CRONACA

Petrolio, il Governo accelera: in Basilicata lo Stato pronto a decidere al posto della Regione

Il messaggio che arriva da Roma è difficile da ignorare: sul petrolio e sulle attività energetiche considerate strategiche, i tempi delle Regioni non potranno più diventare un ostacolo alle decisioni del Governo. E per la Basilicata, terra che da decenni porta sulle proprie spalle il peso delle estrazioni petrolifere, la novità rischia di avere conseguenze politiche e istituzionali tutt’altro che secondarie.

La nuova norma prevede infatti che, nei procedimenti relativi alla prospezione, alla ricerca e alla coltivazione di idrocarburi sulla terraferma, l’eventuale inerzia della Regione possa aprire la strada all’esercizio dei poteri sostitutivi dello Stato e alla nomina di un commissario ad acta.

Tradotto in termini politici, il concetto è semplice: se la Regione non decide, alla fine può decidere Roma.

E proprio qui nasce la questione più delicata.

Perché la Basilicata non è una Regione qualsiasi quando si parla di petrolio. È il territorio nel quale da anni si concentrano alcune delle principali attività estrattive italiane, con un impatto economico, ambientale e sociale che ha alimentato per decenni discussioni, proteste, accordi e promesse.

Ora il Governo introduce un meccanismo che, pur prevedendo un ulteriore passaggio di confronto con la Regione e richiamando il principio di leale collaborazione, mette sul tavolo una possibilità pesantissima: il superamento dell’inerzia regionale attraverso l’intervento diretto dello Stato.

E allora una domanda diventa inevitabile: quanto pesa ancora la volontà della Basilicata nelle decisioni sul proprio territorio?

La risposta non può essere liquidata con un semplice richiamo alla sicurezza energetica nazionale.

È comprensibile che uno Stato voglia garantire approvvigionamenti e tempi certi per le opere ritenute strategiche. Ma quando si parla di estrazioni petrolifere, non si parla soltanto di energia. Si parla di territori, acqua, ambiente, salute pubblica, infrastrutture, compensazioni, occupazione e qualità della vita delle comunità che convivono quotidianamente con l’attività estrattiva.

Ed è proprio su questo punto che la norma merita una riflessione politica seria.

Perché il rischio, almeno sul piano politico, è che la Basilicata venga considerata soprattutto come un luogo nel quale si trovano risorse da utilizzare, mentre le comunità locali vengono chiamate successivamente a fare i conti con le conseguenze delle decisioni prese altrove.

Il tema diventa ancora più sensibile dopo le recenti parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull’utilizzo delle risorse petrolifere presenti in Basilicata. Dichiarazioni che avevano già riacceso il dibattito sulla possibilità di aumentare le estrazioni e che oggi assumono un significato ancora più pesante alla luce del nuovo intervento normativo.

E mentre da Roma si parla di accelerare, in Basilicata cresce inevitabilmente la domanda su quale sia la posizione della Regione e quale margine politico intenda realmente difendere.

Il presidente Vito Bardi e la sua Giunta sono chiamati ora a chiarire senza ambiguità quale sia la linea della Basilicata.

Non bastano dichiarazioni generiche sulla collaborazione istituzionale. Non basta rivendicare l’importanza del territorio. Serve capire se la Regione intenda esercitare fino in fondo le proprie prerogative oppure accettare che, sulla partita petrolifera, l’ultima parola possa progressivamente spostarsi verso Roma.

È questa la vera questione politica.

Particolarmente significativa, in questo senso, è la posizione espressa dal giornalista Gianni Molinari su BasilicataPost, che ha letto il provvedimento come una sorta di commissariamento politico della Regione sulla partita petrolifera, arrivando a mettere in discussione la permanenza stessa dell’attuale governo regionale. Si tratta, naturalmente, di una valutazione politica dell’autore e non del contenuto formale della norma, ma fotografa bene il livello dello scontro che si sta aprendo.

E forse è proprio questo il punto.

La Basilicata rischia di trovarsi davanti a un bivio: essere protagonista delle scelte sul proprio futuro oppure diventare semplicemente il territorio nel quale quelle scelte vengono attuate.

La Val d’Agri conosce bene questa contraddizione. Da una parte le royalties, gli investimenti, il lavoro e il peso strategico del petrolio; dall’altra le domande mai completamente risolte sull’ambiente, sulla ricaduta reale della ricchezza prodotta e sul futuro di un territorio che non può pensare di legare per sempre il proprio destino alle estrazioni.

Il petrolio può essere strategico per il Paese. Ma la Basilicata non può essere considerata strategica soltanto quando c’è qualcosa da estrarre.

Se davvero si vuole parlare di interesse nazionale, allora deve esserci anche un interesse nazionale alla tutela dei territori, alla trasparenza delle decisioni e al rispetto delle comunità che quelle decisioni le vivono sulla propria pelle.

Il Governo ha scelto di accelerare.

Ora la Basilicata dovrà dimostrare se ha ancora la forza politica per far sentire la propria voce.

E questa volta non sarà soltanto una discussione sul petrolio.

Sarà una discussione su chi decide del futuro della Basilicata.

 

Pulsante per tornare all'inizio