“I lucani rubano l’acqua pugliese.” la risposta degli agricoltori: dimissioni.
Il 1° aprile ha piovuto sulla Basilicata. I nostri raccolti sono a terra e i nostri bacini sono pieni. Teniamo a mente entrambe le cose perché sono la stessa storia. La storia di una regione ricca di tutto tranne di chi sa difenderla.
L’anno scorso questa stessa classe dirigente ci parlava di siccità. Emergenza idrica. Bacini a secco. Sacrifici necessari. Abbiamo ascoltato, aspettato, creduto. Oggi quei bacini sono pieni. Quindi la domanda è una sola: era davvero siccità o era cattiva gestione dell’acqua che avevamo? Perché se oggi l’acqua c’è — e c’è — il problema ieri non era la pioggia che mancava. Era chi gestiva quella che c’era. Questa non è una provocazione. È aritmetica.
E quella stessa acqua che questa Giunta non sapeva gestire, altri sanno benissimo cosa farsene. La Puglia era già seduta al tavolo prima che smettesse di piovere. Senza mandato. Senza trasparenza. Mentre questa Giunta cercava ancora il momento opportuno per aprire bocca. E nel frattempo un esponente del Consiglio Regionale pugliese ha trovato il coraggio — quello che evidentemente manca ai nostri — di chiamarci ladri. Ladri di cosa esattamente? Dell’acqua che scorre da secoli sulle nostre montagne, che riempie i nostri bacini, che ha dissetato generazioni di lucani prima ancora che esistesse una regione Puglia? Se rivendicare ciò che è tuo da secoli è furto, allora sì — siamo ladri. Ma c’è un furto che conosciamo bene e ha un altro indirizzo. È il furto silenzioso di chi dovrebbe difenderti e invece tace. Di chi incassa lo stipendio, occupa la poltrona e lascia che la dignità di un popolo intero venga calpestata senza rispondere. Quello è il furto che non ammetterà mai nessuno. E quello è esattamente il motivo per cui questa Giunta deve dimettersi.
Le parole però le ricordiamo tutte. Prima i lucani. Tuteleremo le nostre acque. Tuteleremo gli agricoltori. Nei gazebo, sui manifesti, nelle piazze. Oggi quelle parole pesano come i campi vuoti di questo primo maggio, come i bacini pieni che qualcun altro vuole gestire al posto nostro, come una siccità raccontata per mesi che si rivela quello che era: non una calamità naturale ma una gestione inadeguata di una risorsa straordinaria. Sfidiamo chiunque le abbia pronunciate a rispondere a una domanda sola: erano una promessa o erano uno slogan elettorale? A trenta giorni dal 1° aprile — con i risarcimenti a zero, con la Puglia al tavolo e i lucani chiamati ladri senza che nessuno abbia risposto — la distinzione non è più retorica. È politica. Ed è tutto.
Dal 10 aprile al 28 aprile Cicala ha offerto uno spettacolo che la Basilicata non meritava: voto contro la sua maggioranza, pace silenziosa con Roma, lacrime in aula. Mancava solo il televoto. E poi ci sono gli altri — quelli che in privato ci hanno dato ragione, che hanno sussurrato solidarietà lontano dai microfoni per poi scomparire al momento del voto. Non è vigliaccheria. È qualcosa di più grave: è la scelta consapevole di stare dalla parte giusta solo quando non costa nulla. Gli agricoltori lucani si alzano prima dell’alba. Non hanno tempo per questo.
Quindi oggi un appello diretto a tutti i consiglieri regionali. Voi avete il potere. Non fra un mese. Adesso. Potete occupare quell’aula consiliare finché non arrivano risposte concrete su tre cose: una posizione ufficiale scritta e firmata sulla gestione delle acque lucane, i risarcimenti per chi ha perso tutto il 1° aprile e una risposta pubblica e formale a chi ha osato chiamarci ladri. Potete fare qualcosa che questa regione ricordi. Se invece sceglierete i tavoli, i rinvii, le mediazioni infinite — almeno una cosa la potrete dire ai vostri figli. Che avete scritto un bel comunicato. Che eravate dalla parte giusta. In questa Basilicata sembra già tanto.
Questa Giunta va azzerata. Chi ha raccontato la siccità mentre gestiva male l’acqua che aveva, chi ha chiesto il voto in nome dei lucani e poi ha taciuto mentre ci chiamavano ladri, non ha più argomenti istituzionali per stare dove sta. Forse qualcuno si potrà salvare. Ma dovrà guadagnarselo adesso, con i fatti, non con il prossimo gazebo. Cicala si dimetta oggi. Le parole hanno un peso o non ce l’hanno. Non esiste una terza opzione.
La Basilicata ha l’acqua, ha la terra, ha una storia che vale infinitamente più di chiunque oggi la governi. Le manca una cosa sola. Qualcuno che abbia il coraggio di rispondere a chi ci insulta, di risarcire chi ha perso tutto, di difendere ciò che è nostro. Senza aspettare il prossimo gazebo.
Dimissioni. Azzeramento. Adesso.
Buon primo maggio. A chi sa ancora cosa significa lavorare davvero.
Il Coordinamento Agricoltori Basilicata