Pubblici esercizi, Matera e Potenza tra i capoluoghi più dinamici d’Italia
Confcommercio: crescita da governare per tutelare qualità urbana e centri storici

Matera e Potenza si collocano tra i venti capoluoghi di provincia italiani che hanno registrato il maggiore incremento di pubblici esercizi nell’ultimo decennio. È quanto emerge dall’indagine “Pubblici esercizi e movida. La demografia d’impresa nei centri storici”, realizzata da FIPE – Federazione Italiana Pubblici Esercizi in collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e presentata a Roma.
Nel periodo 2015-2025, Matera ha fatto registrare un saldo positivo di 52 attività (+17,7%), collocandosi tra le città italiane più dinamiche. La crescita ha interessato soprattutto il centro storico, dove i pubblici esercizi sono aumentati di 36 unità (+23,4%), mentre nelle aree esterne al centro storico l’incremento è stato di 16 attività (+11,3%). Anche Potenza evidenzia una tendenza positiva con 29 pubblici esercizi in più tra centro storico e resto della città, pari a un incremento del 10,3%.
I dati assumono un significato particolare perché si inseriscono in un contesto nazionale caratterizzato da una sostanziale frenata del settore. In Italia i pubblici esercizi – bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie e attività di somministrazione – restano un presidio fondamentale di socialità, servizi e sicurezza urbana, con oltre 262 mila imprese attive e una densità media di un esercizio ogni 182 abitanti. Tuttavia, rispetto al 2015, il comparto ha perso quasi 10 mila imprese (-3,7%), interrompendo la fase di crescita che aveva caratterizzato gli anni precedenti.
Particolarmente significativa la contrazione dei bar, diminuiti di oltre 22 mila unità in dieci anni. Un fenomeno che, secondo gli analisti, non è legato soltanto alle chiusure ma anche alla trasformazione di molte attività verso formule più orientate alla ristorazione.
Lo studio evidenzia una netta differenza tra le diverse aree del Paese. Se numerose città del Centro-Nord registrano consistenti perdite di attività, diverse realtà del Mezzogiorno mostrano invece una crescita sostenuta. Napoli guida la classifica nazionale con 704 nuove attività (+19,7%), seguita da Palermo, Bari e Taranto. In questo scenario, i risultati di Matera e Potenza confermano il buon dinamismo della Basilicata, dove il comparto della ristorazione continua a rappresentare un’importante opportunità imprenditoriale e occupazionale.
Per Confcommercio, tuttavia, la crescita numerica non può essere l’unico parametro di valutazione. Lo studio richiama l’attenzione sulle profonde trasformazioni che stanno interessando i centri storici italiani, con una crescente diffusione di attività orientate alla ristorazione veloce e all’asporto, spesso caratterizzate da spazi ridotti e minore impiego di personale.
Un fenomeno che, se non governato, può produrre effetti negativi sulla qualità urbana, aumentando pressione antropica, rumore, produzione di rifiuti e situazioni di degrado. Da qui l’appello rivolto alle amministrazioni locali affinché accompagnino lo sviluppo economico con una pianificazione attenta, capace di preservare identità, vivibilità e attrattività dei centri storici.
I dati che riguardano Matera e Potenza confermano la vitalità del settore dei pubblici esercizi in Basilicata e il ruolo strategico che esso svolge per l’economia urbana, il turismo e la socialità. «La sfida dei prossimi anni sarà coniugare crescita e qualità, sostenendo le imprese che investono in professionalità e servizi e, allo stesso tempo, garantendo un equilibrato governo del territorio per evitare fenomeni che possano compromettere la vivibilità delle nostre città».
Una riflessione particolarmente attuale per Matera, che continua a beneficiare dell’eredità positiva dell’esperienza da Capitale Europea della Cultura, e per Potenza, dove il rafforzamento dell’offerta di pubblici esercizi rappresenta un segnale di maggiore attrattività del tessuto urbano e commerciale. In entrambe le città, conclude Confcommercio, il tema non è soltanto quanti locali aprono, ma quale modello di sviluppo si intende costruire per il futuro dei centri storici e delle comunità locali.
“Le dinamiche in atto nei nostri centri storici richiedono un governo attento e una visione strategica, non semplici interventi tampone“, ha dichiarato il presidente Fipe, Lino Enrico Stoppani. “Affrontare le criticità legate alla malamovida esclusivamente attraverso ordinanze restrittive sugli orari e sulle modalità di svolgimento dell’attività significa colpire le imprese sane senza risolvere il problema alla radice“.
Secondo Stoppani, è necessario recuperare una capacità di pianificazione e governo del territorio, soprattutto nelle aree più delicate delle città, limitando la proliferazione indiscriminata di format commerciali che rischiano di compromettere l’identità e la qualità dei centri storici.
“Le amministrazioni locali devono tornare a svolgere una vera funzione di governo del territorio, regolando l’apertura di nuove attività nelle zone già critiche e contrastando le forme di dumping commerciale che danneggiano non solo i pubblici esercizi, ma la vivibilità stessa delle città“, ha concluso il presidente di Fipe.