CULTURA E EVENTI

A Matera un progetto sull’arte di Pistoletto

Questa prima iniziativa del calendario 2026 della Fondazione SoutHeritage segna il ritorno a Matera del grande artista già ospite della fondazione nel 2005, anno in cui fu presentato per la prima volta in Basilicata con la mostra “Love Difference / Matera”.

Sabato 18 aprile dalle ore 18:30 Fondazione SoutHeritage con un rinnovato impegno verso l’arte contemporanea e nel quadro di “Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo”, apre la sua programmazione 2026 presentando il progetto espositivo: “MICHELANGELO PISTOLETTO – arte come documento di dialogo”, una mostra che non è solo esposizione, ma dispositivo di relazione e riflessione tra arte, società e pratica civica.

Nel 2026, Matera in Italia e Tètouan in Marocco, sono designate Capitali Mediterranee della Cultura e del Dialogo, riconosciute come città-simbolo di scambio, cooperazione e confronto interculturale nel bacino del Mediterraneo.

In questo quadro, Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea quale istituzione animata dalla volontà di contribuire allo sviluppo culturale per produrre sapere espanso e consolidare le espressioni artistiche nella società rendendole visibili, rilevanti e significative, promuove il progetto espositivo: “MICHELANGELO PISTOLETTO: arte come documento di dialogo”, promosso in collaborazione con Fondazione Pistoletto – Cittadellarte e in sinergia con: IMBA – Institut National des Beaux-Arts / Tètouan e gli Istituti Italiani di Cultura di Tirana, Tripoli e Algeri.

Questa prima iniziativa del calendario 2026 della Fondazione SoutHeritage segna il ritorno a Matera dell’artista *Michelangelo Pistoletto (già ospite della fondazione nel 2005, anno in cui fu presentato per la prima volta in Basilicata con la mostra “Love Difference / Matera”), con l’intento di porre l’arte contemporanea al centro di una riflessione critica sul Mediterraneo, inteso non soltanto come spazio geografico, ma anche come ambito simbolico, storico e culturale, attraversato da relazioni, conflitti, scambi e forme di coabitazione.

Attraverso il pensiero e il linguaggio dell’artista, una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale, impegnato nella costruzione di una visione dell’arte intesa come pratica sociale, politica e civile, il progetto vuole celebrare Matera e il Mediterraneo come luoghi di dialogo, inclusione e integrazione, riaffermando il ruolo dell’arte come strumento attivo di responsabilità civile e culturale.

Cuore simbolico del progetto è uno degli atti più significativi dell’artista: la “Dichiarazione di Fondazione del Parlamento Culturale Mediterraneo”, presentata per la prima volta nel 2008 a Strasburgo e oggi riletta alla luce delle urgenze del presente.

Il documento, che rappresenta il ruolo propulsivo dell’arte come strumento del fare e l’atto creativo come pratica per riflettere sullo stato delle cose, non si configura come una semplice testimonianza documentale, ma come un dispositivo generativo, capace di attivare relazioni e interrogare il tempo contemporaneo.

Ponendo l’arte al centro di una responsabile trasformazione della società attraverso la cooperazione creativa atta a sollecitare una partecipazione consapevole da parte d’individui, comunità e istituzioni, l’opera-documento rende anche visibile il passaggio dell’arte da gesto individuale a dispositivo collettivo di trasformazione.

In questo contesto, in cui la pratica creativa si configura come dispositivo civico, il progetto si articola in una dimensione transnazionale e multilocale, sviluppandosi simultaneamente in più sedi: a Matera, presso la Fondazione SoutHeritage; a Tétouan, presso l’IMBA – Institut National des Beaux-Arts; e all’interno di una rete diffusa di Istituti Italiani di Cultura nell’area mediterranea, tra cui Tirana, Tripoli e Algeri.

Tale costellazione di luoghi attiva un campo di ricerca condiviso volto ad approfondire i substrati culturali del Mediterraneo, intesi come spazi al contempo comuni e differenziati, attraversati da dinamiche storiche, sociali e simboliche in continua trasformazione.

In ciascun contesto, il documento — configurato in forma di poster rilegati in risme collate per facilitarne la circolazione e la fruizione diretta — non si presenta come oggetto di contemplazione, bensì come dispositivo concettuale e relazionale: un progetto collettivo in continua evoluzione, che si propone come possibile modello di convivenza, dialogo e confronto. In tal senso, esso invita a riflettere criticamente sulle nozioni di appartenenza, sui confini e sulle responsabilità culturali.

Attraverso questa dimensione espositiva diffusa che annulla simbolicamente le gerarchie tra centro e periferia, tra nord e sud, tra una sponda e l’altra del Mediterraneo, ogni luogo coinvolto diventa nodo attivo di una rete culturale condivisa, restituendo al Mediterraneo la sua vocazione originaria di spazio che unisce più che dividere.

L’opera di Pistoletto si moltiplica dunque senza frammentarsi, mantenendo intatta la propria forza concettuale pur dialogando con contesti storici, politici e sociali differenti.

Alla Fondazione SoutHeritage di Matera, il progetto trova un punto di radicamento simbolico e critico, a Tètouan e nella rete degli Istituti Italiani di Cultura, la Dichiarazione assume invece una dimensione internazionale, riaffermando il valore dell’arte come forma di diplomazia sensibile, capace di costruire relazioni laddove il linguaggio politico tradizionale mostra i suoi limiti.

Il progetto non chiede quindi consenso ma partecipazione. Non offre risposte definitive, ma attiva domande urgenti sul futuro della convivenza, sul ruolo della cultura come bene comune e sulla possibilità di immaginare un nuovo umanesimo mediterraneo, una “coscienza mediterranea” in mancanza di un’unità politica, economica e religiosa.

In questo senso, la Dichiarazione di Michelangelo Pistoletto si propone come una soglia: attraversarla significa assumersi la responsabilità di pensare insieme un “Parlamento” senza confini, fondato sulla cultura come atto condiviso e trasformativo.

Come tutti gli episodi espositivi promossi dalla Fondazione SoutHeritage orientati a ridefinire il concetto stesso di mostra, anche questa esposizione è connotata da un dialogo serrato con le specificità spaziali dell’architettura che lo accoglie: una cappella gentilizia del XVI secolo nel cuore dei Rioni Sassi patrimonio UNESCO che presenta una porzione architettonica originariamente vocata a vestibolo.

Ed è proprio in questo spazio-soglia per eccellenza, sospeso tra interno ed esterno, tra attraversamento e permanenza, che il progetto espositivo si offre come una messa in scena liberamente fruibile dal contesto urbano, capace di riportare l’arte e gli artisti nello spazio pubblico, nel punto di contatto tra città e istituzione culturale.

Attraverso questa modalità espositiva, non solo l’opera ma anche le caratteristiche funzionali e architettoniche della sede della Fondazione diventano soggetto e materiale del progetto.

Lo spazio vestibolare della cappella, luogo di articolazione e metafora fisica e simbolica, si trasforma in dispositivo espositivo e concettuale, rendendo il progetto espositivo visibile e accessibile dal contesto urbano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per l’intero arco dell’anno di Matera Capitale Europea del Mediterraneo.

A completamento del progetto espositivo, la Fondazione SoutHeritage promuove inoltre un articolato public program d’incontri, momenti di confronto e pratiche partecipative, concepito come parte integrante del progetto.

Un programma che rafforza il dialogo tra l’opera, la comunità locale e il pubblico, favorendo un’esperienza immersiva, processuale e condivisa, in piena sintonia con lo spirito di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026.

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