Ricerca vitivinicola, Cicala: aperta la strada alle Tea
L'assessore commenta i risultati ottenuti dal Centro Ricerche Metapontum Agrobios dell’Alsia, che ha presentato le prime piante di Aglianico rese resistenti all’oidio attraverso le Tecniche di Evoluzione Assistita. La Basilicata tra le realtà più avanzate nel settore.

“L’innovazione è credibile quando nasce dalla capacità di valorizzare ciò che rende unico un territorio. È quello che sta accadendo in Basilicata, dove la ricerca sull’Aglianico dimostra che si può costruire la viticoltura di domani senza rinunciare all’identità delle nostre produzioni. Il lavoro sviluppato dall’ALSIA conferma che la nostra regione può essere protagonista dei percorsi scientifici più avanzati, mettendo la ricerca al servizio delle imprese agricole e della qualità”.
Lo dichiara l’Assessore alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Basilicata, Carmine Cicala, commentando i risultati ottenuti dal Centro Ricerche Metapontum Agrobios dell’ALSIA, che ha presentato all’XI Convegno Nazionale di Viticoltura le prime piante di Aglianico rese resistenti all’oidio attraverso le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), metodologie innovative che consentono di migliorare le caratteristiche delle piante intervenendo in modo preciso sul loro patrimonio genetico, senza introdurre materiale genetico proveniente da altre specie.
Si tratta di un risultato che colloca la Basilicata tra le realtà più avanzate della ricerca vitivinicola italiana e conferma il ruolo strategico dell’innovazione per affrontare le sfide che attendono il settore. Rendere le piante più resistenti alle principali fitopatie significa ridurre progressivamente il ricorso ai trattamenti fitosanitari, contenere i costi di produzione, ridurre l’impatto ambientale e offrire alle imprese strumenti nuovi per fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico.
L’applicazione delle Tecniche di Evoluzione Assistita a un vitigno identitario come l’Aglianico rappresenta un passaggio di particolare rilievo anche per la ricerca vitivinicola italiana, perché dimostra come sia possibile coniugare tutela della biodiversità, qualità enologica e innovazione genetica mantenendo intatta la tipicità della varietà.
“L’Aglianico rappresenta uno dei simboli più autentici della Basilicata e la nostra responsabilità è accompagnarlo nel futuro senza alterarne identità, qualità e valore. Le Tecniche di Evoluzione Assistita consentono proprio questo: conservare tutte le caratteristiche che rendono unico un vitigno, intervenendo esclusivamente sui meccanismi naturali che lo rendono vulnerabile alle malattie.
È una prospettiva che tiene insieme tutela delle nostre produzioni di eccellenza, sostenibilità ambientale e competitività delle imprese”.
Il risultato è frutto di un percorso sviluppato dal Centro Ricerche Metapontum Agrobios dell’ALSIA in collaborazione con l’Università della Basilicata e il Consorzio QuiVulture, attraverso attività scientifiche avviate negli ultimi anni e oggi ulteriormente rafforzate dal progetto Pragmatic, inserito nel Piano annuale delle attività ALSIA 2026.
Le piante presentate rappresentano oggi un traguardo scientifico già raggiunto. Il loro trasferimento alle aziende seguirà i tempi previsti dal quadro europeo sulle nuove tecniche genomiche, in via di piena attuazione, e le successive fasi di moltiplicazione e certificazione del materiale vivaistico: un percorso che la Regione intende agevolare affinché l’innovazione possa tradursi nel più breve tempo possibile in un beneficio concreto per le imprese vitivinicole lucane.
“Un risultato come questo è possibile anche grazie al lavoro del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, che con determinazione ha sostenuto in Europa il riconoscimento delle Tecniche di Evoluzione Assistita come strada distinta rispetto agli OGM: una scelta che ha aperto prospettive concrete per la ricerca e per le nostre produzioni. La ricerca pubblica è uno degli investimenti più strategici che una Regione possa sostenere. Continueremo a rafforzare il lavoro dell’ALSIA e la collaborazione con il sistema universitario attraverso un metodo preciso: ascolto delle imprese, competenza scientifica e collaborazione tra istituzioni e ricerca, perché il futuro dell’agricoltura lucana passa dalla capacità di trasformare la conoscenza in opportunità concrete. La qualità delle nostre produzioni resta il punto di partenza; la ricerca è lo strumento per renderle ancora più solide, sostenibili e competitive. È questa la direzione lungo la quale vogliamo accompagnare la viticoltura lucana”.