CRONACA

Falsi patentini di bilinguismo, l’inchiesta si allarga: oltre 1.700 indagati, sanità tra i settori più coinvolti

Si estende in modo significativo l’inchiesta della Procura di Bolzano sui presunti falsi certificati di bilinguismo utilizzati per l’accesso al pubblico impiego in Alto Adige. Dopo una prima fase investigativa che aveva fatto emergere circa quaranta casi, gli accertamenti hanno ora raggiunto una portata molto più ampia.

Secondo quanto emerso, sono oltre 1.700 i cosiddetti “patentini” finiti sotto la lente degli investigatori. Le persone che avrebbero presentato tali certificazioni per ottenere un impiego nella pubblica amministrazione risultano attualmente indagate con l’ipotesi di reato di falso ideologico.

Il settore maggiormente interessato dall’indagine è quello sanitario, seguito dagli enti locali, dalle amministrazioni provinciali, regionali e statali, oltre che da società a partecipazione pubblica e aziende del trasporto pubblico.

Nelle scorse settimane la Guardia di Finanza di Bolzano ha eseguito una serie di perquisizioni presso tre scuole di lingua situate in provincia di Caserta e a Roma, sedi autorizzate al rilascio di certificazioni linguistiche. Gli investigatori hanno concentrato l’attenzione su un numero ritenuto anomalo di richieste di riconoscimento di attestati conseguiti fuori regione, a centinaia di chilometri dall’Alto Adige, nonostante sul territorio provinciale siano presenti numerosi enti accreditati.

Le indagini, inizialmente focalizzate sul ruolo di un’ex guardia giurata dell’ospedale di Bolzano, hanno successivamente portato all’individuazione di altre persone che, secondo gli inquirenti, avrebbero procacciato candidati in cambio di denaro.

L’evoluzione dell’inchiesta ha riaperto il confronto sul sistema di certificazione del bilinguismo. Il primario bolzanino Reinhold Perkmann propone una formazione maggiormente orientata al lessico specialistico delle diverse professioni e suggerisce, per migliorare la comunicazione negli ospedali, il ricorso a mediatori linguistici e agli strumenti di intelligenza artificiale.

Sul piano politico, il deputato e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Alessandro Urzì, sottolinea la necessità di accertare le responsabilità individuali, ribadendo al tempo stesso che il bilinguismo rappresenta uno dei pilastri dell’autonomia altoatesina e auspicando una riflessione sul modello attuale. L’assessore provinciale Christian Bianchi, esponente di Forza Italia, invita invece a mantenere un approccio prudente.

La Südtiroler Volkspartei conferma l’importanza di garantire ai cittadini il diritto di esprimersi nella propria lingua madre negli ospedali e negli uffici pubblici, annunciando la volontà di valutare eventuali misure più rigorose per rafforzare i controlli. La Süd-Tiroler Freiheit chiede verifiche ancora più stringenti e sanzioni severe nei confronti degli eventuali responsabili.

L’avvocato Nicola Canestrini invita infine a evitare generalizzazioni, sottolineando come la tutela del bilinguismo passi attraverso un accertamento puntuale delle singole responsabilità, senza alimentare sospetti indiscriminati.

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