CULTURA E EVENTI

LE DANZATRICI en plein air 2026: Il programma dell’ULTIMA SETTIMANA DI FESTIVAL

Giunge alla sua settimana conclusiva la sesta edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea LE DANZATRICI en plein air, organizzato e promosso dalla Compagnia Menhir e realizzato con il sostegno di Ministero della Cultura (FNSV 2025-27), della Regione Puglia, del Comune di Ruvo di Puglia e in collaborazione con Puglia Culture, che da mercoledì 7 a sabato 11 luglio porterà in scena ben 16 spettacoli, tra cui una prima nazionale e più di dieci compagnie provenienti da Italia, Germania, Spagna e Lussemburgo.

Sarà proprio la prima nazionale di Athletes – Ruvo di Puglia della compagnia Nexus Factory di Simona Bertozzi ad aprire l’ultima settimana, martedì 7 alle 19 nell’Ex Convento dei Domenicani. Athletes è un progetto coreografico partecipativo che intreccia danza, pratica sportiva e vocalità. Ispirato al mosaico delle Palestriti della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, il lavoro nasce dall’incontro con atlete ed ex atlete di diverse discipline, invitate a condividere gesti, allenamenti e immaginari della propria pratica con gruppi di donne, di ogni età, nei territori che ospitano
il progetto. Attraverso un processo di traduzione coreografica, il gesto atletico viene trasformato e ricomposto in partiture di movimento collettiveAthletes si configura come un dispositivo aperto che mette in dialogo corpi, saperi e storie differenti, trasformando l’esercizio corporeo in energia condivisa e in una pratica di relazione.

A seguire, la stessa compagnia porterà in scena un evento speciale Puglia Culture dal titolo Le Palestriti: un progetto che prende forma dal precedente (Athletes), aprendo nuove possibilità di ricerca e composizione nell’intersezione tra danza, sport e vocalità – elementi fondanti dell’intero progetto. Il lavoro si ispira al mosaico delle Palestriti di Villa del Casale, a Piazza Armerina, una rara rappresentazione di agonismo femminile dell’antichità.  Qui, le atlete, con attrezzi ginnici, non solo esaltano la bellezza e la potenza del gesto individuale, ma fanno festa celebrando la vincitrice e trasformando l’atletismo in un atto di affermazione collettiva. In questa dinamica, la scena si configura come un playground di traiettorie, dove i corpi si muovono in un ostinato esercizio di ascolto, elevando l’allenamento e la cura del gesto a pratiche di resistenza e trasformazione. Alle 20.15 sarà la volta della compagnia PinDoc con Mykestesia (sezione Mitologie). Intruso postumano nel teatro dell’Antropocene, mutante plausibile, Mykestesia riproduce le involontarie strategie di resistenza dei funghi “alla fine del mondo”, che crescono nei paesaggi degradati dello sfruttamento capitalista grazie alla collaborazione produttiva con altre specie. Questo soggetto fatalmente antropomorfo, refrattario alla morte, è un prodotto involontario ed illegittimo della globalizzazione, e riesce a sopravvivere spremendo ogni stimolo da cui è costantemente attraversato per restituire il significato del suo esserci qui e ora, provando a stabilire una relazione di reciprocità con le cose vive e morte che lo circondano.

La seconda giornata, mercoledì 8 luglio, si aprirà alle 19 con Impulsi della compagnia Human Ensemble, per la sezione Scavi. Impulsi è una creazione sonora che esplora il dialogo tra percussioni acustiche e live electronics, generando un paesaggio musicale in continua trasformazione. Lo spettacolo si basa su una struttura minimalista in cui il suono elettronico, costruisce tessiture ambient che definiscono l’atmosfera e il ritmo interno. Su questa base, le percussioni si innestano progressivamente, creando loop che si stratificano e mutano. Il processo è interamente dal vivo: ogni variazione nasce dall’interazione tra gli interpreti, rendendo ogni esecuzione unica. Alle 19.45 sarà poi la volta della compagnia Raw Edge e di Stream of Consciousness, che nasce come un’indagine coreografica sulla complessità del pensiero umano. Ispirato al flusso di coscienza e alla scrittura frammentata dell’Ulisse di James Joyce, esplora il susseguirsi continuo di pensieri, percezioni, emozioni e ricordi che attraversano la mente. Gli ultimi due appuntamenti di mercoledì 8 si spostano, poi, a Palazzo Avitaja, dove alle 20.30 andrà in scena Bye Bye My Love di e con Mattia Carlucci (sezione Scavi), una riflessione sulla retorica politica delle tradizioni popolari e una ricerca coreografica rigorosa attraverso il codice della pizzica e alle 21 I funerali dell’anarchico Serantini, di Francesco Filidei per la compagnia Human Ensemble, un brano del 2006 per sei performer che trasforma il corpo umano in strumento musicale. Privo di strumenti tradizionali e di testo, il pezzo si costruisce attraverso respiri, fischi, colpi, schiocchi e vocalità non convenzionali, dando vita a una partitura interamente fisica e gestuale.

Giovedì 9 luglio la serata si aprirà alle 19 con Reading della compagnia Menhir in collaborazione con la Cooperativa sociale Uno tra noi Onlus di Bisceglie: una ricerca coreografica che indaghiamo il potere della danza di tradurre in gesti ciò che immaginiamo di leggere e non ciò che è scritto. Alle 19.20 si proseguirà con Nothing Happens di Carlos Aller e Cecilia Bartolino: un lavoro internazionale che si inserisce nell’ambito dello speciale focus che il Festival riserva quest’anno alla Spagna. “Nothing Happens” fonde assurdità e ironia per mettere in luce i conflitti della
vita moderna, affrontando questioni globali spesso celate dietro una maschera di normalità. Ispirata al paradosso del Gatto di Schrödinger e a Homo Deus di Yuval Noah Harari, la pièce rivela i paradossi irrisolti della società. I performer si muovono tra identità frammentate, sospesi in loop infiniti e surreali che rispecchiano un mondo che evita la verità. Temi come le realtà nascoste, le identità mutevoli, le ferite silenziose e il riscaldamento globale svelano una cultura che si occulta. I loro movimenti catturano la dissonanza del nostro tempo, mentre voci di intelligenza artificiale affiorano come echi di un sogno. In questo spazio nebuloso tra il sé e il riflesso, l’opera si interroga se siamo pronti a rompere il silenzio e ad affrontare le verità urgenti del nostro tempo. Alle 20, infine, sarà la volta di Homeland, di GBM Giovane Balletto Mediterraneo, con la coreografia di Mauro De Candia. Un lavoro, quest’ultimo, che percorre il significato della parola casa: non solo uno spazio fisico, ma un luogo interiore fatto di memoria, appartenenza e identità. Attraverso il movimento, il corpo diventa territorio, rifugio e confine, raccontando il bisogno primario di sentirsi accolti e riconosciuti. Le sonorità intense e accattivanti di Ibrahim Maalouf accompagnano il viaggio coreografico, amplificando le emozioni e creando un dialogo potente tra musica e gesto. HomeLand è una ricerca, un ritorno, una domanda aperta su dove — e in chi — ci sentiamo davvero a casa.

Keep My Hand, della compagnia Menhir, Progetto e coreografia di Giulio De Leo, è l’evento speciale Puglia Culture che apre, alle 19, la giornata di venerdì 10 luglio. Un percorso continuativo di sensibilizzazione e promozione del pubblico, sviluppato in collaborazione con UTE Centro Studi e Ricerca “N. Cassano” di Ruvo di Puglia. Una ricerca coreografica partecipata dedicata alle pratiche divinatorie, alla danza come via di accesso alla dimensione misteriosa e impalpabile della vita. I danzatori in scena sono chiamati a scavare nella propria memoria e a farla rivivere attraverso i gesti delle mani. Mani che danzano, s’intrecciano, ornano e sostengono. Il pubblico è chiamato a farsi veggente e a leggere nella stratificazione dei segni. Seguirà, alle 19.20Aerea, prodotto da Panzetti/Ticconi, rima parte di un dittico che si articola attorno ad un oggetto sin dal principio impiegato per manifestare appartenenza e separazione, marcando il distinguo tra un ipotetico noi da loro: la bandiera. Il materiale coreografico trae origine da un approfondito studio cinetico dell’antica tradizione dello sbandieramento. Questo complesso sistema di manovrare un drappo nasce anticamente sui campi di battaglia medievali per la necessità pratica di comunicare a distanza. Nel corso dei secoli esso prende sempre più indipendenza dal contesto militare e si evolve in pratica coreografica indipendente dove il virtuosismo delle manovre rimanda allo sfoggio festivo e giocoso. Il duo Panzetti/Ticconi rielabora il codice antico dello sbandieramento per approfondire il valore simbolico della bandiera, un oggetto che anche nella complessità della nostra contemporaneità sottolinea il suo valore e la sua attualità. Alle 20, sarà la volta di Panoramic Banana – outdoor (versione site specific) di Michele Di Stefano/MK, un caleidoscopio di danze e immagini immerse in una sonorità ibrida. Il coreografo Michele Di Stefano crea una versione site specific vibrante, che ci porta a esplorare nuovi territori sospesi tra l’euforia dell’ignoto e il desiderio di ritorno a una natura selvaggia. Sulla scena si delinea un mondo a venire, in cui il disordine è la regola e l’ambiente si fa torbido e pulsante. Un richiamo primordiale che fa riemergere la nostra dimensione più selvatica e profonda.

L’ultima serata di questa sesta edizione del Festival Le Danzatrici en plein air, sabato 11 luglio, si aprirà alle 19 con l’evento speciale Puglia Culture dal titolo Harleking, prodotto da Panzetti/Ticconi. In questo spettacolo, il duo si confronta con la maschera di Arlecchino e la sua origine storica legata alle tradizioni popolari che lo avvicina ad un demone ctonio e infernale. Riscoprono l’espressività gestuale della Commedia dell’Arte fondendola alle immagini mostruoso-fantastiche delle antiche decorazioni murarie a Grottesche. Indagando le qualità espressive di questi antichi codici gestuali e visivi, ne approfondiscono gli aspetti ammalianti, fluidi e contraddittori che oggi riconosciamo tra le qualità più diffuse della comunicazione mass mediatica. HARLEKING è un demone dall’identità ambigua e multipla. Ricorda l’Arlecchino della Commedia dell’arte, un servo furbo mosso dalle inclinazioni più animali e un’inappagabile fame. Il linguaggio di HARLEKING ha una specifica qualità ipnotica in cui i contenuti, spesso estremi ed opposti, si fondono in un sistema metamorfico fluido in cui tutto può accadere, ma che tutto confonde. Affiora il ricordo di un’antica decorazione muraria, la Grottesca, in cui figure mostruose emergono e si confondono tra eleganti volute ornamentali. Figure grottesche, capaci di muovere il riso pur senza rallegrare. Alle 19.30 sarà la volta di Connection del coreografo Juliano Nuens per la compagnia Area Jeune Ballet di Ginevra: un’opera coreografica che mette in luce i legami invisibili che ci uniscono. Guidati da un’energia condivisa, i danzatori costruiscono una rete vivente in cui forza e vulnerabilità si intrecciano. Attraverso questo scambio silenzioso, degli estranei scoprono di essere profondamente connessi sotto lo stesso sole. A chiudere il festival sarà We will never give up on love di Erion Kruja della stessa compagnia Area Jeune Ballet, i cui danzatori rappresentano una nuova generazione di “combattenti dell’amore”, determinati a lottare per un futuro migliore. Senza amore, ci restano solo distruzione e disperazione. Lottiamo per l’amore.

IL FESTIVAL 

Divenuto ormai evento ricorrente dell’estate ruvese e caposaldo della programmazione artistico-culturale dell’intera regione Puglia, LE DANZATRICI en plein air si propone ancora una volta di rappresentare una chiamata a raccolta della comunità intorno all’antico fuoco dell’arte e della danza attraverso spettacoli, performance, laboratori ed eventi collaterali, affinché nel corpo si torni a riconoscere uno strumento inalienabile di identità, educazione, coesione e rinascita. Il tutto a partire dal celebre affresco tombale “Le danzatrici di Ruvo di Puglia”, opera rinvenuta nella cittadina pugliese nel 1833 e conservata oggi nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La suggestione che ha ispirato l’intitolazione del festival è quella di riportare in vita le protagoniste dell’affresco, permettendo loro di danzare libere negli spazi urbani e di ricongiungere così attraverso la danza passato, presente e futuro. A partire da questa suggestione, il festival intende aprire una riflessione sul tema dell’archeologia della danza: una vera e propria indagine antropologica sull’origine del gesto, sulle stratificazioni e sedimentazioni di memorie, retaggi culturali ed esperienze personali e collettive che lo modellano.

La dicitura en plein air non indica soltanto la mera collocazione delle performance o di altre attività della rassegna in spazi non convenzionali all’aperto, ma insiste sulla dimensione di apertura al territorio e di dialogo con le comunità, le architetture, gli spazi pubblici e la luce naturale. L’intento è quello di portare la danza nella città e negli spazi dei musei, per creare cortocircuiti sociali e culturali, innovare la fruizione culturale del territorio, intercettare fasce di pubblico sempre nuove e attrarre nuovi flussi legati al turismo culturale e consapevole. E dunque, ad ospitare il Festival gli spazi dell’ex Convento dei Domenicani di Ruvo di Puglia,la sala conferenze del Museo del libro, gli spazi esterni e il grottone del Museo Archeologico Nazionale Jatta, corsi piazze e angoli del nucleo antico della città.

 

 

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