CRONACA

Chernobyl, 40 anni dall’incidente nucleare: errori umani e difetti di progettazione alla base della tragedia

Il 26 aprile 1986, una catena di errori umani combinata con difetti di progettazione ha provocato a Chernobyl il più grave incidente nucleare mai registrato.

Il reattore numero 4 della centrale, situata in Ucraina, esplose durante un test di sicurezza, causando la morte immediata di 50 persone e, secondo stime dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), circa 4.000 casi di tumore legati alle radiazioni.

Il test era volto a verificare la capacità delle turbine di continuare a produrre energia in caso di blackout. Per eseguirlo, furono disattivati sistemi automatici di sicurezza fondamentali, e la riduzione della potenza del reattore – di tipo Rmbk – rese la reazione instabile.

Quando un tecnico azionò il pulsante di emergenza AZ-5, le barre di controllo in grafite aumentarono invece di ridurre la potenza, causando il surriscaldamento e la fusione del nocciolo, seguiti da due esplosioni che dispersero materiale radioattivo nell’ambiente.

Oggi la zona rossa intorno alla centrale è dismessa e popolata dalla vegetazione e da specie animali, alcune a rischio di estinzione, altre adattatesi a un ambiente radioattivo.

La bonifica definitiva dell’area è prevista solo per il 2065. L’Aiea ha stimato che furono rilasciati oltre cento materiali radioattivi, tra cui iodio-131, cesio-137 e stronzio-90, persistenti nell’ambiente per decenni.

In 40 anni di storia nucleare, nel mondo si sono verificati 139 incidenti in centrali, con 69 vittime dirette e oltre 5.000 casi di tumore legati agli incidenti. Dopo Chernobyl, la comunità internazionale ha introdotto standard di sicurezza più rigorosi, maggiore trasparenza e cooperazione globale nel settore nucleare.

L’incidente rimane un monito sui rischi connessi a errori umani e vulnerabilità progettuali negli impianti atomici.

 

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