POLITICA
Digilio: «Dopo 25 anni il confronto sui profitti del petrolio torna di attualità»

«A distanza di 25 anni dall’istituzione e dall’attività della Commissione parlamentare d’indagine sul petrolio, che ho proposto e presieduto, torna di stringente attualità il confronto politico e istituzionale sui margini e sui profitti delle compagnie petrolifere».
Lo afferma l’ex senatore Egidio Digilio, presidente della Commissione parlamentare d’indagine sugli idrocarburi, intervenendo nel dibattito che si è riaperto sulla tassazione dei profitti delle compagnie petrolifere e sugli interventi necessari per contenere il costo dei carburanti.
«Oggi – sottolinea Digilio – si chiede al Governo di intervenire sulla tassazione degli extraprofitti, materia che la Commissione europea ha rimesso alle decisioni dei singoli Stati membri, e si convocano vertici dedicati al tema dei carburanti. Mi fa piacere constatare che ci sono voluti 25 anni per arrivare alle convinzioni che avevamo già espresso allora».
Per l’ex parlamentare, infatti, il tema non può essere affrontato soltanto guardando al prezzo finale alla pompa, ma deve partire dalla struttura dei profitti realizzati lungo la filiera petrolifera e dal rapporto tra compagnie, istituzioni e territori produttori.
«I profitti delle compagnie petrolifere, quelli “normali” e quelli “super”, sono avvenuti anche sulla pelle delle comunità locali – sostiene Digilio – che per decenni si sono dovute accontentare del classico piatto di lenticchie, a fronte di un patrimonio energetico e ambientale che ha prodotto ricchezza soprattutto per altri».
Digilio torna quindi a ricordare l’esperienza della Commissione d’inchiesta regionale sugli idrocarburi da lui presieduta tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, sostenendo che quell’attività di indagine fu di fatto «insabbiata».
La Commissione nacque nel contesto delle forti tensioni legate alla vicenda di Scanzano Jonico e aveva l’obiettivo di approfondire i rapporti tra la Regione Basilicata e le compagnie petrolifere, esaminando concessioni, accordi, produzione e meccanismi di controllo.
«Furono raccolti una quantità enorme di documenti e vennero affrontati anche i temi relativi alle royalty, che furono fissate al 7 per cento – ricorda Digilio –. Ma quel patrimonio di informazioni e gli esiti del lavoro della Commissione non ebbero il seguito politico e mediatico che avrebbero meritato. È come se, una volta terminati i lavori, tutto fosse progressivamente caduto nel dimenticatoio».
Al centro dell’inchiesta vi era anche una questione che, secondo Digilio, conserva ancora oggi tutta la sua attualità: conoscere con precisione la quantità di greggio realmente estratta in Basilicata e confrontarla con quella ufficialmente dichiarata.
L’obiettivo era verificare l’eventuale presenza di anomalie, discrepanze contabili o flussi di prodotto non correttamente contabilizzati ai fini fiscali e nel calcolo delle royalty spettanti al territorio. Un capitolo che si intrecciava con la necessità di rafforzare i controlli pubblici sulla produzione e sulle attività delle compagnie.
Particolare attenzione veniva inoltre dedicata ai sistemi di monitoraggio e sicurezza del Centro Oli di Viggiano, con l’esigenza di verificare l’effettiva adeguatezza dei controlli ambientali e sanitari e l’operato degli enti chiamati a tutelare la salute delle popolazioni e il territorio della Val d’Agri e dell’area del Sauro-Camastra.
«La questione non era soltanto quanto petrolio venisse estratto – spiega Digilio – ma anche come venisse controllato, quali fossero gli effetti sul territorio e se gli strumenti a disposizione delle istituzioni fossero sufficienti. E ancora oggi, quando si parla di petrolio in Basilicata, questi interrogativi non possono essere considerati superati».
Un altro punto centrale dell’attività della Commissione riguardava la trasparenza contrattuale, con l’analisi della regolarità delle concessioni minerarie e dell’applicazione dei protocolli d’intesa sottoscritti tra le compagnie petrolifere, a partire da Eni, e la Regione Basilicata.
«Quello che chiedevamo allora – conclude Digilio – era semplice: trasparenza sui volumi estratti, trasparenza sui rapporti economici, controlli efficaci sull’ambiente e un ritorno adeguato della ricchezza prodotta alle comunità. Dopo 25 anni siamo ancora qui a discutere di profitti, margini, royalty e tassazione. Evidentemente quelle domande non erano affatto sbagliate. La vera domanda è perché sia servito un quarto di secolo per tornare a porle con la stessa forza».