POLITICA

Lacrime per il bilancio, sorrisi per le feste: il doppio volto della Regione

C’è qualcosa che stride, e non poco, in quello che è successo nelle ultime ore in Basilicata. Da una parte un bilancio regionale definito da molti “lacrime e sangue”, dall’altra l’entusiasmo pubblico per un finanziamento alle feste patronali. Due facce della stessa politica che, messe una accanto all’altra, raccontano una storia difficile da ignorare.

I consiglieri regionali di maggioranza della città di Potenza – hanno espresso pubblicamente un sentito ringraziamento al presidente della Regione Vito Bardi e all’assessore Francesco Cupparo per aver sostenuto un contributo aggiuntivo di 100 mila euro destinato alle feste dei santi patroni di Potenza e Matera.

Un gesto che, preso da solo, potrebbe anche sembrare comprensibile. Le feste patronali sono identità, tradizione, comunità. Sono momenti in cui le città si riconoscono e si ritrovano. Ma il punto è il contesto.

Poche ore prima, infatti, lo stesso Consiglio regionale aveva approvato un bilancio di previsione 2026-2028 che racconta tutt’altra storia. Tagli all’agricoltura, meno risorse per gli enti locali, riduzioni nei servizi essenziali. Un documento che più che una visione per il futuro sembra un esercizio di sopravvivenza contabile.

Per far quadrare i conti, ancora una volta, si è fatto ricorso alle royalties di petrolio e gas. Non solo quelle già incassate, ma anche una parte di quelle future. Una scelta che molti leggono come una conferma: la Basilicata resta legata a doppio filo alle entrate delle compagnie petrolifere. Una dipendenza che, anno dopo anno, sembra consolidarsi invece di ridursi.

E allora la domanda viene spontanea. È davvero questo il momento per esultare?

Perché mentre si chiedono sacrifici a interi settori – agricoltori, amministrazioni locali, cittadini – si trova spazio per celebrare uno stanziamento destinato alle feste. E non solo: lo si rivendica con orgoglio, quasi come un risultato politico di primo piano.

Non si tratta di mettere in discussione il valore delle tradizioni. Ma di interrogarsi sulle priorità. Su ciò che viene considerato urgente e su ciò che invece può aspettare.

L’impressione, per molti, è quella di una politica che fatica a tenere insieme i pezzi. Che da una parte stringe la cinghia e dall’altra cerca consenso con interventi simbolici. Un equilibrio fragile, che rischia di apparire più come una contraddizione che come una strategia.

E così resta una sensazione amara. Quella di un bilancio senza anima, come lo definiscono i critici, e di una classe dirigente che sembra non percepire fino in fondo la distanza tra le difficoltà quotidiane dei cittadini e certe scelte.

R.P.

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