CRONACA

Coordinamento Agricoltori della Basilicata: “Assessore Cicala, si dimetta.”

Parliamoci chiaro.

Ieri il Tavolo Verde. Urgentissimo. Convocato in 48 ore. Mezzo vuoto. Risultato zero. Ci rivediamo fra sette giorni. Sette giorni. Mentre il gasolio è aumentato del 40%, i fertilizzanti sono raddoppiati, l’energia è triplicata e il Metapontino aspetta i ristori da marzo. Da marzo. Non da ieri. Da marzo.

E ieri — ieri — l’assessore Cicala si è reso conto dei problemi che affliggono l’agricoltura lucana. Ieri. Al Tavolo Verde. Ci chiediamo cosa sia successo. Un’eclissi? Una visione? Una folgorazione sulla via di Potenza? Perché quei problemi esistono da mesi. Da anni. Le famiglie lucane non hanno iniziato ad abbandonare i campi ieri. Lo stanno facendo da mesi. Silenziosamente. Senza comunicati. Senza conferenze stampa delle 12:30. Chiudono aziende che esistono da generazioni e vanno via. Questo succede adesso. Mentre l’assessore costruisce percorsi.

E poi quella parola. Collegialmente. L’assessore all’agricoltura lucana non decide da solo — deve chiedere a Bardi, deve aspettare la giunta, collegialmente. Quindi o è commissariato e non conta nulla, oppure usa il collegialmente come scudo politico per scaricare su Bardi quello che non riesce o non vuole fare. In entrambi i casi chi paga il prezzo sono gli agricoltori lucani. Come sempre.

Assessore Cicala — glielo diciamo chiaramente, senza rancore, con rispetto. Lei è una persona seria. Preparata. Istituzionale. Fin troppo istituzionale per un ruolo che richiede di sporcarsi le mani, di sapere il prezzo del gasolio prima di aprire l’ordine del giorno, di tornare dalla giunta con le risposte — non con i riaggiornamenti. Di battere i pugni. Sempre. Ogni giorno. Per chi lavora la terra. Lei questo non lo fa. Non lo ha fatto. Da mesi.

Si dimetta.

Le soluzioni esistono. La Basilicata estrae petrolio e porta ricchezza a tutta Italia — quella ricchezza deve tornare qui, sui campi, sui ristori che aspettano da marzo, su un sistema idrico che trattiene l’acqua invece di mandarla a mare. Quando va in crisi un comparto industriale la politica arriva subito con fondi e decreti. Quando chiude un’azienda agricola lucana — silenzio. Quel silenzio ha un costo. E quel costo lo pagano le famiglie lucane ogni giorno.

Presidente Bardi — tocca a lei. Le royalties ci sono. Le famiglie ci sono. Le soluzioni ci sono. Manca una cosa sola — decidere. Adesso. Non fra sette giorni. All’opposizione una parola sola — adesso. Non alle prossime elezioni. Adesso. Perché chi oggi abbandona i campi domani ricorda. Sempre. Chi c’era e chi non c’era. Chi ha parlato e chi ha aspettato.

E ai giornalisti lo diciamo direttamente. Voi lo sapete. Da mesi scriviamo comunicati, solleviamo problemi, raccontiamo di famiglie che abbandonano i campi e di ristori che non arrivano. Voi li avete pubblicati. Li avete messi in prima pagina. Continuate a farlo. Perché il silenzio istituzionale si combatte con una sola arma. La verità. Scritta. Pubblicata. Ogni giorno.

Mercoledì 30 settembre. Policoro. Ore 17:00. Noi ci siamo. Con i numeri. Con le soluzioni. Con le famiglie che vogliono ancora restare nei loro campi.

Si decide. Stavolta.

Coordinamento Agricoltori della Basilicata

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