Carla Taibi ricorda Emma Bonino: «È stata un esempio. In qualche modo ha vinto»

ROMA – «Emma è stata l’ispirazione di molte ragazze, e io ero una di loro. Non avrei mai pensato che avrei avuto la possibilità di lavorare ogni giorno al suo fianco e per lei per gli ultimi sedici anni della sua vita». Con queste parole Carla Taibi, storica assistente di Emma Bonino, ha ricordato la leader radicale durante le esequie laiche celebrate in Campidoglio.
Nel suo intervento, Taibi ha delineato il ritratto di una donna determinata, rigorosa e profondamente coerente con i propri ideali. «È stata una maestra, un’amica a modo suo, ma soprattutto un esempio», ha raccontato. Bonino, ha spiegato, era una persona «tenace e testarda», animata da quella dignità alla quale faceva spesso riferimento.
«Era precisa, esigente e intransigente. Studiava ogni questione fino in fondo, la analizzava in ogni suo aspetto e non si arrendeva praticamente mai. Era severa con gli altri perché, prima di tutto, lo era con se stessa».
Taibi ha poi ripercorso le principali battaglie che hanno segnato la vita politica di Bonino: dalla difesa della libertà delle donne alla lotta contro l’aborto clandestino e la violenza di genere, dalla promozione dei diritti umani alla battaglia contro la pena di morte, dalla difesa della Corte penale internazionale all’impegno contro le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni forzati.
Un percorso che ha attraversato anche temi come l’immigrazione, lo Stato di diritto e la democrazia. Battaglie diverse, ma unite, secondo Taibi, da un unico principio: «La libertà delle persone di poter scegliere responsabilmente fino alla fine».
«Non ha mai pensato di essere sola»
Nel ricordare il percorso politico di Bonino, Taibi ha sottolineato anche il rapporto con Marco Pannella e con il mondo radicale. «Emma non ha mai pensato di essere sola. Ha sempre riconosciuto il ruolo di Marco Pannella, della politica radicale e dei tanti compagni che hanno condiviso con lei questo cammino».
Bonino, ha aggiunto, aveva scelto di affidare quel patrimonio politico al partito da lei fondato, indicando come una delle sue grandi prospettive la costruzione degli Stati Uniti d’Europa, visti come un progetto capace di garantire un futuro comune e maggiori libertà alle persone.
Secondo Taibi, il modo più autentico per ricordare Bonino non consiste in una semplice commemorazione, ma nel proseguire le battaglie che ha lasciato aperte. «Il modo migliore per ricordarla è tenere insieme tutte le sue battaglie, difendere ciò che è stato conquistato e continuare a lavorare per ciò che ancora non è stato realizzato».
Una lezione che passa anche attraverso il metodo con cui Bonino affrontava le proprie battaglie: «Rigore, studio, ostinazione e non violenza, anche quando le sue posizioni erano impopolari. Anche quando, per arrivare alla vittoria, era necessario perdere molte volte».
«Emma ha perso tante volte, ma alla fine ha vinto»
È proprio qui che arriva la riflessione più significativa di Taibi. «Emma ha perso tante volte», ha detto, ricordando una frase che Bonino e Pannella erano soliti ripetere: «La durata è la forma delle cose».
Una convinzione che, secondo la sua storica assistente, trova conferma nella storia politica italiana. «Guardate l’Italia di oggi. Emma, in qualche modo, ha vinto».
Una vittoria arrivata nonostante i risultati elettorali, i pochi parlamentari e il limitato consenso ottenuto dal partito nelle diverse legislature. «Ha vinto perché oggi nessuno può negare che abbia cambiato l’Italia e il mondo», ha concluso Taibi.
Filomena Gallo: «L’ultimo mese a Sabaudia, vicino a Ventotene»
Durante le esequie è intervenuta anche Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, che ha ricordato l’ultimo periodo della vita di Bonino trascorso a Sabaudia.
«Forse non è un caso che Emma abbia scelto di trascorrere l’ultimo mese davanti al suo amato mare, guardando le isole di Ponza e sentendosi, non soltanto idealmente, vicina a Ventotene», ha affermato Gallo, richiamando il legame tra il luogo e la storia del federalismo europeo.
Gallo ha immaginato quale messaggio politico Bonino avrebbe affidato a questa occasione, ricordandone anche l’ironia e l’irriverenza. «Avrebbe avuto quell’impertinenza da monella di Montecitorio, come la definì il presidente Sandro Pertini, e avrebbe trovato il modo di lasciarci un messaggio politico».
Tra i temi più cari a Bonino, Gallo ha scelto quello della Corte penale internazionale, che oggi, a suo giudizio, si trova davanti a nuove difficoltà.
«Quella Corte rischia di essere smantellata mattone dopo mattone dalle prepotenze di chi applica la legge del più forte», ha sottolineato. Per questo, ha aggiunto, «va difesa».
Bonino aveva dedicato anni alla costruzione e al rafforzamento della Corte penale internazionale. Secondo Gallo, avrebbe potuto sostenere un gesto tanto concreto quanto simbolico: proporre la Corte per il Premio Nobel per la Pace.
Un ultimo richiamo, dunque, a una delle battaglie che hanno attraversato l’intera vita politica di Emma Bonino: la difesa dei diritti, della legalità internazionale e di un’idea di Europa fondata sulla libertà e sulla responsabilità delle persone.