Deposito unico di scorie radioattive in Basilicata: a Potenza il confronto tra opportunità e contrarietà

POTENZA – Il tema del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi torna al centro del dibattito in Basilicata. Nel capoluogo lucano si è svolto un convegno promosso dal partito Ora, nella sala convegni del Grand Hotel di Potenza, dal titolo “Opportunità del deposito unico di scorie radioattive in Basilicata”, con l’obiettivo di approfondire il ruolo dell’energia nucleare nella transizione energetica e analizzare le possibili ricadute economiche e industriali per il territorio.
Durante l’incontro sono stati affrontati diversi aspetti legati al progetto: dalla gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi alla possibilità di creare investimenti, occupazione e nuove competenze nel settore tecnologico ed energetico. L’intento degli organizzatori è stato quello di offrire ai cittadini strumenti e informazioni per comprendere meglio una questione che da anni divide opinione pubblica e istituzioni.
Ma mentre all’interno della struttura si parlava delle possibili opportunità, all’esterno si è svolta una manifestazione di segno opposto. Sindacati, associazioni ambientaliste, rappresentanti politici e diversi amministratori locali hanno ribadito il loro “no” alla possibilità che la Basilicata possa ospitare il Deposito Nazionale.
Per i contrari, la regione avrebbe già dato molto sul fronte energetico e ambientale e non dovrebbe diventare il luogo destinato ad accogliere i rifiuti radioattivi italiani. Una posizione rafforzata anche dalla presenza, nel territorio lucano, del Centro Ricerche Enea della Trisaia di Rotondella, struttura storicamente legata alle attività di ricerca nucleare.
La questione riguarda direttamente la Basilicata perché nella Carta delle aree potenzialmente idonee sono stati individuati diversi siti lucani candidabili alla realizzazione del Deposito Nazionale. Le aree interessate sono concentrate soprattutto nel Materano, coinvolgendo territori nei comuni di Matera, Montalbano Jonico, Bernalda, Montescaglioso e Irsina, oltre a Genzano di Lucania nel Potentino.
Un confronto che conferma quanto il tema resti estremamente delicato: da una parte chi vede nel deposito un’infrastruttura sicura e una possibile occasione di sviluppo, dall’altra chi teme conseguenze ambientali e chiede di tutelare un territorio già segnato da importanti questioni energetiche.
Il dibattito, dunque, resta aperto. La sfida sarà trovare un equilibrio tra esigenze nazionali, sicurezza ambientale e il diritto delle comunità locali ad essere ascoltate nelle scelte che riguardano il futuro della Basilicata.