CRONACA

Confartigianato: in sei mesi oltre 11 mila euro di costi in più per ogni camion

Autotrasporto. Confartigianato: in sei mesi oltre 11 mila euro di costi in più per ogni camion. Rosa Gentile: «Le piccole aziende non possono continuare ad assorbire rincari che erodono liquidità e margini»

Il pieno di un tir arriva a costare quasi 2.000 euro. E per un’impresa di autotrasporto significa mettere in conto, in appena sei mesi, oltre 11 mila euro di maggiori costi.

È il conto del caro-gasolio che torna a pesare sulle imprese e che in Basilicata rischia di farsi sentire ancora più forte, in un settore composto in larga parte da piccole aziende artigiane e realtà monoveicolari.

Sono circa un migliaio le imprese di autotrasporto lucane iscritte all’Albo, un patrimonio imprenditoriale che assicura ogni giorno il collegamento tra le attività produttive della regione e i mercati nazionali ed europei. Ma il comparto arriva a questa nuova emergenza dopo avere già perso, nell’ultimo decennio, circa il 17,3% delle imprese, passate dalle 1.105 di dieci anni fa alle attuali circa mille.

Il quadro tracciato da Confartigianato Trasporti, riunita a Roma per l’assemblea nazionale, è quello di un settore stretto tra aumento dei costi, riduzione dei margini e necessità di investire nel rinnovo dei mezzi. «Da febbraio a oggi il caro-carburanti è costato in media 11.200 euro in più per ciascun camion di un’impresa di autotrasporto», denuncia l’associazione.

Un dato che trova una traduzione concreta nei numeri del rifornimento. Tra febbraio e settembre il prezzo industriale del gasolio, al netto delle tasse, è aumentato del 54,3%. Per un camion con un serbatoio da 900 litri e una percorrenza di circa 3.000 chilometri al mese, il pieno è passato da 1.503,78 a 1.971,61 euro. Quasi 468 euro in più ogni volta.

Con quattro pieni al mese, la spesa sale da 6.015 a 7.886 euro, con un aggravio mensile di 1.871 euro. In sei mesi il conto arriva a 11.227,92 euro in più per ciascun camion.

«Le nostre imprese di autotrasporto stanno assorbendo da mesi rincari che mettono sotto pressione liquidità e margini. Quello per il carburante è un costo incomprimibile e non possiamo continuare a gestire da soli questa emergenza», sottolinea il presidente di Confartigianato Trasporti, Claudio Riva.

Una fotografia che, in Basilicata, assume un peso particolare. La rete dell’autotrasporto è infatti strettamente legata alle principali filiere produttive regionali, dall’automotive del Melfese al comparto estrattivo, dall’agroalimentare alla manifattura. Per molte piccole imprese, ogni aumento del costo del gasolio finisce direttamente sui margini.

«Il dato dei 11 mila euro in più per camion rende molto bene l’idea della pressione che stanno vivendo le nostre aziende – afferma Rosa Gentile, dirigente nazionale e regionale di Confartigianato –. In Basilicata parliamo soprattutto di piccole e micro imprese, spesso con uno o pochi mezzi, per le quali un aumento di questa portata non è una semplice voce di bilancio, ma può diventare un problema di liquidità e di continuità aziendale».

Gentile richiama quindi l’attenzione sul ruolo strategico del settore. «L’autotrasporto non è un comparto che può essere considerato marginale. Se si muovono le merci, si muove l’economia. Le imprese lucane devono sostenere costi di percorrenza importanti per raggiungere i mercati e collegare la Basilicata al resto del Paese. Per questo non possiamo chiedere agli imprenditori di assorbire indefinitamente rincari che non sono comprimibili».

Confartigianato considera positivo il rifinanziamento del credito d’imposta, portato a una dotazione complessiva di 434 milioni di euro, ma chiede che le risorse arrivino rapidamente alle imprese. «Ancora non abbiamo ricevuto un euro – evidenzia Riva –. Le imprese stanno sostenendo i maggiori costi adesso e hanno bisogno di liquidità adesso».

La richiesta al Governo è di evitare nuovi tagli generalizzati delle accise e di concentrare gli interventi sulle imprese di autotrasporto maggiormente esposte, rendendo strutturale il credito d’imposta o rafforzando strumenti già operativi, come i rimborsi dei pedaggi autostradali e le deduzioni forfetarie per le imprese artigiane.

«Servono risposte rapide e soprattutto strutturali – aggiunge Gentile –. Non basta intervenire quando l’emergenza è già esplosa. Bisogna mettere le imprese nelle condizioni di programmare, investire e rinnovare il parco mezzi. Senza una politica industriale per il trasporto merci, il rischio è di indebolire ulteriormente un settore indispensabile alla competitività della Basilicata».

Sul tavolo c’è anche il tema degli investimenti. Confartigianato Trasporti chiede lo sblocco di 590 milioni di euro per il rinnovo del parco veicolare e una revisione, in sede europea, delle norme sui tempi di guida e di riposo previste dal Regolamento UE 561/2006.

Il presidente Riva rivendica il «senso di responsabilità» che ha portato alla revoca del fermo nazionale, ma ora chiede «ristori tempestivi, sblocco degli investimenti per il nostro settore e regole adeguate alla realtà e al futuro del trasporto merci».

Per la Basilicata la questione è dunque anche territoriale. Mille imprese, migliaia di lavoratori e una rete di trasporto indispensabile per tenere insieme produzione e mercati. Il rischio, avverte Confartigianato, è che l’aumento dei costi finisca per accelerare quel processo di riduzione del numero delle imprese che negli ultimi dieci anni ha già portato il comparto lucano a perdere quasi un’azienda su cinque.

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