano anche le motivazioni con cui, nel 2017, la Corte d’Assise d’Appello di Milano aveva dichiarato inammissibile una precedente richiesta relativa alla disponibilità degli atti tecnici. I giudici avevano ritenuto che quel materiale non necessitasse di uno specifico provvedimento giudiziario per essere acquisito, trattandosi di documentazione esaminata nel contraddittorio tra le parti e non allegata agli elaborati tecnici per ragioni legate alla sua ritenuta superfluità.
La stessa decisione, tuttavia, non avrebbe escluso la possibilità di ottenere copie della documentazione richiesta.
Su questo fronte la difesa di Stasi ha sollevato nel tempo diversi interrogativi, concentrandosi in particolare sulla gestione dei reperti utilizzati durante le analisi. Nell’ultima istanza vengono evidenziate presunte anomalie e vengono chiesti chiarimenti sui criteri adottati per stabilire quali materiali dovessero essere conservati e quali, invece, eliminati.
Tra gli elementi citati compare anche il pigiama indossato da Chiara Poggi, indicato tra i reperti consegnati dal Ris ai carabinieri di Vigevano nel 2007. La difesa segnala invece l’assenza, nell’elenco richiamato, di alcune provette contenenti lembi di tessuto della vittima.
I legali chiedono inoltre di verificare la corrispondenza tra la documentazione relativa agli accertamenti bio-dattiloscopici e i verbali con cui i reperti furono successivamente restituiti, oltre a ricostruire la destinazione degli eluiti utilizzati durante le analisi, in particolare quelli relativi agli esami del Dna.
La questione riguarda anche quanto riferito all’epoca dal capitano Alberto Marino, che il 4 settembre 2007, all’avvio delle operazioni nei laboratori dei Ris, avrebbe indicato la volontà di conservare il materiale prodotto dagli esami e di renderlo successivamente disponibile all’autorità giudiziaria.
All’interno di questo quadro torna anche il tema della cosiddetta impronta 33, attribuita ad Andrea Sempio nel corso degli accertamenti. Si tratta della traccia ematica individuata nelle vicinanze del luogo in cui venne trovata Chiara Poggi e ritenuta riconducibile al contatto con la maglietta della vittima.
Gli approfondimenti sulla documentazione e sulla gestione dei reperti potrebbero quindi portare a nuove audizioni. Tra le persone che potrebbero essere chiamate a fornire chiarimenti figurano la pm Rosa Muscio, oggi giudice a Milano, e gli ex consulenti Avato e Fabbri, oltre agli altri tecnici e investigatori che parteciparono alle attività scientifiche svolte nel 2007.
Resta da verificare quali saranno le valutazioni della Procura di Pavia e quali conseguenze potranno avere gli ulteriori accertamenti. Tra le ipotesi al vaglio non viene esclusa, qualora emergessero elementi che lo rendessero necessario, anche l’eventuale iscrizione di persone nel registro degli indagati, come garanzia per lo svolgimento degli accertamenti.
Il nuovo capitolo riguarda dunque soprattutto la tracciabilità dei reperti, la conservazione dei materiali di laboratorio e la possibilità di verificare oggi gli accertamenti scientifici eseguiti quasi vent’anni fa, in una vicenda giudiziaria che continua a produrre nuovi approfondimenti.