Tumore del pancreas, nuova speranza dalla ricerca: farmaco sperimentale raddoppia la sopravvivenza

Una nuova prospettiva terapeutica potrebbe cambiare il futuro dei pazienti affetti da tumore del pancreas, una delle neoplasie più aggressive e difficili da trattare. I risultati dello studio internazionale “Resolute”, presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e selezionati per una sessione plenaria, mostrano dati che gli esperti definiscono tra i più significativi registrati negli ultimi decenni per questa patologia.
Al centro della ricerca c’è daraxonrasib, una molecola innovativa somministrata per via orale, che nei pazienti con tumore pancreatico metastatico già sottoposti a precedenti trattamenti ha dimostrato di aumentare in modo rilevante la sopravvivenza, riducendo al tempo stesso gli effetti indesiderati rispetto alle terapie tradizionali.
Lo studio ha coinvolto circa 500 pazienti e ha evidenziato come il trattamento con daraxonrasib abbia portato la sopravvivenza mediana a 13,2 mesi, contro i 6,7 mesi registrati nei pazienti trattati con la chemioterapia standard. Un risultato che, secondo la comunità scientifica, rappresenta un importante passo avanti nella lotta contro una malattia che in Italia provoca ogni anno circa 15mila decessi.
Il ruolo del gene Kras
L’adenocarcinoma duttale pancreatico, la forma più comune di tumore del pancreas, è associato in oltre il 90% dei casi a una mutazione del gene Kras. Questa alterazione genetica favorisce la crescita incontrollata delle cellule tumorali, contribuendo alla progressione della malattia.
Daraxonrasib agisce proprio su questo meccanismo biologico, bloccando l’attività del gene mutato. I dati emersi mostrano inoltre un’efficacia anche nei tumori che non presentano la mutazione di Kras, ampliando potenzialmente la platea dei pazienti che potrebbero beneficiare del trattamento.
Negli Stati Uniti il farmaco è già disponibile attraverso il programma di Expanded Access, che consente l’utilizzo di terapie sperimentali in presenza di risultati particolarmente promettenti, mentre resta in attesa delle autorizzazioni definitive per la commercializzazione.
Nuovi studi in corso
La ricerca su daraxonrasib non si ferma. Sono infatti attivi ulteriori studi clinici per valutarne l’impiego nelle fasi iniziali della malattia, prima della comparsa delle metastasi, e in altre forme tumorali legate alle mutazioni della famiglia dei geni RAS.
Gli scienziati stanno inoltre approfondendo i possibili meccanismi di resistenza che potrebbero emergere nel tempo e valutando combinazioni terapeutiche in grado di aumentarne ulteriormente l’efficacia.
Gli esperti: “Potrebbe diventare un nuovo standard di cura”
“Le opzioni terapeutiche oggi disponibili per i pazienti con tumore pancreatico metastatico già trattato offrono benefici limitati e sono spesso associate a una tossicità importante”, spiega Brian Wolpin, del Gastrointestinal Cancer Center del Dana-Farber Cancer Institute di Boston. “Lo studio Resolute 302 è stato progettato proprio per individuare una terapia di seconda linea più efficace e meglio tollerata rispetto alle attuali alternative”.
Grande entusiasmo anche tra gli specialisti presenti all’ASCO. Secondo gli oncologi, i risultati ottenuti potrebbero modificare profondamente l’approccio terapeutico nei pazienti con mutazione del gene Kras.
“Stiamo osservando livelli di efficacia e sopravvivenza mai raggiunti prima in questo contesto clinico”, afferma Rachna Shroff, responsabile della Divisione di Ematologia e Oncologia dell’University of Arizona Cancer Center. “Per anni il gene Kras è stato considerato un bersaglio estremamente difficile da colpire. Oggi abbiamo la dimostrazione che intervenire su questo meccanismo è possibile e può tradursi in benefici concreti per i pazienti”.
Pur trattandosi ancora di una terapia sperimentale, i risultati ottenuti alimentano nuove speranze in un settore dove i progressi terapeutici sono stati finora particolarmente limitati e aprono la strada a una possibile rivoluzione nel trattamento del tumore del pancreas.