Un risveglio improvviso quello di Coldiretti? Ora tutti pronti a protestare?

Apprendiamo con una certa curiosità che Coldiretti è improvvisamente pronta alla mobilitazione. Persino a scendere in piazza.
E qualche domanda, inevitabilmente, sorge spontanea.
Coldiretti non era seduta appena pochi giorni fa al Tavolo Verde del 28 settembre con l’assessore Cicala e le altre organizzazioni agricole? Non bisognava attendere risposte, provvedimenti, tempi della politica? Lunedì seduti al tavolo con Cicala. Venerdì in stato di mobilitazione. Cinque giorni. Un record.
Benvenuti. In ritardo — ma benvenuti. Il treno era partito da un pezzo. Da mesi. E lo sapete.
Perché quei temi — il gasolio alle stelle, i fertilizzanti raddoppiati, l’energia triplicata, i costi insostenibili, le aziende allo stremo, le famiglie che abbandonano i campi — li denunciamo noi da mesi. Quando parlarne era meno comodo. Quando era più conveniente sedersi al tavolo che alzarsi dalla sedia. Quando un comitato nato da poco veniva ignorato perché disturbava. Adesso quei temi sono di tutti. Prego.
E allora la domanda è semplice. Cosa è cambiato in cinque giorni? È cambiata la situazione delle aziende agricole? No. È cambiato il clima nelle campagne? Sì. E Coldiretti lo ha sentito.
Visto che oggi Coldiretti denuncia una “perdurante mancanza di risposte” e annuncia di essere pronta a scendere in piazza — sarebbe interessante conoscere anche la posizione del Governo nazionale e del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida — quello che con Coldiretti va a braccetto quando conviene e che conviene quando si va a braccetto. Perché quando l’agricoltura sta male, le responsabilità e soprattutto le soluzioni non si cercano a giorni alterni e all’indirizzo politico più conveniente del momento.
Ci auguriamo sinceramente che questa mobilitazione sia reale, concreta e soprattutto utile agli agricoltori. Ci auguriamo che non sia una manifestazione di facciata, organizzata per intercettare un malcontento che ormai nelle campagne è evidente — e che sta spingendo sempre più agricoltori a cercare forme nuove e indipendenti di rappresentanza.
Se Coldiretti scenderà davvero in piazza per difendere gli agricoltori — saremo i primi a riconoscerlo. Giù il cappello. Il nostro — quello sporco di terra. Non quello di paglia che si mette e si toglie a seconda del vento.
Ma una cosa deve essere altrettanto chiara. Il Coordinamento Agricoltori Basilicata continuerà a parlare con tutti — istituzioni comprese — mantenendo la propria autonomia. Noi non ci facciamo mettere il cappello in testa. Né dalla politica. Né dalle associazioni di categoria. Non abbiamo interessi. Non abbiamo padroni.
Solo gli agricoltori lucani. Quelli veri.
Coordinamento Agricoltori della Basilicata