Cia Basilicata: La guerra in Medio Oriente rischia di provocare una nuova crisi alimentare
Fertilizzanti e gasolio alle stelle, agricoltori lucani in difficoltà

La guerra in Medio Oriente rischia di aprire una nuova emergenza per l’agricoltura europea e italiana, con pesanti ripercussioni anche per le aziende agricole lucane.
A lanciare l’allarme è Cia-Agricoltori Italiani Basilicata, che evidenzia come il conflitto stia già provocando un forte aumento dei costi dei fertilizzanti e del gasolio agricolo, mettendo a rischio redditività delle imprese, produzioni agricole e sicurezza alimentare.
A pesare è soprattutto la situazione legata allo stretto di Hormuz, da cui passa circa un terzo del commercio mondiale di fertilizzanti. La riduzione delle forniture di gas provenienti dall’area del Golfo sta incidendo direttamente sulla produzione di urea e concimi azotati, con aumenti record registrati nelle ultime settimane.
Secondo i dati richiamati da Cia, il prezzo dell’urea è passato in pochi mesi da circa 400 dollari a tonnellata a oltre 700 dollari, con punte che in Europa hanno raggiunto anche gli 800 euro a tonnellata. In Italia, tra aprile 2025 e aprile 2026, il costo dell’urea è aumentato dell’81%.
Le quotazioni dell’urea registrano incrementi medi del 35%, con picchi fino al 50%, mentre altri concimi azotati segnano rincari tra il 20 e il 25%. In aumento anche i fertilizzanti fosfatici (+15%) e quelli potassici (+5-10%).
Le conseguenze iniziano già a farsi sentire nelle campagne lucane.
“Fino a pochi mesi fa pagavo un sacco di urea circa 260 euro, oggi siamo arrivati oltre i 450 euro – racconta Antonio, cerealicoltore del Materano –. Per coltivare mais e grano i fertilizzanti sono indispensabili. Se i prezzi continuano così saremo costretti a ridurre le concimazioni oppure a lavorare in perdita”.
Difficoltà anche sul fronte energetico. “Il gasolio agricolo è passato da circa 70 centesimi a oltre 1,20 euro al litro – spiega Michele, agricoltore del Potentino –. Ogni lavorazione costa molto di più e noi non possiamo trasferire immediatamente questi aumenti sui prezzi finali. Il rischio è che a pagare siano le aziende agricole”.
Preoccupazione anche per la disponibilità dei prodotti sul mercato.
“Non è solo un problema di costi – aggiunge Rosa, imprenditrice agricola del Metapontino –. I fornitori ci avvertono che nelle prossime settimane potrebbero esserci ritardi nelle consegne o difficoltà a reperire fertilizzanti. Questo crea grande incertezza proprio nel momento delle semine e delle lavorazioni più importanti”.
Secondo Cia Basilicata, la crisi attuale affonda le radici già nelle conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina, che aveva ridotto le importazioni di urea e gas dalla Federazione Russa, spingendo l’Europa a rivolgersi ai Paesi del Golfo come fornitori alternativi.
“Il sistema agricolo europeo sta pagando una dipendenza eccessiva dall’estero per materie prime strategiche come fertilizzanti e gas – sottolinea Cia Basilicata –. Oggi gli agricoltori si trovano stretti tra l’aumento dei costi di produzione e la difficoltà di mantenere competitività e reddito”.
Nei giorni scorsi la Confederazione ha partecipato a Strasburgo, insieme al Copa-Cogeca, a una manifestazione davanti al Parlamento europeo per chiedere interventi urgenti a sostegno del comparto agricolo.
Per la Confederazione, il piano europeo sui fertilizzanti presentato dalla Commissione Ue contiene misure ancora insufficienti rispetto alla gravità della situazione.
“Gli agricoltori sono con le spalle al muro e non possono più aspettare – ha dichiarato il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini –. Occorre intervenire subito con un sostegno diretto per compensare l’impennata dei costi, sospendere immediatamente il CBAM sui fertilizzanti, eliminare temporaneamente dazi e misure antidumping e garantire trasparenza sui prezzi per fermare le speculazioni”.
Cia chiede inoltre una vera strategia europea per rafforzare l’autonomia produttiva del continente, accelerare la produzione interna di fertilizzanti, favorire l’utilizzo di soluzioni alternative e ridurre la dipendenza dai mercati esteri.
“La crisi dei fertilizzanti non è una questione tecnica ma strategica – evidenzia Cia Basilicata –. Senza misure rapide e coraggiose si rischia una riduzione della capacità produttiva agricola, un aumento dei prezzi alimentari e nuove difficoltà per famiglie e imprese”.
Per la Confederazione, il rischio più grave riguarda la sicurezza alimentare. L’aumento dei costi dei fertilizzanti e dell’energia potrebbe infatti ridurre le produzioni agricole, con effetti diretti sull’intera filiera agroalimentare e sui prezzi al consumo.
“In Basilicata – conclude Cia – l’agricoltura rappresenta un presidio economico, sociale e territoriale fondamentale. Difendere le imprese agricole significa difendere occupazione, produzioni di qualità e futuro delle aree rurali lucane”.