CRONACA

ACQUA ALLA PUGLIA: IL DOVUTO È STATO DATO. IL RESTO NON CI RIGUARDA

Capacciotti si svuota, Conza viene chiamata in soccorso. Bene. Peccato che i conti, quelli veri, non li abbia ancora fatti nessuno.

Lo abbiamo letto anche noi: diga ai minimi, dieci giorni d’acqua, un appello social per 2-3 milioni di metri cubi da Conza.

Tutto giusto, tutto urgente, tutto scritto benissimo. Manca solo una riga: quanta acqua è già arrivata in Puglia quest’anno. Quella riga, guarda caso, non c’è mai.

Un esempio, tra i tanti possibili, lo mettiamo noi. La diga del Pappadai, a Monteparano, in provincia di Taranto, è stata realizzata nel 1997 e rimasta vuota per trent’anni. Il 21 aprile 2026 si riempie — non con investimenti pugliesi, ma con l’acqua in eccesso di Monte Cotugno. Fino a 12.000 ettari irrigati nel Tarantino, regalati dalla Basilicata in un giorno.

E non finisce qui. Perché nello schema idrico dell’Ofanto, anche Capacciotti — la stessa diga che oggi lancia l’allarme — si riempie storicamente con acqua lucana. Come il Locone. Chi chiede aiuto, cioè, lo sta chiedendo a chi lo dà già da anni.

Allora facciamo due conti, prima di parlare ancora di emergenza: i volumi previsti dallo schema Ofanto e dall’accordo di programma sono a favore della Puglia o della Basilicata? Se è la Puglia a dover qualcosa ai lucani, lo dica, e lo dia: gli accordi si rispettano sempre. Ma se un accordo esiste e non viene rispettato, la domanda non è più tecnica. È politica: che senso ha firmarne uno nuovo?

C’è poi una cosa seria, che nessuno vuole nominare per primo: il clima è cambiato, e non aspetta i comunicati stampa.

Inverni piovosi, estati sempre più secche, bacini pieni a febbraio e vuoti a giugno: non è più un’emergenza, è un calendario. Un problema strutturale non si risolve svuotando un bacino per riempirne un altro: si risolve investendo prima, non dopo — magari usando le dighe che già ci sono, invece di lasciarle vuote per trent’anni.

E già che ci siamo: a che punto sono i lavori a Monte Cotugno?

Il bacino più grande d’Europa merita più di un silenzio operoso. Tempi, stato di avanzamento, data di fine lavori: chiediamo poco, la verità con la data.

Tre richieste, non tre favori:

• I volumi totali previsti dall’accordo di programma e dallo schema Ofanto, e quanto ne è stato consegnato quest’anno — Pappadai, Capacciotti e Locone compresi.
• Un piano di adattamento al cambiamento climatico condiviso tra le due regioni, scritto prima dell’emergenza e non durante.
• Un aggiornamento pubblico su Monte Cotugno, con tempi verificabili, non promesse rinnovabili.

Agli agricoltori pugliesi va la nostra solidarietà, non la nostra colpa: la sete non si combatte tra vicini, ma nemmeno si risolve scaricandola su chi ha già dato. Se il dovuto è stato dato, il resto è un problema da risolvere a Bari, non un conto da spedire a Potenza.

Un’ultima cosa, e non è la meno importante: le elezioni si avvicinano. E con le elezioni tornano le promesse: sull’acqua, sul gasolio, su tutto il resto. Di proclami, in campagna elettorale, non c’è mai stata carestia. Il problema non è mai stato annunciare: è sempre stato mantenere. Noi i fatti li aspettiamo da anni. Da oggi li contiamo uno per uno.

Il cambiamento non si annuncia in campagna elettorale. Si costruisce prima. E i numeri, quelli, li abbiamo già in mano.

Coordinamento Agricoltori Basilicata

 

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