CULTURA E EVENTI

Hokusai incanta Roma: il Giappone senza tempo in mostra a Palazzo Bonaparte

Paesaggi fiabeschi e sospesi nel tempo, cascate dalle mille sfumature di blu, il Monte Fuji osservato da prospettive sempre diverse.

E poi la quotidianità: uomini intenti a conversare, a lavare un cavallo, donne in abiti tradizionali impegnate in gesti semplici come tagliare verdure o prepararsi. È questo il mondo poetico e universale di Katsushika Hokusai, protagonista della più ampia mostra mai dedicata in Italia al maestro.

Dal 27 marzo, Palazzo Bonaparte ospita Hokusai. Il Grande Maestro dell’arte giapponese, un’esposizione che racconta l’opera di un artista nato nel 1760 e capace, ancora oggi, di parlare profondamente anche all’immaginario occidentale.

Oltre 200 opere ripercorrono la carriera di Hokusai, figura centrale dello stile ukiyo-e, la celebre tecnica xilografica sviluppatasi tra XVII e XIX secolo durante il periodo Edo. Tra i capolavori esposti spiccano le celebri Trentasei vedute del Monte Fuji, tra cui l’iconica La Grande Onda di Kanagawa, a cui la mostra dedica un’intera sala. L’impatto di queste immagini è tale che alcune, come la Grande Onda e il Fuji rosso all’alba, sono state scelte per decorare i passaporti giapponesi.

L’influenza di Hokusai attraversa epoche e culture: le sue opere hanno ispirato artisti come Claude Monet e Vincent van Gogh, contribuendo alla nascita dell’Impressionismo, e musicisti come Claude Debussy, creando un dialogo tra arti visive e musica che continua ancora oggi.

La mostra si inserisce nelle celebrazioni per il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, con il sostegno di istituzioni culturali internazionali. Accanto alle opere, il percorso espositivo presenta anche oggetti rari: libri antichi, laccature, costumi tradizionali, smalti cloisonné, armature e accessori da viaggio che raccontano la ricchezza della cultura giapponese.

Il cuore dell’esposizione resta però la produzione di Hokusai, proveniente in gran parte dal Museo Nazionale di Cracovia, grazie alla collezione donata dal grande appassionato Felix Jasienski.

Il percorso accompagna il visitatore anche nella tecnica dell’artista: dalla scelta della carta ai colori, fino alla precisione quasi maniacale con cui Hokusai supervisionava ogni fase della stampa. Nel corso della sua lunga carriera, il maestro adottò diversi nomi d’arte – tra cui Taito, Hitsu e Manji – segnando altrettante evoluzioni stilistiche.

Dalle serie dedicate alla vita quotidiana, come le Cinquantatré stazioni del Tōkaidō, alle spettacolari rappresentazioni delle cascate – che gli valsero il titolo di “Maestro dell’acqua” – fino ai rivoluzionari Hokusai Manga, l’esposizione restituisce tutta la modernità di un artista capace di reinventarsi continuamente.

“Non dimentichiamo che ‘manga’ è un termine coniato da Hokusai”, spiega la curatrice Beata Romanowicz, “e significa ‘disegni che scorrono liberamente dal pennello’”.

Un viaggio tra arte, memoria e immaginazione che dimostra come, a oltre due secoli di distanza, Hokusai continui a parlare un linguaggio universale, sospeso tra tradizione e contemporaneità.

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