POLITICA

NASpI anche per chi si dimette per sfuggire alla violenza

UIL Basilicata: "Un diritto che tutela la vita e la dignità delle vittime

La UIL Basilicata accoglie con favore il Messaggio INPS n. 2540 del 3 agosto 2026, che riconosce il diritto all’indennità di disoccupazione NASpI alle lavoratrici e ai lavoratori costretti a rassegnare le dimissioni per sottrarsi a situazioni di violenza di genere o di atti persecutori.

L’Istituto previdenziale, recependo il parere del Ministero del Lavoro e richiamando i principi affermati dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Cassazione, chiarisce che chi interrompe il rapporto di lavoro per salvaguardare la propria incolumità non compie una scelta libera, ma è costretto da una situazione di oggettiva impossibilità a proseguire l’attività lavorativa. In questi casi le dimissioni integrano la giusta causa prevista dall’articolo 2119 del Codice Civile e consentono l’accesso alla NASpI.

«Si tratta di un risultato di grande valore civile e sociale – afferma Raffaella Triunfo, coordinatrice Pari Opportunità della UIL Basilicata – perché viene finalmente riconosciuto un principio fondamentale: chi lascia il lavoro per proteggere la propria vita non è un lavoratore che sceglie volontariamente di dimettersi, ma una vittima che subisce le conseguenze della violenza. Lo Stato ha il dovere di accompagnare queste persone, non di abbandonarle anche sul piano economico».

Il Messaggio dell’INPS nasce dall’esame di casi concreti di lavoratrici vittime di stalking, costrette a lasciare il posto di lavoro per tutelare la propria sicurezza. L’interpretazione adottata amplia la tutela prevista dalla normativa, riconoscendo che la violenza può rendere impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro anche quando gli episodi si verificano prevalentemente fuori dall’ambiente lavorativo o sono posti in essere da soggetti estranei al contesto professionale.

L’accesso alla NASpI, tuttavia, non sarà automatico. Sarà necessario dimostrare, con elementi chiari, oggettivi e documentati, il collegamento tra le violenze subite e l’impossibilità di continuare a svolgere l’attività lavorativa. Tra gli elementi valutabili rientrano il grave impatto sulla salute psicofisica della vittima e situazioni di molestie, minacce o pedinamenti lungo il tragitto casa-lavoro che impediscano di raggiungere il luogo di lavoro in condizioni di sicurezza.

«È una precisazione importante – prosegue Triunfo – perché garantisce il necessario rigore nell’applicazione della norma, ma al tempo stesso evita interpretazioni restrittive che finirebbero per penalizzare chi vive situazioni drammatiche. Ora è fondamentale che questa tutela venga applicata in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, senza ostacoli burocratici che rischino di scoraggiare le vittime».

Per la UIL Basilicata il riconoscimento del diritto alla NASpI rappresenta un tassello importante delle politiche di contrasto alla violenza di genere, perché affronta anche le conseguenze economiche che spesso impediscono alle vittime di intraprendere un percorso di uscita dalla violenza.

«Contrastare la violenza – conclude la coordinatrice della UIL Basilicata – significa anche impedire che essa produca ulteriore precarietà, isolamento e dipendenza economica. La sicurezza personale, il diritto al lavoro e l’autonomia economica sono diritti strettamente collegati. Come UIL continueremo a garantire informazione, assistenza e tutela affinché ogni lavoratrice e ogni lavoratore possano accedere ai diritti riconosciuti dalla legge. Nessuna vittima deve essere lasciata sola e nessuno deve essere costretto a scegliere tra il lavoro e la propria vita».

 

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