Grano duro, la Basilicata scende in piazza a Bari. Moscaritolo: “Senza reddito per gli agricoltori è a rischio una filiera strategica”

POTENZA – Anche la Basilicata sarà protagonista del grande flash mob nazionale promosso da Cia-Agricoltori Italiani per difendere il grano duro italiano. Venerdì 12 giugno, alle ore 10.30, una delegazione di cerealicoltori lucani sarà al “Varco della Vittoria” del porto di Bari insieme a migliaia di agricoltori provenienti da tutto il Mezzogiorno per denunciare la crisi che continua a colpire uno dei comparti più importanti dell’agricoltura nazionale.
La mobilitazione, organizzata da Cia Puglia in raccordo con la struttura nazionale guidata dal presidente Cristiano Fini, punta ad accendere i riflettori sul crollo dei prezzi riconosciuti ai produttori, sull’aumento delle importazioni di grano dall’estero e sulla necessità di garantire maggiore trasparenza lungo tutta la filiera.
Chiamiamo a raccolta non solo i produttori e le istituzioni, ma anche i consumatori”, ha dichiarato Gennaro Sicolo, vicepresidente nazionale di Cia Agricoltori Italiani. “Nei nostri porti, continuano ad arrivare tonnellate di grano duro dall’estero, spesso è difficile anche risalire alla reale origine di quei carichi e non sempre si è in grado di valutare la sicurezza alimentare e i parametri qualitativi e di salubrità di quanto arriva”, ha aggiunto Sicolo.
“La questione, dunque, assume un’importanza capitale almeno rispetto a tre fondamentali elementi: il crollo del settore con l’impoverimento e la scomparsa di centinaia di aziende cerealicole; il rischio sempre più concreto di perdere la nostra sovranità alimentare in un comparto strategico del made in Italy; la tutela della salute dei consumatori di pane e pasta, ai quali in etichetta ancora non sono fornite in modo chiaro e inequivocabile tutte le informazioni necessarie a essere pienamente consapevoli dell’origine del grano utilizzato per i prodotti che acquistano”.
«La cerealicoltura rappresenta uno dei pilastri dell’agricoltura lucana e non possiamo consentire che migliaia di aziende continuino a lavorare senza la certezza di un giusto reddito», afferma il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Basilicata, Leonardo Moscaritolo. «La situazione resta critica: i costi di produzione continuano a crescere mentre il mercato spesso non remunera adeguatamente il lavoro degli agricoltori. Per questo saremo a Bari a sostenere una battaglia che riguarda non solo gli imprenditori agricoli ma l’intero sistema agroalimentare italiano».
La protesta arriva in una fase che, dal punto di vista produttivo, lascia intravedere segnali incoraggianti. Le previsioni illustrate ai Durum Days di Foggia indicano infatti una produzione nazionale di grano duro in crescita, attorno ai 3,8 milioni di tonnellate, con un aumento di circa il 5 per cento rispetto alla scorsa campagna.
Anche in Basilicata si guarda con maggiore fiducia al raccolto grazie al miglioramento delle condizioni idriche dopo due annate segnate dalla siccità. Le precipitazioni registrate durante l’inverno e la primavera hanno favorito lo sviluppo delle colture e consentono di prevedere risultati migliori sia sul piano quantitativo sia qualitativo.
«Le prospettive produttive sono positive – sottolinea Moscaritolo – ma da sole non bastano. Se il valore del prodotto non viene riconosciuto sul mercato, il rischio è che molte aziende riducano gli investimenti o abbandonino la coltivazione. Difendere il grano duro significa difendere il presidio del territorio, l’occupazione nelle aree interne e la qualità delle produzioni che caratterizzano la nostra regione».
In Basilicata il comparto cerealicolo interessa circa 159 mila ettari, di cui oltre 115 mila coltivati a grano duro. Sono più di 23 mila le aziende coinvolte, con una produzione che supera i 3,2 milioni di quintali e un valore economico di oltre 81 milioni di euro. Numeri che confermano il ruolo strategico della cerealicoltura nell’economia agricola regionale.
Durante la manifestazione di Bari, la Cia rilancerà le proprie richieste al Governo e alle istituzioni: piena applicazione della normativa contro le pratiche commerciali sleali, prezzi che non scendano sotto i costi di produzione, rafforzamento della contrattazione di filiera, controlli rigorosi sul grano importato e maggiore trasparenza sull’origine delle materie prime utilizzate per pane e pasta.
«I consumatori hanno il diritto di conoscere l’origine del grano presente nei prodotti che acquistano e gli agricoltori devono poter competere ad armi pari con le produzioni provenienti dall’estero», conclude Moscaritolo. «La filiera del grano duro è una risorsa strategica per la Basilicata e per l’Italia. Servono regole più efficaci, controlli adeguati e politiche capaci di garantire sostenibilità economica alle imprese agricole. Solo così potremo assicurare un futuro a uno dei comparti simbolo del Made in Italy agroalimentare».