Marilyn Monroe rivive a Los Angeles: la mostra celebra il mito a 100 anni dalla nascita

Un abito rosa shocking, illuminato da un unico fascio di luce, sembra trattenere ancora l’energia e il fascino di chi lo indossò. Non c’è Marilyn Monroe, ovviamente, ma la sua presenza si percepisce in ogni piega del vestito disegnato da William Travilla per il celebre numero musicale di Gli uomini preferiscono le bionde.
È il cuore della mostra “Marilyn Monroe: Hollywood Icon”, aperta dal 31 maggio al 28 febbraio all’Academy Museum di Los Angeles, in occasione del centenario della nascita di Norma Jeane, avvenuta il 1° giugno 1926.
La retrospettiva offre un percorso completo che non celebra solo il mito, ma anche la giovane donna che seppe costruire con intelligenza e determinazione la propria immagine pubblica.
«Marilyn era una donna complessa, amante della lettura, dell’arte e del cinema, un’artista davvero creativa», spiega Sophia Serrano, curatrice del museo. «Spero che questi oggetti raccontino come, sempre in bilico tra vulnerabilità e determinazione, abbia plasmato e controllato la propria immagine».
La mostra riunisce centinaia di pezzi della vita privata e professionale dell’attrice: lettere, contratti, ricevute, ritagli di giornale, libri della sua biblioteca personale e copioni annotati minuziosamente.
Molti di questi oggetti sono visibili al pubblico per la prima volta. Tra i più curiosi ci sono le scarpe del matrimonio con Joe DiMaggio, una lettera di scuse della potente giornalista di gossip Hedda Hopper e prodotti del suo rituale di bellezza, inclusa una maschera per affinare i lineamenti del viso.
Ampio spazio è riservato ai costumi più celebri della filmografia di Marilyn, come quelli di Niagara, Fermata d’autobus e Quando la moglie è in vacanza, compreso l’iconico abito bianco sollevato dal vento della metropolitana.
«Era molto attenta nella scelta dei vestiti. Non le piaceva l’effetto di alcune silhouette sullo schermo e sapeva come controllare e gestire la propria immagine», sottolinea Serrano.
L’esposizione esplora anche il rapporto difficile con la stampa e la lotta per ottenere ruoli più profondi in un’industria dominata dagli uomini, dove spesso veniva relegata a semplice icona di sensualità.
«Anche se la sua storia ha avuto un epilogo tragico, molti la vedono come simbolo di resilienza», conclude la curatrice. «Marilyn seppe affermare il proprio valore contro le difficoltà del passato e i pregiudizi di Hollywood».
Oggi, a più di sessant’anni dalla sua scomparsa, il museo restituisce al pubblico i frammenti di una vita complessa e luminosa, confermando Marilyn Monroe come prima diva globale e icona intramontabile del cinema e della cultura pop.