La Camera approva la riforma della legge elettorale: via libera con 217 sì, il testo passa ora al Senato tra tensioni e scontro politico

L’Aula della Camera dei Deputati ha approvato la riforma della legge elettorale con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astensioni. Il voto finale, svolto a scrutinio segreto, conclude l’esame a Montecitorio e trasferisce ora il provvedimento al Senato per la seconda lettura.
La seduta è stata caratterizzata da un clima particolarmente acceso. Durante le dichiarazioni di voto si sono registrate proteste dai banchi delle opposizioni, soprattutto nel corso dell’intervento del deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana è intervenuto più volte per richiamare i parlamentari all’ordine e consentire la prosecuzione dei lavori.
Le opposizioni hanno esposto cartelli con le scritte “Meloni ha fallito”, “Legge elettorale = legge truffa” e “La maggioranza non esiste più: a casa”. I commessi di Montecitorio sono intervenuti per rimuoverli. Momenti di tensione si sono verificati anche quando il deputato di Più Europa Riccardo Magi ha esibito un grande cartello al centro dell’emiciclo, venendo più volte richiamato dal presidente Fontana.
Al termine della votazione, tra i banchi della maggioranza è esplosa la soddisfazione. I deputati del centrodestra si sono alzati in piedi applaudendo e stringendosi la mano per celebrare l’approvazione della riforma.
Nel suo intervento, Giovanni Donzelli ha replicato duramente alle critiche dell’opposizione, sostenendo che Fratelli d’Italia avrebbe votato anche eventuali emendamenti sulle preferenze qualora fossero stati mantenuti. Le sue dichiarazioni hanno provocato nuove contestazioni in Aula.
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha espresso un netto giudizio contrario al provvedimento, accusando il Governo di voler modificare le regole elettorali per timore di perdere le prossime elezioni. Secondo Schlein, le vere priorità del Paese dovrebbero riguardare lavoro, povertà, sicurezza e contrasto ai femminicidi, anziché la revisione della legge elettorale. Ha inoltre definito il testo “irricevibile e inemendabile”, contestando anche la ridefinizione dei collegi esteri e accusando l’esecutivo di perseguire esclusivamente obiettivi di potere.
Critiche altrettanto dure sono arrivate dal presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha definito la riforma una “legge truffa”, sostenendo che il nuovo sistema rafforzerebbe il controllo delle segreterie di partito senza aumentare realmente il potere di scelta degli elettori. Conte ha inoltre parlato di un premio di maggioranza incostituzionale e ha annunciato una dura battaglia parlamentare e politica contro il provvedimento.
Anche Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra ha bocciato la riforma, sostenendo che ridurrebbe il ruolo del Parlamento e rappresenterebbe un ulteriore passo verso un premierato introdotto senza una revisione costituzionale.
Di segno opposto la posizione della maggioranza. Il presidente della Commissione Affari Costituzionali Nazario Pagano (Forza Italia) ha difeso il testo, spiegando che l’obiettivo è garantire un equilibrio tra rappresentanza e governabilità nel rispetto delle indicazioni della Corte Costituzionale. Pagano ha definito il sistema uno “Stabilicum”, sottolineando che permetterà agli elettori di conoscere con maggiore chiarezza gli effetti del proprio voto.
Anche Noi Moderati, attraverso Alessandro Colucci, ha annunciato il voto favorevole, sostenendo che la riforma rafforza la stabilità dei governi e la governabilità del Paese. Diversa la posizione del gruppo delle Minoranze linguistiche, che ha scelto l’astensione, lasciando però aperta la possibilità di sostenere il testo durante l’esame al Senato dopo eventuali modifiche.
Nel corso del dibattito sono intervenuti anche Matteo Richetti (Azione), Maria Elena Boschi (Italia Viva), Edoardo Ziello (Futuro Nazionale) e Riccardo Magi (+Europa), tutti fortemente critici nei confronti della riforma, pur con motivazioni differenti. Tra i temi emersi figurano il mancato ritorno alle preferenze, il premio di maggioranza, il ruolo delle liste bloccate e il timore di un’eccessiva concentrazione del potere nelle mani dell’esecutivo.
Alla seduta erano presenti numerosi membri del Governo, tra cui i ministri Giancarlo Giorgetti, Francesco Lollobrigida, Eugenia Roccella, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Carlo Nordio e Luca Ciriani.
Con il via libera della Camera, la riforma della legge elettorale passa ora all’esame del Senato, dove il confronto politico si preannuncia altrettanto acceso.