CULTURA E EVENTI

Bilbao, il Museo de Bellas Artes cambia volto: Norman Foster firma la nuova architettura

Agravitas amplia e rinnova il museo senza cancellarne la storia. Nuovi spazi espositivi, una grande galleria da 1.500 metri quadrati e un nuovo atrio nel progetto dell’architetto britannico

«Siamo orgogliosi e felici di celebrare la nuova vita del Museo de Bellas Artes». Con queste parole Norman Foster ha presentato il nuovo intervento realizzato a Bilbao, città con la quale l’architetto britannico ha un rapporto che dura da quasi quarant’anni, iniziato con il progetto della metropolitana nel 1988.

Si chiama Agravitas la nuova struttura che sarà inaugurata ufficialmente e aperta al pubblico domani. Il progetto aggiunge un ulteriore capitolo alla storia del museo, nato 118 anni fa e sviluppatosi attraverso le architetture realizzate nel 1945 e negli anni Settanta.

L’obiettivo dell’intervento, realizzato da Foster insieme all’architetto bilbaino Luis María Uriarte, è stato quello di ampliare e aggiornare il complesso senza cancellare le tracce delle diverse epoche che lo hanno caratterizzato.

Il nuovo corpo architettonico si sviluppa per circa 55 metri ed è sostenuto da grandi pilastri a V. Foster lo descrive come una struttura «eterea, sospesa», apparentemente priva di peso e quasi galleggiante sopra gli edifici esistenti, nonostante la complessa struttura in acciaio che la sostiene.

La vera sfida, però, non sarebbe stata soltanto quella tecnica. Per l’architetto il progetto doveva rispettare un principio fondamentale: intervenire senza demolire, aggiungendo nuovi spazi e collegando quelli già esistenti.

«Aggiungere, rispettando ciò che esiste già», è il concetto alla base di Agravitas. Una scelta che punta a costruire un nuovo livello della storia del museo senza interromperne la continuità.

Il Museo de Bellas Artes rappresenta una sorta di racconto architettonico della trasformazione di Bilbao: le sue diverse strutture testimoniano le fasi attraversate dalla città, dal passato industriale alla sua attuale dimensione culturale e internazionale.

Foster ha ricordato con soddisfazione il rapporto con la città e l’opportunità di essere stato coinvolto nel progetto attraverso un concorso. La scelta progettuale fondamentale, ha spiegato, è stata quella di guardare verso l’alto, utilizzando lo spazio verticale per ampliare il museo senza compromettere le strutture preesistenti.

Il team dell’architetto ha inoltre recuperato l’ingresso principale del museo e scelto di evitare nuovi scavi sotterranei, così da contenere costi e rischi e, allo stesso tempo, preservare l’apporto della luce naturale.

Uno degli elementi più importanti del nuovo edificio è la grande sala espositiva al piano superiore. Priva di colonne, si estende per 1.500 metri quadrati e sarà destinata alle mostre temporanee. Lo spazio è completato da una terrazza dedicata alla scultura.

Al livello inferiore trovano invece posto le collezioni di Design e Architettura e gli spazi dedicati alle attività educative. Il progetto prevede inoltre il recupero dell’auditorium, mentre biblioteca e archivio potranno contare su nuovi spazi di deposito.

«La sfida principale è stata guadagnare spazio per ospitare ed esporre l’arte», ha sottolineato Foster, evidenziando come l’architettura sia stata concepita soprattutto al servizio delle collezioni e dei visitatori.

Un’altra trasformazione significativa riguarda l’antico patio esterno, che è stato integrato nel complesso e trasformato nell’Atrio Arriaga.

Al centro della nuova piazza interna è stata mantenuta la fontana dedicata a Juan Crisóstomo de Arriaga, destinata a diventare uno dei punti di riferimento del museo.

L’atrio è stato concepito come uno spazio aperto e attraversabile, capace di mettere in relazione la città con le sale espositive. Una sorta di soglia tra lo spazio urbano e le collezioni del museo.

A caratterizzare il nuovo intervento è anche l’utilizzo dell’acciaio, materiale profondamente legato alla storia industriale di Bilbao.

La struttura non vuole quindi rappresentare una rottura con il passato, ma trasformare uno degli elementi simbolici della memoria produttiva della città in uno strumento per guardare al futuro.

Agravitas diventa così parte di una continuità architettonica che comprende anche il precedente ampliamento progettato da Luis María Uriarte. Foster, che aveva partecipato 26 anni fa alla giuria incaricata di scegliere proprio quel progetto, torna oggi a lavorare con lo stesso architetto.

La riapertura del museo sarà accompagnata anche dall’arrivo di nuove opere. Foster e la moglie Elena hanno donato tre sculture: Sappho di Anselm Kiefer e Toronto Flats e Low Line Flats di Anthony Caro.

Le opere dialogheranno con la nuova terrazza e con gli spazi pubblici del complesso, rafforzando l’idea di un museo non isolato dal contesto urbano, ma profondamente connesso alla città.

Con Agravitas, il Museo de Bellas Artes aggiunge dunque un nuovo capitolo alla propria storia: un intervento contemporaneo che punta ad ampliare le possibilità espositive e culturali senza cancellare le architetture e la memoria che hanno accompagnato Bilbao nella sua trasformazione.

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