Ex Ilva, nuovo allarme a Taranto: materiale giallastro fuoriesce da un tombino dopo il verdetto della Corte
La segnalazione di Luciano Manna di VeraLeaks: «Ho informato Arpa Puglia e Guardia Costiera». Il materiale sarebbe finito nei canali di raccolta collegati agli impianti e diretti verso il Mar Grande

Secondo quanto riferito dall’attivista Luciano Manna di VeraLeaks, nella mattinata di ieri da un tombino situato sotto l’impianto dell’altoforno 2 sarebbe fuoriuscito materiale schiumoso di colore giallastro. Manna ha corredato la segnalazione con una fotografia che, secondo quanto riferito, documenterebbe quanto osservato nell’area dello stabilimento.
L’attivista ha inoltre comunicato di aver interessato Arpa Puglia e Guardia Costiera, chiedendo verifiche sulla natura della sostanza e sul suo eventuale percorso all’interno della rete di raccolta delle acque industriali.
Secondo la ricostruzione fornita da Manna, il materiale avrebbe raggiunto i canali collegati agli impianti, il cui corso termina nel Mar Grande. Saranno quindi gli accertamenti degli enti competenti a stabilire l’origine della sostanza, la sua composizione e l’eventuale presenza di elementi inquinanti.
«Ho allertato Arpa Puglia e la Guardia Costiera per comprendere la natura del materiale che è finito nei canali collegati agli impianti e che, al termine del loro percorso, sfociano nel Mar Grande», sostiene Manna.
La segnalazione arriva in una giornata particolarmente delicata per il futuro dello stabilimento tarantino.
La Corte d’Appello di Milano ha infatti respinto la richiesta di sospensione del provvedimento che dispone il fermo dell’area a caldo, confermando che lo stop dovrà essere attuato entro il 28 ottobre. Secondo i giudici, nel confronto tra la prosecuzione dell’attività industriale e la tutela della salute dei cittadini, quest’ultima deve prevalere.
L’episodio segnalato da VeraLeaks aggiunge dunque un nuovo elemento al già acceso confronto sulle condizioni ambientali dello stabilimento e sulle conseguenze delle attività industriali nell’area tarantina.
Al momento, tuttavia, non è possibile stabilire autonomamente la natura del materiale fotografato né attribuirgli un’origine o un eventuale impatto ambientale senza gli esiti delle verifiche tecniche. Saranno quindi gli accertamenti di Arpa Puglia e degli altri organismi competenti a chiarire cosa sia effettivamente fuoriuscito dall’area dell’altoforno 2 e se vi siano state conseguenze per la rete di raccolta delle acque e per il Mar Grande.