Il lato B del paradiso inaugura la giornata finale del BIFF – Rionero in Vulture, sabato 3 ottobre
Sabato 3 ottobre, alle 16.10, la presentazione de “Il lato B del paradiso” (Rubbettino, collana Zonafranca) apre la giornata conclusiva della VII edizione del Basilicata International Film Festival, a Rionero in Vulture. Auditorium del Centro Sociale Pasquale Sacco, ingresso libero

RIONERO IN VULTURE – Una questione di paternità letteraria aperta nel 1832 e mai chiusa arriva sabato pomeriggio a Rionero in Vulture.
Alle 16.10, nell’Auditorium del Centro Sociale Pasquale Sacco, Antonio Cecere e Igor Uboldi presentano Il lato B del paradiso. John Milton e Padre Serafino della Salandra. Convergenze parallele del Barocco (Rubbettino, collana Zonafranca). L’incontro inaugura la giornata conclusiva della VII edizione del Basilicata International Film Festival. A dialogare con gli autori sarà la giornalista Viridiana Myriam Salerno. L’ingresso è libero.
Il BIFF, diretto da Alberto Nigro, si svolge a Rionero in Vulture dal 1° al 3 ottobre: tre giornate di proiezioni, incontri, masterclass, attività formative e musica, quest’anno costruite attorno al tema dell’acqua. Dopo la presentazione del volume il pomeriggio prosegue con le ultime proiezioni in concorso e si chiude con la premiazione.
La questione è presto detta. Nel 1647, a Cosenza, esce l’Adamo caduto: una tragedia sacra scritta da un frate minore osservante nato a Salandra, con l’Eden per palcoscenico e il serpente nel ruolo del protagonista. Vent’anni più tardi Londra legge il Paradise Lost di John Milton. Che i due testi avessero qualcosa in comune lo sostenne per primo, nel 1832, l’erudito calabrese Francesco Zicari: «Lo credereste?
Da questa tragedia sagra ha il Milton tratto l’idea, il disegno, le parti ed i più bei pensieri del suo poema». Nel 1915 ci tornò sopra un inglese, Norman Douglas, che in Old Calabria intitolò un intero capitolo «Milton in Calabria».
Poi la vicenda si è arenata: da una parte la rivendicazione campanilistica, dall’altra la scrollata di spalle accademica.
Cecere e Uboldi non rifanno il processo. Prove dirette non ne esistono – nessuna lettera, nessun documento, nessun incontro fra i due – e la caccia al plagio, scrivono, resta «un labirinto per topi studiosi».
Il libro sposta la domanda: come si arriva a scrivere due volte, a vent’anni di distanza e ai due estremi dell’Europa, la stessa scena?
La risposta sta nel secolo. Un continente spaccato dalle guerre di religione, un teatro sacro che sforna cori di angeli e di diavoli a getto continuo, accademie che discutono all’infinito, la peste, la fame. In quel paesaggio il puritano inglese e il francescano lucano smettono di essere agli antipodi e diventano due esiti dello stesso Barocco: convergenze parallele, appunto.
Sono centotrentasei pagine scritte con il passo del racconto, non della perizia. Ci passano fra Paolo Sarpi, sopravvissuto a un agguato e capace di riderne, la rivolta di Masaniello, la peste del 1656 che si porta via più del quaranta per cento del Regno di Napoli – e con esso Serafino -, Galileo agli arresti ad Arcetri, Isaac Newton a caccia di falsari.
Ne esce anche una Basilicata seicentesca che non somiglia allo stereotipo dei monaci, delle pecore e delle strade percorribili a dorso di mulo.
Ci sono accademie letterarie, dispute erudite, conventi in rapporto con Napoli e con l’Europa, una rete di lettori e di stampatori più fitta di quanto si immagini: nel solo Cinquecento, in Italia, di accademie se ne contarono trecentosettantasette, trentasei delle quali nel Regno di Napoli.
È il tessuto che rende plausibile, se non la copia, la circolazione delle stesse idee fra Cosenza, Napoli e Londra.
Alla fine il plagio serve da porta d’ingresso, non da verdetto. Restano due domande: che cosa significhi «originalità» in un’epoca che pensava per immagini condivise, e per quale motivo una letteratura periferica smetta di esistere appena qualcuno smette di leggerla.
La presentazione al BIFF è promossa in collaborazione con l’ArcheoClub del Vulture APS “Giuseppe Catenacci”, associazione che a Rionero in Vulture lavora da anni sulla valorizzazione del patrimonio storico e culturale del territorio e che è tra i promotori dell’Eminalis Festival.