Residenze per anziani in Basilicata, l’ARSSAB lancia l’allarme: «Chi paga?»
L’Associazione Regionale Strutture Socio Assistenziali della Basilicata torna a chiedere un intervento sul sistema dell’assistenza residenziale. «I costi aumentano, le rette diventano insostenibili e il rischio è che a pagare siano ancora una volta le famiglie»
POTENZA – «Non occorreva Nostradamus. Bastava una calcolatrice». Con una battuta amara, l’ARSSAB, Associazione Regionale Strutture Socio Assistenziali della Basilicata, torna a sollevare una questione che da anni riguarda il futuro delle strutture residenziali per anziani della regione: la sostenibilità economica di un sistema chiamato a garantire sempre più servizi, personale, professionalità e standard, senza che sia stata ancora individuata una risposta strutturale alla crescita dei costi.
L’associazione ricorda di aver già segnalato, alcuni anni fa, il rischio di una progressiva insostenibilità del comparto. Il meccanismo, secondo l’ARSSAB, è semplice: se aumentano gli obblighi e le prestazioni richieste alle strutture, ma non vengono adeguatamente riconosciuti i relativi costi, il conto finisce inevitabilmente sulle rette, sulle strutture oppure sulla continuità stessa dei servizi.
Una previsione che oggi, sostiene l’associazione, trova conferma nelle difficoltà emerse anche sul piano istituzionale.
Nel comunicato del 30 gennaio 2026, diffuso dopo un incontro con i rappresentanti delle residenze socio-assistenziali per anziani, la Regione Basilicata ha infatti preso atto delle difficoltà segnalate dalle famiglie in relazione all’aumento delle rette e delle possibili conseguenze sociali del fenomeno.
Nello stesso contesto è stata evidenziata la necessità di riattivare un tavolo tecnico per la revisione del Manuale di autorizzazione delle strutture e di individuare regole più omogenee e strumenti sostenibili.
«A quasi nove anni dall’approvazione della DGR n. 194/2017 – sottolinea l’ARSSAB – abbiamo finalmente raggiunto un primo importante risultato: abbiamo scoperto che il problema esiste. Non è poco. Adesso, possibilmente senza impiegare altri nove anni, sarebbe interessante provare anche a risolverlo».
I costi aumentano, ma il sistema deve continuare a funzionare
Nel frattempo, le strutture hanno continuato a garantire assistenza, turnazioni, personale, sicurezza, vitto, riscaldamento e adeguamenti strutturali.
Ma, osserva l’associazione, «un infermiere ha uno stipendio, un operatore socio-sanitario anche. Il riscaldamento costa. L’energia costa. Il vitto costa. La sicurezza costa. I rinnovi contrattuali costano».
E persino le imprese sociali, ricorda con ironia l’ARSSAB, devono pagare contributi, dipendenti e fornitori.
«La solidarietà è un valore – si legge nell’intervento – ma non risulta ancora accettata come valuta corrente né dall’INPS né dai fornitori di energia».
Il problema, quindi, non sarebbe soltanto quello dell’adeguamento delle strutture, ma soprattutto quello della sostenibilità della gestione ordinaria.
Gli 8 milioni per gli investimenti e la domanda sulla gestione
Un ulteriore elemento viene individuato dall’associazione nella DGR n. 256 del 12 maggio 2026, con la quale la Regione Basilicata ha approvato un Avviso pubblico da 8 milioni di euro destinato a sostenere investimenti per l’avvio, l’ampliamento, la riqualificazione e l’adeguamento delle strutture del comparto.
Un intervento importante sul piano degli investimenti, ma che secondo l’ARSSAB apre una questione altrettanto importante: come garantire la sostenibilità della gestione quotidiana?
«Possiamo avere edifici più belli, impianti più moderni e strutture perfettamente adeguate – osserva l’associazione – ma se il costo corrente del servizio resta incompatibile con le rette che le famiglie possono sostenere, rischiamo di avere strutture magnificamente adeguate e famiglie che non possono permettersi di entrarci».
È questo, secondo l’ARSSAB, il nodo centrale della discussione.
Il problema riguarda i Comuni e il welfare dei territori
L’associazione si rivolge quindi direttamente ai sindaci lucani.
Non per attribuire loro responsabilità che non hanno, ma perché, sostiene l’ARSSAB, il sindaco rappresenta spesso il primo punto di riferimento per le famiglie che si trovano ad affrontare una situazione di fragilità.
Quando una famiglia non riesce più a sostenere la retta del proprio anziano, quando l’assistenza domiciliare non è sufficiente o quando una struttura di un piccolo Comune rischia di ridurre i posti, il problema diventa immediatamente un problema della comunità.
E in molti piccoli centri una residenza per anziani non rappresenta soltanto un’attività economica.
È un servizio sociale, un luogo di assistenza, un datore di lavoro e, in alcuni casi, anche un presidio contro lo spopolamento.
«Quando una struttura presente da anni in un piccolo Comune sarà costretta a ridurre posti, personale o, nell’ipotesi peggiore, a chiudere – sottolinea l’ARSSAB – chi dovrà spiegare alla comunità che sono scomparsi insieme un servizio essenziale e posti di lavoro? Probabilmente non telefoneranno alla DGR n. 194/2017. Telefoneranno al Sindaco».
Il nodo delle prestazioni sanitarie
Un altro punto sul quale l’associazione chiede chiarezza riguarda la distinzione tra assistenza sociale e assistenza sanitaria.
Secondo l’ARSSAB, alle strutture definite socio-assistenziali vengono richieste professionalità, attività e costi che si avvicinano sempre più alla sfera sanitaria.
Da qui la richiesta di una scelta chiara.
Se le strutture sono socio-assistenziali, sostiene l’associazione, devono essere regolamentate e finanziate in modo coerente con tale funzione.
Se invece devono garantire stabilmente prestazioni a rilievo sanitario, allora occorre riconoscere anche economicamente tali prestazioni.
«Le prestazioni sanitarie hanno un costo e quel costo non può essere semplicemente nascosto dentro la retta pagata dalle famiglie», afferma l’ARSSAB.
E qui torna l’ironia: «Altrimenti abbiamo inventato un modello straordinario: la sanità senza spesa sanitaria».
Tre richieste ai Sindaci
L’ARSSAB non si limita alla denuncia e propone ai sindaci lucani tre azioni concrete.
La prima è la richiesta formale alla Regione Basilicata di un tavolo istituzionale permanente, al quale partecipino Comuni, Ambiti territoriali sociali, Aziende sanitarie, strutture e rappresentanze delle famiglie.
Un tavolo che, secondo l’associazione, dovrebbe avere tempi definiti per affrontare la revisione della DGR n. 194/2017, gli standard, la distinzione tra prestazioni sociali e sanitarie e le relative coperture economiche.
La seconda proposta riguarda gli Ambiti territoriali sociali, attraverso una ricognizione condivisa dei posti disponibili, delle rette, delle liste d’attesa, delle situazioni di fragilità e dei casi nei quali le famiglie non riescono più a sostenere il costo dell’assistenza.
La terza è la costruzione di una posizione unitaria dei Comuni lucani da portare nelle sedi istituzionali di confronto con Regione, Aziende sanitarie e rappresentanze degli enti locali.
L’obiettivo indicato dall’ARSSAB è arrivare a finanziamenti adeguati, criteri omogenei, una compartecipazione sostenibile per le famiglie e garanzie sulla continuità dei servizi.
«La domanda è sempre la stessa: chi paga?»
Il messaggio finale dell’associazione è diretto.
«Non chiediamo ai Sindaci di sostituirsi alla Regione – sottolinea l’ARSSAB – né di risolvere con i bilanci comunali problemi che non hanno creato».
Ai primi cittadini viene chiesto, invece, di rappresentare il bisogno delle proprie comunità, coordinarsi con gli altri Comuni e pretendere risposte dagli enti che hanno competenza e responsabilità.
Perché, osserva l’associazione, chiedere contemporaneamente più servizi, più personale, più qualità, più controlli e rette più basse può mettere tutti d’accordo.
«Manca soltanto un dettaglio: chi paga?».
Una domanda che l’ARSSAB considera tutt’altro che provocatoria, perché dalla sua risposta dipenderebbe la sostenibilità dell’intero sistema.
L’associazione assicura la propria disponibilità a partecipare a un confronto istituzionale serio.
E chiude con una nuova battuta, che riassume il senso dell’intervento: «Dopo tanti anni abbiamo acquisito una certa esperienza in materia di tavoli. Ma vorremmo evitare che, mentre continuiamo a discutere del tavolo, nel frattempo vengano meno le sedie».
L’appello dell’ARSSAB è quindi rivolto ai sindaci: intervenire prima che le difficoltà economiche delle strutture si trasformino in un problema sociale più ampio, con conseguenze sulle famiglie, sugli anziani, sui lavoratori e sulla tenuta dei servizi nei territori più fragili della Basilicata.
A.R.S.S.A.B. – Associazione Regionale Strutture Socio Assistenziali della Basilicata
Il Presidente Regionale, Dott. Vincenzo Clemente