POLITICA
Festival delle Virtù Civiche, Chiorazzo: “La politica torni a programmare e a costruire coesione. In Basilicata troppe risorse senza una visione”

“Parlare di virtù civiche significa interrogarsi prima di tutto sulla responsabilità di chi amministra la cosa pubblica. In una fase di crescente fragilità sociale e territoriale, in una Basilicata che registra il saldo migratorio peggiore d’Italia, abbiamo ancora più bisogno di una classe dirigente politica e amministrativa ‘ virtuosa’, capace di mettere al centro il bene comune, di programmare il futuro e di utilizzare con responsabilità ed efficacia le risorse pubbliche. Purtroppo è esattamente ciò che oggi troppo spesso manca nella nostra Regione”.
Lo ha dichiarato il Vice Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Angelo Chiorazzo, intervenuto ieri sera a Grottole alla prima edizione del Festival delle Virtù Civiche, nel dialogo pubblico “La forza della gentilezza. Quando una comunità si prende cura”, ospitato nel Castello Sichinulfo.
“Desidero ringraziare il Sindaco Filippo Carretta, l’Amministrazione comunale di Grottole, il Direttore artistico Giuseppe Lopergolo e l’intera comunità organizzatrice per aver promosso questa lodevole iniziativa.
Hanno avuto il merito di riportare al centro del dibattito parole come gentilezza, coraggio, responsabilità e cura, che non devono restare soltanto valori individuali ma diventare principi dell’agire pubblico.
Come suggerisce il tema del Festival, la gentilezza deve essere una forza pubblica, capace di riconoscere la dignità delle persone e di trasformare la solidarietà in responsabilità, servizi e scelte collettive”.
Chiorazzo ha sottolineato durante il suo intervento come l’esperienza maturata nella cooperazione sociale e quella della responsabilità istituzionale siano legate da un principio comune, quello della cura della persona e della comunità.
“Le buone intenzioni non bastano. La cura di una comunità richiede organizzazione competente, qualità e continuità dei servizi, capacità di ascolto e un’alleanza vera tra istituzioni, Comuni, realtà sociali e territori. Significa soprattutto costruire politiche che non si limitino ad assistere le persone, ma restituiscano loro autonomia, opportunità e dignità”.
Proprio partendo dal significato delle virtù civiche applicate alla responsabilità pubblica, Chiorazzo ha richiamato la situazione della Basilicata e la necessità di recuperare la capacità di programmare il futuro della regione.
“Abbiamo smarrito quasi completamente la virtù della programmazione e della pianificazione. La politica regionale sembra essersi ridotta alla gestione di ingenti risorse finanziarie senza una visione complessiva dello sviluppo.
Da anni non viene aggiornato il Piano Strategico Regionale, non viene aggiornato il Piano Energetico Regionale e continuiamo ad attendere l’approvazione del Piano Paesaggistico, solo per citarne alcuni. Nel frattempo si autorizzano grandi impianti energetici e si offre ai territori l’illusione che nuove compensazioni possano rappresentare, da sole, una politica di sviluppo”.
Il Vice Presidente del Consiglio regionale ha quindi richiamato il tema dell’utilizzo delle ingenti risorse derivanti dalle estrazioni petrolifere.
“Abbiamo avuto a disposizione centinaia di milioni di euro, ma troppo spesso queste risorse sono state utilizzate per finanziare spesa ordinaria, bonus elettorali o tamponare emergenze e buchi di bilancio, come quello sanitario, anziché diventare la leva per diversificare l’economia, creare occupazione stabile e costruire opportunità per i giovani.
Basta guardare ad altre regioni del Mezzogiorno, anche amministrate dal centrodestra come la Calabria, per comprendere quanto sia indispensabile accompagnare le risorse con una capacità di programmazione e una visione di lungo periodo”.
Un ragionamento che Chiorazzo ha esteso anche alla situazione della sanità lucana.
“Siamo passati dall’essere una regione capace di rappresentare un riferimento per alcuni servizi sanitari e assistenziali a una Basilicata nella quale circa 60 mila persone rinunciano alle cure e tanti altri lucani sono costretti a rivolgersi alle strutture di altre regioni.
E mentre il sistema accumula difficoltà e bilanci in rosso, si continua a rinviare la scelta fondamentale, definire una vera programmazione sanitaria che abbia il coraggio di riorganizzare la rete ospedaliera e territoriale e i servizi, anziché limitarsi a indicare un elenco di obiettivi di salute”.
“Il problema – ha aggiunto Chiorazzo – non è soltanto quanto denaro si spende, ma come lo si spende, per quali obiettivi e con quali risultati”.
“Non possiamo continuare a sbandierare centinaia di milioni di euro investiti mentre aumenta il ritardo di sviluppo e le nostre comunità, soprattutto quelle delle aree interne, continuano a perdere abitanti, giovani, servizi e opportunità.
La buona amministrazione non si misura dalla quantità delle risorse distribuite, ma dalla capacità di trasformarle in crescita economica e sociale, lavoro, servizi e qualità della vita”.
Da qui il richiamo conclusivo alla necessità di ricostruire un rapporto di fiducia e collaborazione tra Regione e territori, recuperando un metodo di governo fondato sulla concertazione.
“Abbiamo bisogno di decisori politici e di un sistema amministrativo che riportino al centro del proprio agire l’interesse dei lucani e il bene comune, abbandonando la logica del mero esercizio del potere.
E abbiamo soprattutto bisogno di recuperare un metodo che la Basilicata ha conosciuto e che negli ultimi anni si è progressivamente indebolito, quello della concertazione, dell’ascolto dei territori e della programmazione condivisa con Comuni, parti sociali e attori locali”.
“Una Regione piccola come la nostra può affrontare lo spopolamento e le grandi trasformazioni economiche e sociali soltanto se riesce a essere comunità.
La Basilicata ha dimostrato tante volte, nei momenti più difficili della propria storia, di possedere una straordinaria capacità di coesione.
Oggi quella coesione va ricostruita. È questa una delle più importanti virtù civiche che la politica deve tornare a praticare, perché prendersi cura di una comunità significa prima di tutto ascoltarla, coinvolgerla nelle scelte e darle una prospettiva di futuro.
Un sentimento diffuso che abbiamo registrato anche durante la bellissima cena di comunità, preparata dai volontari, dove hanno partecipato oltre 500 persone nella suggestiva piazza del Castello Sichinulfo”.