POLITICA

Acqua lucana, oltre 52 milioni di euro da recuperare dalla Puglia: ora i Comuni chiedono risposte

Chiorazzo e Vizziello (BCC) incalzano la Regione: “È il momento di dire quanto è stato incassato e quando le risorse torneranno ai territori”. Nel mirino il 20% destinato al riequilibrio territoriale

C’è una cifra che pesa sul futuro di molti Comuni lucani: 52 milioni e 575 mila euro.

È il credito che la Regione Basilicata ha quantificato nei confronti di Acquedotto Pugliese per la vendita dell’acqua all’ingrosso relativa alle annualità 2022-2025. Una somma importante, che torna al centro del dibattito politico regionale e che, soprattutto, riporta alla domanda che da tempo arriva dai territori: quando una parte di quelle risorse tornerà concretamente alle comunità che l’acqua la mettono a disposizione?

A riaccendere i riflettori sulla questione sono i consiglieri regionali di Basilicata Casa Comune, Angelo Chiorazzo e Giovanni Vizziello, che hanno presentato un’interrogazione urgente al presidente della Giunta regionale.

Il punto, secondo i due consiglieri, non è più soltanto sapere a quanto ammonti il credito. Quel numero, infatti, oggi c’è.

Ora bisogna capire quanto è già stato incassato, quanto spetta ai territori e soprattutto quando quelle somme saranno programmate e distribuite.

Il credito e il piano di rientro

La quantificazione è arrivata con l’approvazione dell’assestamento di bilancio regionale 2026/2028.

Il documento indica in 52.575.710 euro le somme dovute da Acquedotto Pugliese alla Regione Basilicata per gli anni dal 2022 al 2025.

È stato inoltre definito un piano di rientro in cinque anni, con pagamenti trimestrali a partire dal 30 giugno scorso.

Ed è proprio questo passaggio che, secondo Chiorazzo e Vizziello, rende ancora più urgente fare chiarezza.

“Adesso bisogna dire con chiarezza quanto è stato già incassato, quanto spetta ai territori e soprattutto quando queste risorse saranno programmate e ripartite tra i Comuni del Senisese e della Val d’Agri”, sostengono i consiglieri.

Una richiesta che parte da una questione apparentemente tecnica, quella dei pagamenti e dei bilanci, ma che in realtà tocca un tema molto concreto per le comunità lucane: il valore dell’acqua e il ritorno economico di una risorsa che nasce sul territorio.

Il 20% destinato al riequilibrio territoriale

Chiorazzo e Vizziello ricordano di aver già sollevato la questione lo scorso anno, chiedendo alla Regione di procedere alla programmazione del 20% delle somme incassate dalla vendita dell’acqua all’ingrosso, quota che la legge destina al riequilibrio territoriale.

All’epoca, ricordano i consiglieri, la Regione aveva spiegato che si sarebbe proceduto una volta completate la quantificazione e il trasferimento delle risorse.

Oggi, sottolineano, entrambe le condizioni sono state almeno in parte definite: il credito è stato quantificato e il piano di rientro è stato stabilito.

Da qui la nuova sollecitazione.

“Per questo chiediamo di sapere quanto è stato effettivamente incassato sino ad oggi, a quanto ammonta il 20% da destinare ai territori e quando sarà convocato il Comitato di Coordinamento e Monitoraggio con i Sindaci”, spiegano Chiorazzo e Vizziello.

Una questione che riguarda persone e territori

Dietro una cifra come 52 milioni di euro c’è però qualcosa di più di una voce di bilancio.

C’è un territorio che da decenni mette a disposizione una delle sue risorse più preziose: l’acqua.

È l’acqua degli invasi, delle sorgenti, delle montagne lucane. È una ricchezza naturale che attraversa la storia economica e sociale della Basilicata e che alimenta anche territori al di fuori della regione.

Per le comunità del Senisese e della Val d’Agri, quindi, il tema non riguarda soltanto il modo in cui vengono contabilizzate le entrate regionali. Riguarda la possibilità di trasformare una risorsa naturale in investimenti, servizi e opportunità per i territori che la custodiscono.

È questo il senso della richiesta avanzata dai due consiglieri: convocare il Comitato di Coordinamento e Monitoraggio con i sindaci e mettere finalmente attorno allo stesso tavolo Regione e amministrazioni locali.

La domanda che arriva dai Comuni

La domanda, in fondo, è semplice: quando torneranno ai territori le risorse che spettano loro?

Non si tratta soltanto di stabilire una percentuale. Si tratta di capire tempi, modalità e programmazione.

Perché per un piccolo Comune anche risorse che, nel bilancio complessivo regionale, possono sembrare una voce tra le tante possono rappresentare la possibilità di intervenire su una strada, migliorare un servizio, sostenere un progetto, rendere più attrattivo un territorio.

E proprio per questo, secondo Chiorazzo e Vizziello, non basta più fermarsi alla quantificazione del credito.

“Parliamo di risorse che spettano alle comunità che da decenni mettono a disposizione una risorsa preziosa come l’acqua e che ora devono tornare concretamente ai territori”, affermano.

Adesso la palla passa alla Regione. I numeri sono stati messi nero su bianco. Resta da capire quando quei numeri diventeranno risorse realmente disponibili per i Comuni e per le comunità della Basilicata.

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