Nucleare, Gravela attacca Azione: «In Basilicata ambiguità sul Deposito Nazionale, il NIMBYsmo non è una politica energetica»

«Le dichiarazioni di Nicola Massimo Morea, capogruppo di Azione nel Consiglio regionale della Basilicata, contro il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi certificano una contraddizione politica su cui occorre fare chiarezza. A Roma Azione sostiene che senza nucleare le rinnovabili da sole non potranno mai garantire un mix energetico stabile e decarbonizzato, raccoglie 50.000 firme per una legge di iniziativa popolare sull’atomo e sostiene pubblicamente il DDL Nucleare del Governo. A Potenza, invece, il capogruppo di Azione siede nei banchi della maggioranza che sostiene Bardi ed esprime da lì una contrarietà “chiara, netta e non negoziabile” al deposito che quella stessa politica energetica rende indispensabile. Non è una sfumatura: è un corto circuito conclamato». Così, in una nota, Giuseppe Gravela, responsabile nazionale Energia del Partito Liberaldemocratico.
«Il Partito Liberaldemocratico vuole interloquire con Azione per creare un polo liberale forte e autorevole, capace di affrontare finalmente i nodi irrisolti di questo Paese. Ma per farlo occorre chiarezza sui contenuti – prosegue Gravela –. La posizione espressa da Morea, capogruppo di maggioranza in Regione, sembra più compatibile con quelle spesso rivendicate dal M5S e dalla sinistra ideologica, che in Basilicata siedono all’opposizione, che con una forza che governa con il centrodestra.»
Gravela rivendica quindi la coerenza del PLD: «Il ritorno al nucleare civile richiede coraggio, coerenza e quella serietà che tanto spesso viene invocata a livello nazionale da alcuni esponenti centristi. Per questo abbiamo depositato alla Camera emendamenti al DDL Nucleare per accelerarne l’iter e ancorarlo agli standard internazionali: non bastano le dichiarazioni di principio se poi ogni decisione viene rinviata ai posteri. Il Deposito Nazionale non è un’imposizione arbitraria: è un’infrastruttura di sicurezza nazionale, progettata secondo standard internazionali e nel rispetto del quadro normativo europeo, necessaria a qualunque programma nucleare serio. I siti candidati sono determinati da parametri geotecnici e ambientali verificabili, non da sondaggi elettorali. Dirsi favorevoli al nucleare e contrari a ogni ipotesi di localizzazione del deposito è come dirsi favorevoli all’ospedale, ma contrari a chiunque vi eserciti la chirurgia. Comprendiamo le preoccupazioni delle comunità lucane – conclude Gravela – e rispettiamo una storia di mobilitazione civile che risale almeno al 2003. Ma la politica ha il dovere di trasformare quelle preoccupazioni in garanzie, non di alimentarle per raccogliere consenso. L’Italia ha bisogno di indipendenza energetica, non di ambiguità».