Consumi, Confcommercio: «Le famiglie tornano a spendere, ma cambiano profondamente le abitudini»

Nel 2026 spesa reale pro capite a 23.261 euro, 314 euro in più rispetto al 2025 e sopra il picco del 2007. Boom di Ict e servizi per il tempo libero, turismo e ristorazione in recupero ma ancora sotto i livelli pre-pandemia. Alimentari domestici in calo del 3,5%. Lovallo: «Segnale positivo, ma la prudenza delle famiglie resta forte»
La spesa delle famiglie italiane torna a crescere e nel 2026 supera anche il massimo storico raggiunto prima della grande crisi finanziaria. Ma dietro il dato complessivamente positivo si nasconde una trasformazione profonda delle abitudini di consumo: si acquistano meno beni tradizionali e si spende di più per tecnologia, servizi, turismo, ristorazione, cultura e tempo libero.
È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sull’evoluzione dei consumi delle famiglie italiane dal 1995 al 2026. La spesa reale pro capite ha raggiunto quest’anno 23.261 euro, contro i 19.877 euro del 1995, con un incremento di 314 euro rispetto al 2025. Un livello che supera non soltanto quello pre-Covid, ma anche il precedente picco del 2007, quando la spesa reale pro capite si era attestata a 22.975 euro.
Per Angelo Lovallo, presidente di Confcommercio Potenza, il dato rappresenta «un segnale incoraggiante per il sistema economico e per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi, ma deve essere letto con attenzione perché la crescita della spesa non significa che tutte le famiglie e tutti i settori abbiano recuperato allo stesso modo».
«Quello che emerge – sottolinea Lovallo – è soprattutto un cambiamento nella composizione dei consumi. Le famiglie destinano una quota crescente delle proprie risorse a servizi, esperienze, tecnologia e tempo libero, mentre rimane più prudente la domanda di molti beni tradizionali. È una trasformazione che anche il sistema imprenditoriale lucano deve saper interpretare, investendo nella qualità dell’offerta e nella capacità di intercettare nuovi bisogni».
La rivoluzione della tecnologia
Il cambiamento più evidente riguarda la tecnologia. La spesa pro capite per Ict, telefonia e informatica è cresciuta di quasi il 3.200% rispetto al 1995, segnando una vera e propria rivoluzione nelle abitudini delle famiglie.
Aumentano anche i consumi legati al tempo libero. Le spese per servizi culturali e ricreativi registrano una crescita del 137% nell’arco dei trent’anni considerati.
«Non siamo più di fronte a un consumatore che sceglie semplicemente un prodotto – spiega Lovallo –. Sempre più spesso acquista un servizio, un’esperienza, una soluzione digitale o un’attività legata al tempo libero. Per il commercio significa ripensare i modelli tradizionali e puntare maggiormente su innovazione, servizi, qualità e relazione con il cliente».
Turismo e ristorazione recuperano, ma la strada non è ancora conclusa
Tra i comparti che hanno registrato una crescita significativa figurano anche ristorazione (+25,3%) e viaggi e vacanze (+17,2%) rispetto al 1995.
Tuttavia, nonostante il recupero degli ultimi anni, questi due settori non hanno ancora completamente raggiunto i livelli precedenti alla pandemia.
«Il turismo e la ristorazione rappresentano due settori strategici anche per la Basilicata – afferma il presidente di Confcommercio Potenza –. I numeri nazionali confermano che gli italiani e i visitatori destinano sempre più risorse alle esperienze. Per il nostro territorio questo significa avere una grande opportunità, ma anche la responsabilità di costruire un’offerta competitiva, organizzata e capace di valorizzare l’identità dei nostri territori».
Secondo Lovallo, «la Basilicata può giocare una partita importante sul turismo esperienziale, culturale, enogastronomico e naturalistico. Ma occorre fare sistema tra commercio, ristorazione, ricettività, servizi e istituzioni. La crescita dei consumi turistici deve tradursi in maggiore valore per le imprese e per le comunità locali».
Meno alimentari e beni tradizionali
Non tutte le voci di spesa mostrano però una crescita. L’alimentazione domestica registra negli ultimi trent’anni una contrazione del 3,5%. Una dinamica legata anche ai cambiamenti demografici e alla crescita dei pasti fuori casa.
Ancora più contenuta è la crescita di abbigliamento e calzature (+6,2%) e di mobili e oggetti per la casa (+5,9%).
«Il calo della spesa alimentare domestica non va interpretato semplicemente come una riduzione dei consumi – osserva Lovallo –. È anche il risultato di un cambiamento degli stili di vita, con una maggiore propensione a consumare pasti fuori casa e a destinare risorse a servizi ed esperienze. Ma il dato sui beni tradizionali ci dice anche che le famiglie continuano a essere prudenti».
Una prudenza che, secondo Confcommercio, riflette l’incertezza ancora presente nello scenario economico e geopolitico.
Fa storia a sé la spesa per energia domestica, diminuita del 37,4% nell’arco del periodo analizzato. In questo caso alla dinamica dei consumi si affiancano comportamenti più attenti al risparmio energetico e la crescente diffusione di tecnologie e sistemi ad alta efficienza.
Per il 2026 l’Ufficio Studi Confcommercio stima una crescita del Pil dello 0,9%, dei consumi dell’1,2% e un’inflazione media del 2,7%, pur prevedendo un rallentamento dell’attività economica nella seconda parte dell’anno.
«Il miglioramento dell’occupazione è certamente uno degli elementi che spiegano la ripresa dei consumi – dice Lovallo –. Ma bisogna evitare di considerare acquisita la crescita. Energia, inflazione, tensioni geopolitiche e potere d’acquisto restano variabili importanti».
«Anche in Basilicata serve sostenere il potere d’acquisto»
Per Confcommercio Potenza, il dato nazionale rappresenta quindi un’occasione per riflettere sulle politiche economiche regionali.
«Anche in Basilicata – conclude Lovallo – dobbiamo lavorare per rafforzare il reddito disponibile delle famiglie e contemporaneamente sostenere le imprese che stanno affrontando una trasformazione profonda della domanda. Il commercio non può essere lasciato solo davanti al cambiamento».
«Servono politiche che favoriscano investimenti, innovazione, digitalizzazione e formazione, ma anche interventi capaci di sostenere il potere d’acquisto. Una famiglia che ha maggiore sicurezza sul proprio futuro è una famiglia che consuma, investe e contribuisce alla crescita del territorio».
L’obiettivo centrale, dunque, non è soltanto tornare ai livelli di consumo del passato. «Il vero obiettivo – conclude Lovallo – è accompagnare questa nuova fase facendo in modo che la crescita della spesa si traduca in sviluppo per le imprese, occupazione e qualità della vita. I numeri ci dicono che il consumatore italiano è cambiato. Ora dobbiamo fare in modo che anche il nostro sistema economico sappia cambiare con lui».