POLITICA

Piano naz. liste di attesa, Basilicata già strutturata

C'è l'obbligo per le amministrazioni regionali di di far confluire nei Cup tutte le agende. Latronico: "Su questo fronte la nostra Regione vanta una storia di programmazione consolidata. Le disposizioni del ministero ci trovano con un'infrastruttura tecnologica solida".

“Le disposizioni del nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028, trovano la Regione Basilicata già strutturata e con un’infrastruttura tecnologica solida”.

Lo dichiara l’assessore alla Salute e Politiche della Persona, Cosimo Latronico in merito al nuovo Piano nazionale che dispone l’obbligo per le amministrazioni regionali di far confluire nei Centri unici di Prenotazione tutte le agende, comprese quelle della libera professione intramuraria e delle strutture private accreditate.

“Su questo fronte la nostra regione vanta una storia di programmazione consolidata. La Basilicata – spiega Latronico – è stata una delle prime regioni italiane a dotarsi, già nel 1997, di una infrastruttura federata del CUP per far dialogare i sistemi di prenotazione delle diverse Aziende Sanitarie Locali e Aziende Ospedaliere, permettendo ai cittadini di prenotare in qualsiasi struttura pubblica del territorio.

Nel 2011, con la legge finanziaria regionale, abbiamo introdotto l’obbligo per il CUP di fornire data e orario precisi della prestazione per ridurre i tempi morti, mentre nel 2020 la sanità privata accreditata è stata progressivamente inclusa nella piattaforma di prenotazione per ampliare l’offerta dei posti disponibili.

Oggi il servizio è anche online tramite l’app Salute Basilicata e il Fascicolo Sanitario Elettronico. La centralizzazione e la standardizzazione volute dal Ministero ci vedono, quindi, già strutturati”.

“Il sistema dovrà essere implementato – prosegue l’esponente della Giunta – soprattutto per i casi di mancata presentazione senza giustificata disdetta, il fenomeno degli appuntamenti deserti che aumenta le liste d’attesa. Si tratta di un dato purtroppo in crescita costante e che si registra soprattutto da parte dei cittadini esenti”.

Per quanto riguarda i rapporti con la sanità privata l’assessore precisa: “La fissazione dei tetti di spesa risponde a norme nazionali tassative, a partire dagli articoli 8-quater e 8-quinquies del decreto legislativo 502/1992, fino al decreto spending review del 2012 e alla legge di bilancio 2024, che ha rideterminato i limiti percentuali incrementali sulla base della spesa storica. Il rispetto di queste soglie non è negoziabile.

La Corte di Cassazione e il Consiglio di Stato hanno ribadito che le prestazioni erogate dalle strutture private oltre il budget prefissato non possono essere rimborsate dalle ASL”.

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